mercoledì, 8 Aprile, 2020
Economia

Chi comprerà il nostro debito? Cartolarizzare o creare la Rendita irredimibile

L’Europa ci ha autorizzato a sforare il patto di stabilità e crescita, e questo significa che potremo fare più debito pubblico; ma chi comprerà il nostro debito se la nostra economia era già molto in crisi prima del Coronavirus?

Una delle due soluzioni che potremmo prospettare è che sia lo Stato stesso a riacquistarsi il debito organizzando una cartolarizzazione trentennale. Non scendiamo ora nel dettaglio, lo mettiamo semplicemente in “discussione”, anche se i nostri esperti ci stanno già lavorando.

Come stanno anche lavorando all’altra soluzione, che potrebbe essere quella di creare un titolo di “Rendita irredimibile” di antica memoria.

Il primo che fece un’operazione del genere fu Giovanni Giolitti nel 1906. Giolitti istituì il consolidamento e l’irredimibilità del debito proponendo una rendita al 3,5% e una al 5%. Ma era la “belle époque” …

L’altro politico che istituì l’irredimibilità del debito fu Benito Mussolini che nel 1926 creò il cosiddetto “prestito del Littorio” basato sulla conversione in rendita del debito accumulato: ebbe un grande successo. Ma era il “socialismo nazionale”

Questi titoli potevano essere scambiati in borsa perché fu creato un apposito listino.

Ma, ora c’è la nuova “Europa finanziaria” …, e avendo lo Stato Italiano perso la sua sovranità monetaria non potrebbe fare queste azioni in titoli.

È questo che dovremmo chiedere all’Europa, che in momenti eccezionali come questi, si possa realizzare autonomia di debito nazionale mediante una delle appena scritte operazioni straordinarie.

L’Europa sta pensando all’invito fatto da Francia, Italia, Spagna, Lussemburgo e Belgio a Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, circa la possibilità di creare i Coronabond: uno strumento di “debito comune”.  Con i Coronabond sarà l’Europa nel suo complesso ad indebitarsi secondo un principio solidale e sussidiario internazionale. Non dimentichiamo però che non fu accettato durante la famosa crisi greca.

È la terza proposta, che passerebbe però attraverso una rivisitazione del “federalismo” che nessuna ha più il coraggio e la forza di scrivere perché ha fatto e fa ancora molta paura.

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