giovedì, 9 Febbraio, 2023
Società

Trasparenza e cultura della legalità non sono orpelli burocratici

Riflessioni sull'indagine dell'Anac sulla prevenzione della corruzione

Di recente pubblicazione l’indagine condotta dall’Autorità Nazionale Anti Corruzione in materia di prevenzione e contrasto alla corruzione; indagine utile ad una maggior comprensione, sia per gli esperti del settore che per i cittadini, del fenomeno corruttivo nel settore pubblico e delle misure di prevenzione e contrasto adottate dalle Pubbliche Amministrazioni. Si tratta, infatti, di un’utile cartina di tornasole in grado di evidenziare e illuminare il livello di sensibilità e preparazione del nostro Paese verso tale tematica.

L’indagine condotta dall’Anac, in particolare, è stata effettuata dalla prospettiva di chi è professionalmente incaricato, nelle varie articolazioni territoriali, centrali e periferiche, di attuare i piani di prevenzione: i responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct).

I punti critici, rileva l’indagine, continuano a rimanere quelli di sempre: difficoltà nell’effettuare la rotazione del personale a causa del numero ridotto di dipendenti in organico e delle resistenze ai cambiamenti; carenza di sensibilità verso il conflitto di interessi; mancanza dei controlli necessari all’applicazione del divieto di pantouflage; problemi con l’informatizzazione; ostacoli a garantire l’aggiornamento dei dati sulla trasparenza.

A parere di chi scrive, l’origine del rallentamento del nostro Paese verso questa tanto importante quanto delicata materia è prettamente culturale. Fino a quando il funzionario pubblico non percepirà gli obblighi sulla trasparenza e le misure di prevenzione e contrasto alla corruzione come (anche eticamente) doverosi ma come un’inutile aggravio di burocrazia allora nulla cambierà, specialmente in quelle PA di piccole dimensioni. È quanto mai necessaria una diffusa educazione alla legalità anche tra il mondo degli adulti, e in particolare nel settore pubblico.

Le problematicità accomunano sia le grandi e medie amministrazioni che le piccole anche se dall’esame dei questionari si è osservato essere nei piccoli enti più ampia (il 24%) la fetta di chi considera i doveri correlati alla prevenzione della corruzione come meri adempimenti formali che non migliorano il funzionamento dell’amministrazione. Una maggiore diffusione della cultura della legalità all’interno degli enti, dunque, secondo l’Autorità, potrebbe certamente incrementare il livello di interesse dei dipendenti.

Proprio le dimensioni degli enti, rileva l’indagine, determinano una minor o maggior propensione verso l’osservanza della disciplina anticorruzione: i Rpct lamentano una scarsa sensibilità sul tema che, secondo Anac, potrebbe derivare anche da una seria difficoltà a intercettare i fenomeni rendendo poco efficace la strategia di prevenzione su questo punto. In particolare, nelle piccole amministrazioni, le criticità rilevate in riferimento all’attuazione delle misure di prevenzione sono connesse alle ridotte dimensioni dell’ente, che difficilmente riesce ad adeguarsi alle prescrizioni dettate in materia per mancanza di risorse umane ed economiche sufficienti (la rotazione del personale è una di quelle misure dove i responsabili anticorruzione incontrano più difficoltà).

Si dichiarano, invece, più soddisfatti i Rpct con riferimento alle misure in materia di trasparenza: riscontri pervenuti evidenziano un buon grado di assolvimento degli obblighi e un buon grado di controllo del Rpct. Dall’indagine sono emerse anche proposte di semplificazione degli obblighi di pubblicazione, tra le quali la centralizzazione delle informazioni relative alle pubbliche amministrazioni nonché l’opportunità di individuare un unico strumento di pubblicazione degli avvisi/ bandi di concorso, coordinando o limitando le altre pubblicazioni legali nazionali, regionali e sui siti degli enti.

Quanto mai doveroso il monitoraggio, appare altrettanto imprescindibile e decisiva la formazione e l’interiorizzazione da parte di tutti i pubblici funzionari di quei comportamenti e buone prassi la cui attuazione, in ultima istanza, non è altro che espressione e corollario del principio di fonte costituzionale del buon andamento della Pubblica Amministrazione.

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