lunedì, 25 Maggio, 2020
Economia

Riduzione del debito pubblico possibile solo con la fiscalità europea

I ministri europei dell’economia si sono dichiarati in una riunione Ue, determinati ad ottenere un risultato irrinviabile: un forte cambiamento fiscale che impegni ogni paese nel mondo a varare di concerto la tassazione per le holding internazionali delle vendite on line, ed interrompere il vagare delle imprese tra i paesi meno costosi fiscalmente per i loro investimenti. Per questo hanno concordato il contenuto di una lettera da mandare alle autorità internazionali.

È risaputo che soprattutto le aziende digitali che si occupano di social e quelle della vendita di beni on line, oramai sono tra le più ricche della Terra, ma proprio loro non pagano le tasse. Invece le aziende che spostano le loro produzioni in paesi a fisco meno pesante, lo fanno per ridurre i costi per avere i propri prodotti nel mercato globale più competitivi, anche se questi traslochi procurano di riflesso disoccupati nei paesi abbandonati. Dunque questi propositi sono di grande rilevanza e ci auguriamo che l’azione di questi ministri produca risultati.

Ma vorremmo che gli stessi ministri economici, chiedendo aiuto alle autorità internazionali, si premuniscano dalla circostanza assai probabile di cadere nel ridicolo, rischiando di sentirsi dire di cominciare intanto loro a fare i compiti a casa. Ad esempio, potranno essere interrogati su cosa intendono fare per ridurre il loro debito, che è la causa principale di pesi fiscali insostenibili a carico dei cittadini. Infatti, chiedere a chi vende beni on line più tasse, equivarrebbe indirettamente anche a colpire i consumatori che oggi, tutto sommato, beneficiano di una sorta di ‘no tax area on line’, e che diversamente li vedrebbe pagare con ulteriori tasse le merci da acquistare, con un aumento dal 20 al 30% delle merci, che subito i venditori on line scaricherebbero su di loro. Il tutto, mentre i governi continuerebbero ad aumentare le tasse a causa di politiche di sperpero per aumentare il consenso, che congiurano all’aumento del debito anziché diminuirlo.

Invece, riguardo al dumping fiscale che provoca tante sciagurate delocalizzazioni, prima di chiedere agli altri paesi un allineamento fiscale per contenere il fenomeno in questione, è bene che i ministri europei pongano ai loro paesi il grande tema di devolvere la sovranità fiscale alla Unione Europea, per avere un unico fisco almeno in tutta Europa, che eviti il ‘dumping’ nel vecchio continente e che renda più coerente la loro sacrosanta iniziativa annunciata. Poi, per equiparare le tasse in ogni parte del mondo, speriamo che i ministri europei comprendano che probabilmente dovranno chiedere a molti altre nazioni di aumentare le tasse, datosi che gli europei le pagano più salate degli altri.

Ecco, penso che se i ministri nel fare questa proposta non si pongono l’obiettivo di ridurre le proprie, per aumentare quelle altrui, difficilmente il tema potrà essere risolvibile. A ben vedere in questo tempo è molto ricorrente la circostanza imbarazzante dei nostri governanti che si danno tanti obiettivi solenni, ma che non trovano sbocchi a causa di presupposti non idonei che loro stessi non rimuovono o che addirittura loro stessi compromettono. C’è una regola di buon senso da adottare in queste situazioni: se chiedi ad un’altro di fare quello che tu desideri, quantomeno avrai tu stesso dovuto dare esempio per non cadere in contraddizione palese e di conseguenza ottenere diniego.

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