lunedì, 12 Aprile, 2021
Attualità

Una Pasqua in solitudine e povertà

Lo Stato dia sostegni ai capi famiglia senza reddito. Servono scelte eccezionali.
Nelle case di milioni di italiani si sopravvive tra spazi ristretti e pochi soldi. Molte le tensioni che da esistenziali diverranno sociali.

Nelle televisioni la proposta alle famiglie è per lo più di intrattenimento, con i mille inviti a rimanere a casa. Nei dibattiti con esperti è tutto un rincorrere le questioni scientifiche che poi, in fondo lo abbiamo sentito non è altro che tapparsi in casa e se si esce per cose serie, allora bisogna stare muti e lontani. Soprattutto essere attenti al virus invisibile e, se si soggiorna in una casa di riposo, gli anziani possono solo pregare e sperare che il virus non si soffermi su di loro. Questo lo scenario mediatico, oltre ai bollettini di morti, guariti e contagiati della Protezione civile e Istituto superiore di sanità, che ogni giorno vediamo con ansia.

Ma dietro questa realtà visibile, ci sono i nuovi dimenticati, e non sono certo pochi: più o meno 15 milioni di persone che non solo devono stare in piccoli alloggi privi di confort e ampi spazi, ma non hanno né i soldi per fare la spesa né la fortuna di essere protagonisti in qualcosa.

I media sembrano parlare solo a quella fascia di popolazione che in fondo starsene a casa può rivelarsi anche, non diciamo un piacere assoluto, ma abbastanza confortati e sereni. Per una buona parte di italiani, ossia dai dipendenti pubblici, dagli alti funzionari ai mitici uscieri, cosi come insegnati, dipendenti di enti pubblici, dai magistrati ai politici, ecco per questa considerevole fascia di popolazione diciamo servitori dello Stato, lo stipendio viene accreditato in banca, cosicché si può pagare la spesa o altri ordini di beni tranquillamente con carte di credito standomene nel salotto di casa. Ma noi vorremmo, per essere anche controcorrente dal momento che non siamo per il “Pensiero unico”, occuparci di questi milioni di cittadini, che sono oggi al limite della sopportazione sociale, economica e psicologia.

Lo scenario sul quale noi ragioniamo e, sul quale insistiamo nel dare un suggerimento al Governo, Inps e quanti sono delegati a sostenere famiglie e imprese, è quello di tener conto che parliamo di persone che non riceveranno accreditato in banca nessun stipendio statale, e allora ribadiamo: si diano soldi a quei nuclei famigliari dove c’è chi non lavora.

Se in una casa c’è il capofamiglia che non lavora a lui vanno dati subito gli incentivi di Stato, altrimenti cosa potrà fare quella persona? Cosa dovrà attendere? La burocrazia non è loro amica. La situazione, per chi come noi ha una vocazione e una visione sociale della Politica e delle Istituzioni, rischia di precipitare. C’è quello psicologico del capo famiglia che non ha nulla da dare alla consorte e ai figli, oppure gli stessi figli non riescono a rendersi utili sul piano economico, così c’è quella perdita di autorevolezza e quindi di ruolo affettivo, protettivo di guida. E, ancora, ci sono i professionisti che già da anni faticano a lavorare farsi pagare con le loro partite Iva su cui lo Stato interviene solo per prelievi fiscali. Ci sono le donne in buona parte isolate e senza lavoro.

In questo girone di difficoltà esistenziali ed economiche, ci sono i giovani. Magari con laurea e senza inserimento professionale, o quelli che hanno un lavoro precario ed oggi completamente tagliati fuori. Infine gli emarginati e il lavoro nero, parliamo anche in questo caso di milioni di persone. Possiamo credere che l’Italia regga di fronte a questi numeri e a questa realtà fatta di solitudini, di rabbia e di povertà, reggerà forse nei dibattiti televisivi dove si rispecchia quella Italia del buonismo, del sacrificio, così tra un collegamento e l’altro sembra in fondo che tutto proceda che l’emergenza è pesante ma i cittadini sanno e sapranno sopportare. Il Governo prenda atto che c’è una fascia sociale anonima ma presente. Che c’è bisogno di soluzioni eccezionali, che è impossibile attendere di fronte alle necessità stringenti.

Oggi è Pasqua facciamo che la Resurrezione non sia una parola vuota, riempiamola di buona volontà, di idee nuove, concrete e altruiste.

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