giovedì, 2 Aprile, 2020
Attualità

Caso Gregoretti, la politica non abdichi alla magistratura

Si aprirà l’8 gennaio prossimo la discussione in seno alla Giunta per le immunità del Senato sulla richiesta di rinvio a giudizio dell’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Il leader della Lega è accusato dal Tribunale dei ministri di Catania di sequestro di persona per aver impedito alla nave militare “Gregoretti”, di proprietà della Guardia Costiera, con a bordo 131 migranti di sbarcare nel porto di Augusta, bloccandola per cinque giorni in mare.

La ipotizzata fattispecie di reato è aggravata dal fatto che la presunta condotta illecita sarebbe stata commessa in danno di soggetti minorenni.

L’organismo presieduto dal senatore Maurizio Gasparri si esprimerà il 20 gennaio, poi la parola passerà all’Aula di Palazzo Madama che dovrà decidere se mandare a processo il capo della Lega.

Gli esperti di diritto hanno chiarito, in base alla legge Severino, che una eventuale condanna in primo grado non impedirebbe a Salvini di candidarsi in caso di voto anticipato ma potrebbe determinare la sua sospensione dopo l’elezione.

Nella sua memoria difensiva, l’ex titolare del Viminale sostiene di aver agito nell’interesse pubblico e sottolinea il fatto che si sarebbe trattato di una scelta collegiale, con il coinvolgimento di autorevoli esponenti del governo giallo – verde.

A riprova di ciò ha depositato le comunicazioni con il Centro nazionale di coordinamento e soccorso in mare trasmesse ai Ministeri delle Infrastrutture, della Difesa e degli Esteri e otto email che si sono scambiati, tra il 26 luglio e il 2 agosto,  alti funzionari di Palazzo Chigi, della Farnesina e del Viminale, oltre alle dichiarazioni dell’allora vicepremier Luigi Di Maio e del Ministro della Giustizia Bonafede.

Fin qui, dunque, i fatti.

Una riflessione, comunque, si impone.

Anche se suffragata da argomentazioni tecnico – giuridiche, la decisione sarà di natura esclusivamente politica, nel senso che tutto dipenderà dall’atteggiamento delle forze che compongono l’attuale maggioranza. Si tratterà di una questione di mero calcolo di convenienza, piuttosto che di reale interesse ad accertare come sono andate veramente le cose.

Facciamo fatica ad immaginare che, nel bel mezzo di una crisi come quella originata dalla vicenda della “Gregoretti”, il leader leghista sia stato lasciato da solo, libero di muoversi a suo piacimento, senza dare conto all’ex alleato.

Se questo è avvenuto, con senso di responsabilità ed altrettanta umiltà, bisogna ammettere che fu errore. Così come fu uno sbaglio tenere bloccati in mare migranti e salvatori, perché la vita è sacra e il diritto internazionale del mare non ammette deroghe.

In questa prospettiva condurre Salvini davanti ad un tribunale suonerebbe come l’ennesima “abdicazione” della politica a favore della magistratura.

Mai come in questo caso, invece, la classe dirigente deve assumersi le proprie responsabilità davanti al popolo italiano e trovare una soluzione “politica”, anche perché, sulla gestione dei flussi migratori, nessuno dei nuovi e vecchi protagonisti della vita pubblica può scagliare la prima pietra.

Un processo non farebbe altro che infiammare ancora di più gli animi con esiti imprevedibili.

Meglio sedersi tutti intorno ad un tavolo e scrivere nuove regole per impedire che delle vite umane rimangano per giorni in balia delle onde prima che una qualche autorità ritrovi un barlume di umanità…

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