martedì, 25 Giugno, 2024
Politica

Il Decreto lavoro e il Bene comune

Il Decreto Lavoro, varato nel giorno del primo maggio dal governo Meloni è un segnale importante per il mondo dell’economia, per le imprese ed i lavoratori e per i cattolici che si ispirano alla dottrina sociale della Chiesa.
Per questo le discussioni e le polemiche sollevate dalle opposizioni di sinistra e da parte di alcune sigle sindacali (le più politicizzate) sull’entità dell’aumento in busta paga, 80 o 100 euro in più, ci appaiono pretestuose ed addirittura surreali, perché non si vuole nemmeno prendere in considerazione la complessità del provvedimento, varato all’unanimità dal governo, che contiene misure che vanno ben oltre un semplice bonus ai lavoratori ma rientrano in una visione complessiva della riforma fiscale che punta sulla tutela delle fasce medie della popolazione, da sempre dimenticate se non bistrattate, e sugli aiuti alle famiglie e alle categorie più fragili della società. In questo senso, chi si muove nel solco della Dottina Sociale della Chiesa, cercando di interpretare la sensibilità dei cattolici, come sta cercando di fare il governo di centrodestra, non può che esprimere un giudizio positivo sul Decreto Lavoro, comunque migliorabile in Parlamento, con l’apporto di tutte quelle forze politiche che vorranno e dovranno fare con i fatti gli interessi della intera comunità nazionale e,soprattutto, sull’allargamento del sostegno ad alcune categorie protette, ma assolutamente in linea con le aspettative, che peraltro appaiono più che realizzabili proprio nel giorno in cui arrivano nuove conferme dall’Istat sul trend positivo, a marzo 2023, rispetto al mese precedente, sull’aumento degli occupati, la diminuzione dei disoccupati e la sostanziale stabilità degli inattivi, che va ad agganciare i buoni riscontri sul Pil (più 0,50) anche rispetto a Francia e Germania.

L’idea di intervenire sul cuneo fiscale va incontro alle richieste degli stessi imprenditori, la destinazione al taglio delle tasse e dei contributi delle risorse dell’extra-bilancio sono un segnale importatissimo anche per loro, per chi investe e deve fare i conti con la crisi, dalla quale l’impressione è che si stia, faticosamente, uscendo. Gli aiuti ai lavoratori che hanno figli, anche nella tutela dei fringe benefit per chi ha prole a carico, va incontro all’esigenza di una politica fiscale che metta al centro la solidarietà sociale. L’eguaglianza, l’unità del corpo sociale e la famiglia come nucleo della società, si salda nel varo dell’assegno di inclusione, che prenderà il posto del Rdc, può diventare uno strumento di sostentamento per chi ha veramente bisogno senza creare figure parassitarie in un mercato di lavoro che spesso si ritrova carente di manodopera o figure specializzate anche a causa della pigrizia nella ricerca del lavoro che ingenera il sussidio illimitato e universale. Una manovra, quella sul lavoro, che parte dall’idea di bene comune, inteso come necessità di non lasciare nessuno indietro, in funzione della pacificazione sociale, nel segno dell’Encicilica “Caritas in Veritate”di Papa Benedetto XVI non può non essere accolta con ottimismo dall’imprenditoria, dal mondo del lavoro e dalla classe dirigente che si ispira ai valori cristiani.

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