martedì, 10 Dicembre, 2019
Editoriale Europa

Brexit: conseguenze per gli Italiani che vivono in Gran Bretagna

Sono trascorsi due anni e mezzo da quando Il Regno Unito di Gran Bretagna, ha votato per uscire dall’unione Europea. Vogliamo ricordare che il REGNO UNITO è formato da 4 stati: Inghilterra (con capitale Londra), Scozia (con capitale Edimburgo), Galles (con capitale Cardiff) ed Irlanda del Nord (con capitale Belfast). Questi 4 paesi, condividono non solo lo stesso capo di stato, ovvero la Regina, ma anche il primo ministro e la stessa moneta, ovvero la sterlina. La vittoria schiacciante dei leave rispetto ai reimain avrà sicuramente delle conseguenze sugli italiani che attualmente vivono e studiano nel Regno Unito.

 Il nuovo Primo Ministro del Regno Unito, Boris Johnson, ha ribadito che il suo Governo intende rispettare la volontà dei cittadini del Regno Unito di recedere dall’Ue. Il nuovo accordo appena raggiunto tra Londra e Bruxelles modifica quello di Theresa May solo nella parte che riguarda l’Irlanda del Nord e il futuro dei rapporti tra Ue e UK. L’Irlanda del Nord dovrà applicare i dazi e la regolamentazione europea sul commercio dei beni, pur rimanendo nell’unione doganale del Regno Unito. In pratica, su tutti i prodotti in entrata nell’Irlanda del Nord verrà applicata la regolamentazione dell’Ue. Quelli poi destinati ad attraversare il confine con la Repubblica d’Irlanda (entrando così all’interno del Mercato Unico europeo) saranno soggetti ai dazi europei, mentre su quelli destinati alla sola Irlanda del Nord si potranno applicare i dazi del Regno Unito. In questo modo si garantisce che – almeno in parte – l’Irlanda del Nord rimanga nella stessa unione doganale del Regno Unito.

L’intesa raggiunta prevede che il “costo del divorzio” in capo al Regno Unito sarà di circa 45 miliardi di euro da versare nelle casse dell’Unione europea per impegni già presi e che il periodo di transizione sarà fino al 31 dicembre 2020 in cui tutte le normative Ue rimarranno valide nel Regno Unito. In merito alle regole che si applicheranno ai cittadini Ue residenti nel Regno Unito e ai cittadini britannici residenti in Ue a Brexit avvenuta rimarranno le stesse già sottoscritte nell’accordo con Theresa May.

Ma quali saranno le effettive conseguenze per gli italiani che vivono, studiano e lavorano in Gran Bretagna?

La Gran Bretagna resterà a pieno titolo nell’Unione europea fino al 31 ottobre 2019 e fino ad allora non ci saranno cambiamenti. In base all’accordo raggiunto fra Londra e Bruxelles si è capito che ogni europeo, studenti inclusi, arrivato in Gran Bretagna fino al 31 ottobre 2019, avrà diritto di restarci a tempo indeterminato mantenendo gli stessi diritti del passato. Sicuramente sarà introdotto un sistema di regolarizzazione, che si concretizzerà nella registrazione e raccolta di documentazione dei circa 3 milioni di cittadini Ue che vivono già nel Regno Unito.

Inoltre, i nostri cittadini dovranno provvedere a iscriversi all’A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) poiché sia che vivano ormai da tanto tempo o che siano appena arrivati, saranno soggetti ai controlli sull’immigrazione, per cui sarà importate dimostrare di essere residenti nel Regno Unito prima della Brexit. L’iscrizione all’A.I.R.E. è un diritto-dovere del cittadino (art. 6 legge 470/1988) e costituisce il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti.

Ci saranno novità anche per gli italiani, e non solo, che purtroppo perderanno lavoro. Oggi un cittadino italiano che perde il posto di lavoro può tranquillamente cercarne un altro. Con la Brexit, invece, molto similmente a quanto avviene in Australia, colui che perderà il lavoro avrà solo 60 giorni di tempo per trovare una nuova occupazione, altrimenti sarà costretto a lasciare il Regno Unito.

È probabile che non sia più possibile viaggiare da e verso la Gran Bretagna con la sola Carta di Identità. Anche se, dalle ultime news, emerge la volontà del Regno Unito di rimanere “Visa-Free”, cioè senza l’obbligo di accedervi con passaporto. Anche la copertura sanitaria non sarà più garantita solo con la tessera sanitaria europea ma bisognerà stipularne una apposita.

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