lunedì, 26 Febbraio, 2024
Attualità

Amnesty International. Diritti umani sacrificati per difendere altri interessi

La Dichiarazione universale dei diritti umani venne adottata dalla Nato 75 anni fa, al termine della Seconda guerra mondiale, per stabilire il principio che tutti gli esseri umani hanno diritti e libertà fondamentali inalienabili. L’invasione dell’Ucraina, però, dimostra come la sua ispirazione non sia da tutti condivisa e come sia possibile aggirarne le regole. È solo l’esempio più recente e vicino a noi, ma non deve distrarci dalle tante altre violazioni, soprattutto al Sud del mondo, che non sempre hanno conseguenze internazionali. È il caso dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, ma anche delle migliaia di uccisioni in Etiopia, Myanmar o Yemen. E poi della Siria, Afghanistan e Libia. Per i palestinesi della Cisgiordania occupata il 2022 è stato uno degli anni più mortali da quando, nel 2006, le Nazioni Unite hanno iniziato a registrare i numeri delle vittime: 151 i palestinesi uccisi, tra i quali decine di minorenni. Lo ricorda il “Rapporto 2022-2023. La situazione dei diritti umani nel mondo” presentato a marzo da Amnesty International: “Nel caos delle dinamiche dei poteri globali – ha sottolineato Agnès Callamard, Segretaria generale di Amnesty International -, i diritti umani non possono finire persi nella mischia. Devono guidare il mondo in una navigazione sempre più volatile e in un ambiente pericoloso. Non dobbiamo attendere che il mondo bruci un’altra volta”.

Anche le azioni contro gli uiguri e le altre minoranze musulmane in Cina appare opaca, perché Pechino è riuscita a eludere le condanne, a livello internazionale, da parte dell’Assemblea generale, del Consiglio di sicurezza e del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. “Gli Stati applicano le norme sui diritti umani caso per caso – è il commento della Segretaria generale di Amnesty -, mostrando in modo sbalorditivo la loro clamorosa ipocrisia e i doppi standard. Non possono criticare le violazioni dei diritti umani in un luogo e, un minuto dopo, perdonare situazioni analoghe in un altro solo perché sono in ballo i loro interessi. Tutto questo è incomprensibile e minaccia l’intera struttura dei diritti umani universali”. “C’è anche bisogno che gli Stati che finora hanno esitato – ha aggiunto – assumano una chiara posizione contro le violazioni dei diritti umani ovunque si verificano. Servono meno ipocrisia, meno cinismo, più coerenza, più azione basata sull’ambizione e sui principi da parte di tutti gli Stati per promuovere e proteggere tutti i diritti”.

Molto grave anche la situazione relativa alle crescenti minacce al diritto di protesta e al diritto di cronaca. In Russia i dissidenti sono finiti in tribunale e gli organi d’informazione chiusi solo per aver menzionato la guerra in Ucraina. Giornalisti sono stati imprigionati in Afghanistan, Etiopia, Myanmar, Russia, Bielorussia e in decine di altri Stati del mondo dove erano divampati conflitti. In Australia, India, Indonesia e Regno Unito le autorità hanno introdotto nuove leggi per limitare le manifestazioni, mentre lo Sri Lanka ha fatto ricorso ai poteri dello stato d’emergenza per stroncare le proteste di massa contro la crescente crisi economica. La tecnologia è stata utilizzata come arma per diffondere disinformazione o per ridurre al silenzio. In Iran le autorità hanno risposto con la forza illegale a una sollevazione senza precedenti contro decenni di repressione, utilizzando proiettili veri, pallottole di metallo, gas lacrimogeni e pestaggi. Anche le forze di sicurezza del Perú a dicembre hanno usato la forza illegale, in particolare contro nativi e campesinos, per stroncare le proteste seguite alla crisi politica scaturita dalla deposizione dell’ex presidente Castillo. Giornalisti, difensori dei diritti umani e oppositori politici hanno subito repressioni anche in Zimbabwe e Mozambico. “Il sistema internazionale ha bisogno di una seria riforma che rifletta la realtà odierna – ha dichiarato Callamard -. Non possiamo permettere agli Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza di trincerarsi dietro al loro potere di veto e di mantenere immutati i propri privilegi. La mancanza di trasparenza e di efficacia nel processo decisionale del Consiglio rende l’intero sistema aperto alle manipolazioni, agli abusi e alle disfunzioni”.

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