domenica, 29 Marzo, 2020
Economia

L’unico sovranismo possibile è quello europeo

La storia è piena di paradossi, come l’azione umana. Si compiono scelte pensando di poterne predeterminare tutte le conseguenze possibili e ci si dimentica che esistono sempre conseguenze inintenzionali che vanno al di là e, a volte, contro le nostre stesse intenzioni.

L’uscita imminente della Gran Bretagna dall’Europa nelle intenzioni dei suoi ideatori (inglesi) e dei suoi supporters (americani e forse russi) dovrebbe avere alcune importanti conseguenze.

I brexiters londinesi immaginano un’economia che, priva dei lacci e lacciuoli delle regole europee, prenda il volo; il rocambolesco premier conservatore è andato a promettere ai lavoratori che hanno tradito il Labour party perfino aumenti della spesa pubblica… Aveva già promesso cifre esorbitanti da investire nella sanità pubblica come effetto del mancato contributo da pagare a Bruxelles. Fake news a getto continuo. Intanto il volo lo hanno preso molte aziende manifatturiere, temendo che i loro prodotti per circolare negli altri 27 paesi europei debbano pagare dazi elevati e sottostare a norme più stringenti, e molte società finanziarie che paventano il rischio di non aver più il “passaporto europeo” per i loro prodotti e servizi d’investimento.

I supporters della Brexit, al di là dell’Oceano Atlantico, già guardano a Londra come ad una loro appendice economica e immaginano di aver aperto la falla per far affondare la “corazzata Europa” come la chiamano da 40 anni.

Un’Europa indebolita dalla Brexit è anche un desiderio di Putin che pensa così di poter far pressioni sui suoi alleati, presenti in modo più o meno camuffato negli altri Paesi dell’Unione, per sgretolare completamente la casa europea e far emergere la “Grande Madre Russia” come unica realtà egemone nel Vecchio Continente.

Fin qui le previsioni e gli auspici dei nemici dell’Europa.

Ma le cose potrebbero andare diversamente.

Il Regno Unito rischia di perdere pezzi se la secessione della Scozia diventerà realtà e se si realizzerà la riunificazione dell’Irlanda del Nord con Dublino. Intanto Londra deve mettere nel conto i costi della tempesta che si scatenerà sulla sua economia.

In Europa sta crescendo la consapevolezza che all’uscita di Londra bisogna reagire rinsaldando i rapporti interni, rafforzando l’integrazione e contrastando le spinte sovraniste.

L’esaltazione dei nuovi nazionalisti può risultare efficace per raccattare voti nei propri Paesi ma si dimostra impraticabile se applicata nei rapporti internazionali.

Se il sovranismo dovesse dilagare fuori dai confini nazionali l’Europa si disgregherebbe e ciascun Paese europeo, Germania e Francia inclusi, sarebbe più debole.

Gli scenari internazionali non danno all’Europa alcuna possibilità di scelta: o essere sempre più unita e forte o scomparire.

L’isolazionismo geopolitico americano e la forte capacità di Washington di scatenare guerre commerciali ha creato non pochi problemi ai singoli Paesi europei e se ciascuno pensa di difendersi da solo non potrà che soccombere.

La presenza commerciale e politica sempre più forte della Cina conquista spazi crescenti nelle economie dei singoli Paesi europei e rischia di creare forti condizionamenti non solo alle aziende ma anche agli Stati.

Il dinamismo nella politica internazionale di Putin, soprattutto nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente, spalleggiato dalla Turchia, emarginerà sempre di più il ruolo delle singole potenze europee, oggi più divise dopo la Brexit. e questo lascerà campo libero ad un espansionismo russo dalle conseguenze imprevedibili.

Di fronte a questi scenari, l’unico modo per i singoli Paesi europei di proteggere la loro “sovranità” è quello di stare insieme. La minaccia alla loro sovranità economica e politica non viene dall’Europa ma dalle guerre commerciali americane, dal protagonismo inarrestabile della Cina e dall’espansionismo di Mosca.

Di fronte a questi tre fenomeni bisogna essere sovranisti, certo, ma sovranisti europei e non di singoli Paesi, perché la vittima designata degli scenari mondiali è l’Europa nel suo complesso. Smantellata l’Europa, ogni Paese sarà una preda facile sia di guerre commerciali che di egemonie economiche, politiche e strategiche.

I singoli Paesi dell’Europa devono capire che da soli sono delle piccole entità che si illudono di poter fronteggiare colossi come gli USA e la Cina e di resistere all’invadenza geopolitica della Russia.

Il loro destino è segnato. Se, invece, l’Europa si rafforza e difende sé stessa, la sua identità, i suoi valori, la sua economia e il suo ruolo internazionale, ogni singolo Paese europeo ne trarrà beneficio.

Il venir meno in Europa di un Paese importante come la Gran Bretagna obbliga a reagire a quello che è oggettivamente un indebolimento con una maggiore coesione interna e un rafforzamento delle politiche comuni. Altro che sovranismo strapaesano. Occorre un sovranismo europeo.

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