martedì, 24 Novembre, 2020
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Sbarchi in Sicilia nonostante la pandemia

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L’esplosione della pandemia ha fatto passare in secondo piano alcuni temi che, nei mesi scorsi, hanno arroventato non poco il dibattito politico. A cominciare dalla gestione dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo da cui sono derivate tante implicazioni anche di carattere giudiziario.

Sennonché una interrogazione della deputata Maria Carolina Varchi (Fratelli d’Italia) al Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, al Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli e al Ministro della salute, Roberto Speranza, riporta il tema al centro dell’attenzione.

La parlamentare denuncia che “nonostante le misure stringenti per il contenimento del contagio da coronavirus, che costringe ormai da un mese gli italiani a rimanere in casa per la sicurezza di tutti, e in spregio al decreto che ha dichiarato l’Italia un porto non più sicuro per tutta la durata dell’emergenza da Covid-19, in Sicilia continuano ad arrivare, indisturbati, decine di migranti”.

Varchi, che nella vita è una stimata avvocato penalista, sottolinea che “il ritorno degli sbarchi sull’isola sta creando una situazione ingestibile”. “Nel silenzio generale – aggiunge l’esponente del partito di Giorgia Meloni – sono sbarbati circa 80 migranti” e l’Alan Kurdi, la nave della ong Sea Eye battente bandiera tedesca, sarebbe pronta ad accompagnarne altri 150.

Lo scorso 6 aprile sono sbarcati a Lampedusa altri 36 migranti, in prevalenza di nazionalità subsahariana, trasferiti in quarantena nell’hotspot dell’isola, dove il numero dei migranti sta diventando troppo alto e non consente di mettere i nuovi arrivati in condizioni di isolamento.

Di qui l’interrogazione ai vertici del Governo che per chiedere se siano a conoscenza dei fatti e “quali urgenti iniziative di competenza intendano adottare per negare l’assegnazione di un place of safety di sbarco nel porto di Lampedusa e in tutti i porti italiani”.

Ma non finisce qui, perché nell’atto di sindacato ispettivo in questione si chiede “per quale motivo continuino gli sbarchi sull’isola di Lampedusa se l’Italia è stata dichiarata porto non sicuro per tutta la durata dell’emergenza, se e dove stiano trascorrendo la quarantena gli ottanta migranti già sbarcati e, dulcis in fundo, quanti siano i migranti sbarcati in Italia dall’inizio dell’emergenza epidemica da coronavirus.

La risposta da parte dei rappresentanti dell’esecutivo servirà a fare chiarezza; quella chiarezza, non disgiunta da una buona dose di coraggio, che è mancata in chi è stato chiamato a gestire i flussi migratori nel nostro Paese. La paura di contraccolpi elettorali ha, purtroppo, impedito l’adozione di decisioni di buon senso che avrebbero permesso all’Italia di evitare tensioni internazionali e, soprattutto, di garantire il rispetto dei diritti umani dei disperati in fuga dalla Libia.

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