sabato, 20 Aprile, 2024
Ambiente

“I reati ambientali devono essere equiparati al Codice Rosso”

Chiusa a Napoli la 15esima edizione del Forum internazionale PolieCo sull’economia dei rifiuti ‘Malati d’ambiente’

Nella cornice del Renaissance Hotel Mediterraneo si è chiusa ieri a Napoli la 15esima edizione del Forum internazionale PolieCo sull’economia dei rifiuti ‘Malati d’ambiente’. Una due giorni in cui si è fatto il punto sullo stato di salute dell’ambiente non solo italiano, ma anche internazionale, e su come bisogna puntare, per il bene di tutti, sul riciclaggio dei rifiuti. Rifiuti che, è stato ricordato nel corso delle varie tavole rotonde, sono delle preziose risorse.

Sempre a patto di saperle sfruttare con un solo obiettivo: pensare al futuro del pianeta e non agli interessi puramente personale che fanno ingrassare il portafoglio alla malavita e ammalare il pianeta. E proprio ieri mattina il primo panel è stato al centro del tema ‘Ecoreati nazionali e transnazionali’, moderato dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani Renato Nitti: “Nel mondo ci sono state 13 milioni di decessi dovuti a esposizioni in ambienti malsani”, la sua premessa ricordando che nel 2015 è stato siglato un accordo tra 198 Paesi che si sono impegnati per il bene comune entro la famosa data del 2030. Ma siamo pronti a questo cambio di passo, si domanda Nitti? “L’unica importante esortazione è quella di Papa Francesco nella sua enciclica. Ancora oggi Taranto, con l’Ilva, viene considerata una zona di sacrificio dei diritti dell’uomo, è una città negazione della sostenibilità”. Prima soluzione importante da adottare dal punto di vista del riciclo, “l’utilizzo della plastica appunto riciclata a sfavore di quella vergine”.

Risorse adeguate e autonomia d’indagine

Tra gli interventi più attesi, quello del Sostituto Procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia Antonello Ardituro che ha trattato principalmente il tema dei traffici illeciti di rifiuti: “Ragionare su questo argomento” – le sue parole – “vuol dire ragionare di interventi normativi, di risorse adeguate e di autonomia di indagine. Pensare di modificare l’assetto costituzionale per arginare l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero vuol dire minare il lavoro stesso delle indagini. Fino a questo momento il pm poteva avviare un’indagine. E qui nasce anche il problema delle risorse che sono notoriamente in sottorganico”.

Per Ardituro è indubbio che per certi versi si è in possesso di armi spuntate e la situazione diventa più seria se si pensa alla limitazione dell’uso delle intercettazioni e all’approccio investigativo decisamente troppo tradizionale rispetto invece alla velocità della criminalità organizzata: “Sarebbe sicuramente più utile, prevedere l’impiego dell’intelligenza artificiale per gestire la mole di dati d’indagine, specie per il traffico transnazionale. Le mafie viaggiano ad un ritmo differente e allora è necessario recuperare il ritardo”.

Problema sottovalutato

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari Roberto Rossi: “Sembra brutale dirlo, ma se alle Procure viene chiesto di dare priorità al Codice Rosso e non in egual misura ai reati ambientali, vuol dire sottovalutare di gran lunga ancora una volta la questione che riguarda in effetti il diritto alla salute. E se alle indagini per ecoreati non riusciamo a dare adeguate risorse di polizia giudiziaria, siamo destinati a ripetere una storia infinita”. “Ci sono – ha spiegato Rossi – meccanismi che si ripetono, pensiamo alla storia dei traffici illeciti: negli anni precedenti attraverso la manipolazione dei codici si sono nascosti rifiuti e materiali per poi mandarli in Cina, fino a che i cinesi non hanno deciso di bloccarne l’importazione. Una decisione che avrebbe potuto imporci di trovare una soluzione ed invece abbiamo semplicemente atteso che venissero trovate altre rotte che ora sono la Grecia, la Macedonia e la Turchia”.

Il caso Turchia

Proprio la Turchia, dopo lo stop della Cina nel 2018, è divenuto il principale importatore di rifiuti in plastica europei. Discariche illegali a cielo aperto, nelle campagne, tra le case, bambini che lavorano nella raccolta dei rifiuti, incendi dolosi che creano nubi di diossina, terra acqua e aria sempre più inquinate. Uno scenario descritto nel servizio di ‘Presa Diretta’ intitolato ‘Plastic Connection’. Presenti Paola Vecchia, giornalista Rai, tra gli autori del servizio andato in onda su Rai3, e Sedat Gündoğdu, biologo marino, docente delle Facoltà della Pesca dell’Università di Cukurova, nella piana dove è situata Adana, città da cui, attraverso la tv italiana, ha denunciato lo scempio ambientale in atto. “I rifiuti pericolosi – ha spiegato il docente turco – vengono esportati dal Nord al Sud del mondo a partire dagli anni ‘70.

Colonialismo dei rifiuti

A causa dell’aumento della produzione di rifiuti in Europa, Regno Unito e Nord America, lo smaltimento di questi rifiuti nel paese di produzione, insieme alle infrastrutture sottosviluppate, è diventato meno attraente. Di conseguenza, l’esportazione dei rifiuti è diventata un’opzione più attraente ed è nota come ‘colonialismo dei rifiuti’”. La Turchia è una delle principali fonti di inquinamento da plastica nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Un rapporto recentemente pubblicato da “Human Rights Watch” rivela che i rifiuti di plastica esportati in Turchia, anche dall’Italia, vengono smaltiti in un modo che rappresenta una minaccia sia per l’ambiente che per la salute umana.

Le due vie: riciclo o intransigenza

Alla sessione, moderata da Nitti, hanno partecipato, tra gli altri, Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento Greenpeace Italia: “Ci sono due strade da seguire: la prima porta all’ecodesign, ossia progettare prodotti che siano riciclabili a fine vita, la seconda all’intransigenza, bisogna vietare di consentire l’esportazione di materiali da riciclo laddove non ci sono le condizioni, penso al Vietnam, alla Malesia, all’Arabia Saudita, allo Yemen, ma anche negli stessi Paesi del vecchio continente che non sono in grado di garantire un giusto e corretto riciclo”. Tra i relatori, anche il Colonnello Paolo Consiglio, Comandante del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli della Guardia di Finanza; Paola Pollini, Presidente della Commissione Speciale Antimafia e componente della Commissione Ambiente del Consiglio Regionale della Lombardia; Carmela Rescigno, Presidente della Commissione Anticamorra e Beni Confiscati del Consiglio Regionale della Campania.

Imprese tra criticità e opportunità

La seconda tavola rotonda, moderata dal Direttore Generale di PolieCo Claudia Salvestrini, ha avuto come titolo ‘ Imprese tra criticità e opportunità. Vi hanno preso parte, tra gli altri, la Managing Director Multicom Srl Emanuela Stagno; l’Architetto Tiziana D’Aniello, Presidente della Commissione ‘Sostenibilità consumo di suolo ed energia’ dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Napoli e Provincia; l’Architetto Nunzia Coppola, Presidente della Commissione ‘Ambiente, Transizione Ecologica, Criteri ambientali Minimi dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Napoli e Provincia; Silvano Falocco, Economista ambientale e Coordinatore rete Gppnet e Forum Compraverde Buygreen; Leonardo Salvemini, Consulente giuridico Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Alessandro Manzardo, Assistant Professor presso il Dipartimento di Ingegneria ambientale dell’Università degli Studi di Padova nonché fondatore di Spinlife; Francesco Romano, Visiting Scientist e Ceo dello spin-off di Sinbiosys – Università di Bologna; Claudia Campanale, Ricercatrice Istituto di ricerca sulle Acque Consiglio Nazionale delle Ricerche; Antonio Tanzia, Presidente di Adusbef; Giovanni Boz, Consulente tecnico ambientale; Davor Crespi, Amministratore unico Theorema Srl.

Gli obiettivi da realizzare

A chiudere la due giorni, le conclusioni di Enrico Bobbio, Presidente di Polieco, il Consorzio Nazionale per il Riciclaggio di rifiuti di beni in Polietilene che ancora una volta ha organizzato un Forum che ha centrato in pieno i problemi e gli obiettivi da portare a termine. Mettendo assieme istituzioni, magistratura e il mondo imprenditoriale: tutti alla ricerca di un mondo migliore sulla quale vivere e non più… sopravvivere.

I patrocini

‘Malati d’Ambiente’ ha goduto del patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Campania e l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Napoli e Provincia.

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