giovedì, 2 Aprile, 2020
Politica

Una coalizione debole rafforza Conte

La tempesta interna che sta devastando il Movimento 5 Stelle segue di soli tre mesi la scissione subita dal Pd con la repentina fuoriuscita di Renzi e di una quarantina di parlamentari.

Sicché, i due partiti di maggioranza sono oggi più deboli di quanto non lo fossero prima di mettersi insieme per dare un governo al Paese. E questo contrasta con la convinzione secondo cui gestire il potere governativo e distribuire ministeri e sottosegretariati rafforzi i partiti di maggioranza.

Non era mai successo nella storia dei governi italiani che le principali forze della coalizione di governo, nell’arco di soli 3 mesi, subissero tali sconquassi interni.

Segno dei tempi, di una democrazia ondivaga e dominata da una instabilità generalizzata che ormai è una sorta di Parkinson che fa tremare tutte le forze politiche anche quelle apparentemente solide e monolitiche.

Normalmente se i partiti di maggioranza si indeboliscono, il loro malessere deborda e finisce per mettere in crisi anche il governo.

Nel caso del Pd e dei 5 Stelle questo non sembra l’orizzonte prossimo venturo.

I motivi sono vari.

Ormai è evidente che dopo il Conte 2 non ci potrà essere un altro esecutivo e si andrà alle elezioni. Per questo, anche coloro che lasciano i 5 Stelle, e lo stesso Renzi che ha abbandonato il Pd, non pensano né di costruire nuove o di rieditare vecchie maggioranze né di andare alle elezioni adesso per l’evidente rischio di subire pesanti perdite.

C’è, inoltre, una carenza di leadership evidente nei 5 Stelle. Di Maio è molto indebolito ma non si vede nessun nuovo “capo politico” capace di tenere unito il Movimento ormai diviso in una decina di gruppi, con lotte intestine che non esplodono in maniera fragorosa solo perché lo spettro delle elezioni spaventa i tre quarti dei 322 parlamentari attuali. L’unico che potrebbe tenere uniti i 5 Stelle è Grillo, in nome del suo prestigio di padre ispiratore e fondatore, ma Grillo si è ritagliato il ruolo di eminenza grigia e non di primo attore e non può controllare a distanza le divergenti dinamiche interne che richiedono una presenza quotidiana nell’agone politico.

Nel Pd non c’è una corsa alla segreteria, visto che Zingaretti non sembra essere in discussione. Ma la sua leadership non sembra rafforzata dall’uscita di Renzi anche perché finora il Pd ha giocato con molta prudenza la partita del governo, spesso di rimessa rispetto alle fughe in avanti dei 5 Stelle.

In questo contesto di fiacchezza collettiva, il Presidente del Consiglio si trova di fronte ad una scelta: lasciarsi dominare dalle debolezze altrui e quindi tentare di galleggiare per evitare strappi, oppure riempire il vuoto di leadership con una iniziativa personale più forte, nei limiti del ruolo istituzionale, ma con ampi margini di manovra politica.

Conte, nei fatti, è tanto più forte quanto più i partiti che lo sostengono sono deboli e senza un’alternativa da proporre, se non le elezioni.

Il Presidente del Consiglio dovrebbe approfittare di questo enorme spazio di azione e muoversi con una coraggiosa autonomia dai partiti delineando una strategia di governo di grande respiro che i partiti di maggioranza non potrebbero non condividere.

Da quando si è proposto, il 20 agosto, come l’anti Salvini, Conte si è implicitamente inserito nell’agone politico e, di recente, ha dichiarato apertamente che il suo futuro è la politica e non il ritorno alla cattedra e alle consulenze legali.

E allora quale migliore occasione della debolezza dei due partiti di governo per proporsi come personalità politica forte e capace non di dividere ma di ricucire un’ampia area di consenso che è oggi priva di rappresentanza?

Da tempo abbiamo suggerito a Conte di diventare il catalizzatore di un nuovo centro completamente diverso da quello tradizionale. Occorre un centro riformista e coraggioso, capace di proporre riforme strutturali dotate di buon senso che non sconquassino il sistema ma lo facciano funzionare rimuovendo tutti gli ostacoli che impediscono all’Italia di ritornare a crescere economicamente e socialmente.

Conte deve sapere che manovre di piccolo cabotaggio non gli saranno utili. Questo è il momento di avere grandi progetti per l ‘Italia e di ridare entusiasmo ai cittadini per immettere energia costruttiva in un Paese che sembra spegnersi. Hic Rhodus hic salta.

Articoli correlati

Chi comprerà il nostro debito? Cartolarizzare o creare la Rendita irredimibile

Carlo Pacella

La demolizione del Parlamento e degli enti locali

Antonio Falconio

G7: lotta ai finanziamenti illeciti ai partiti provenienti da potenze straniere

Giampiero Catone

Lascia un commento

Questo sito web utilizza i cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se continui ad utilizzare il sito ne assumiamo che tu sia concorde. Accetta Maggiori Informazioni