giovedì, 22 Febbraio, 2024
Economia

Save the Children: oltre 499mln di bambini vivono in zone di guerra

Afghanistan, Somalia e Siria sono tra i dieci Paesi peggiori in cui vivere per i bambini a causa dei violenti conflitti e della povertà che caratterizzano questi Stati. Sono circa 449 milioni le bambine e i bambini che nel 2021 hanno vissuto in aree di conflitto. Più della metà di questi, circa 230 milioni, si trova nelle zone di conflitto più pericolose, con un aumento del 9% rispetto all’anno precedente. Sebbene la cifra globale dei bambini che vivono in paesi in conflitto nel 2021 registri un leggero calo rispetto all’anno precedente (450 milioni), la drammaticità del fenomeno è evidente, perché riguarda un bambino su 6 a livello globale nonostante la rilevazione non includa i milioni di minori della guerra in Ucraina, visto che il conflitto è scoppiato a febbraio del 2022. È quanto dal Rapporto “The forgotten ones”, diffuso oggi in Italia da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre cento anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Il Rapporto riporta le evidenze di una ricerca condotta dall’Organizzazione nei Paesi colpiti da conflitti e viene lanciato nell’ambito della campagna Bambini sotto attacco, che denuncia il drammatico impatto fisico e psicologico della guerra sui bambini e le gravi conseguenze sulla loro crescita. L’Afghanistan, insieme ai territori palestinesi occupati (OPT), nel 2021 ha registrato il più alto numero di bambini uccisi o mutilati a causa dei conflitti. 633 bambini sono stati uccisi e 1.723 sono stati mutilati a causa di ordigni esplosivi improvvisati, di esplosioni o residuati bellici esplosivi. In Somalia sono stati 793 i bambini uccisi o mutilati: il Paese, da un decennio, è segnato da un numero drammaticamente alto di violazioni nei confronti dei più piccoli, con una media di 847 bambine e bambini uccisi e mutilati ogni anno. La Siria registra il secondo più alto tasso di reclutamento e utilizzo di bambine e bambini, con 1.301 casi segnalati: il dato peggiore mai toccato nel Paese e drammaticamente in crescita rispetto al 2016, quando erano 961.

Nel periodo di riferimento, l’Africa ha registrato il numero più alto di bambini colpiti da conflitti (180 milioni), seguita dall’Asia (152 milioni) e dalle Americhe (64 milioni). Il Medio Oriente ha ospitato la più alta percentuale di minori che vivono in aree di conflitto (1 bambino su 3) e, se l’Europa ha registrato il numero e la percentuale più bassi, si prevede che questi numeri saliranno drammaticamente a causa dell’escalation di violenza in Ucraina.

Save the Children ha diffuso oggi il video “Save the Survivors’, basato su storie vere che mostrano l’impatto sulla vita quotidiana dei bambini che vivono in zone di guerra e le conseguenze degli orrori del conflitto. Storie che non possono lasciare indifferenti, come quella di Ruba, dalla Siria, che aveva solo pochi giorni quando ha perso i genitori, uccisi dall’esplosione di un barile bomba. O di Dioura, 12 anni, costretta a fuggire e a costruirsi una nuova vita dopo l’attacco del suo villaggio, in Niger, ad opera di gruppi armati. E di Kibrom, 13 anni, che dopo aver viaggiato a piedi per un mese con la madre, riparandosi nelle grotte, è perseguitato dai ricordi delle violenze che ha visto durante il viaggio e terrorizzato all’idea di subirne altre.

Le gravi violazioni contro i bambini, che includono il reclutamento, il rapimento, la violenza sessuale, la negazione dell’accesso umanitario, gli attacchi a scuole e ospedali, le uccisioni e le menomazioni possono avere un impatto profondo sulle loro vite, che va dal trauma fisico a quello psicologico, dalle ferite debilitanti o che alterano la vita alla morte. Zaid, un bambino di nove anni dello Yemen, ha perso una gamba a causa di un bombardamento mentre giocava con gli amici. “È difficile vivere senza una gamba”, ha detto Zaid. “Prima giocavo a calcio, correvo e stavo con i miei amici, ma poi una granata mi ha colpito. Ora resto a casa a giocare con i miei giocattoli”.

Il Rapporto “The forgotten ones” include anche un’analisi della copertura mediatica nei 10 Paesi più colpiti dai conflitti da quando la guerra in Ucraina si è intensificata all’inizio del 2022 effettuata grazie alla piattaforma di monitoraggio dei media Meltwater, tra l’1 gennaio e il 30 settembre 2022. In questi mesi, l’Ucraina ha ricevuto una copertura mediatica cinque volte superiore a quella di tutti e dieci i Paesi colpiti da conflitti peggiori per l’infanzia messi insieme. Nello stesso periodo, lo Yemen, il peggior Paese in conflitto per i bambini, ha avuto solo il 2,3% di copertura mediatica rispetto all’Ucraina.

Save the Children chiede ai leader mondiali, ai donatori, ai membri delle Nazioni Unite e alle Ong di proteggere i bambini garantendo il perseguimento degli individui responsabili delle gravi violazioni contro i minori nei conflitti armati, assicurando la ratifica e l’attuazione di tutte le normative e le politiche pertinenti e dando priorità ai finanziamenti per il sostegno ai bambini colpiti dai conflitti.

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