domenica, 2 Ottobre, 2022
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Recessione? Le Borse fanno spallucce

Come ampiamente previsto la settimana scorsa la Banca d’Inghilterra ha annunciato un aumento dei tassi dello 0,50, che porta i tassi d’interesse dall’1,25% all’1,75%, il rialzo più elevato da quasi trent’anni a questa parte, per combattere un’inflazione che ha raggiunto il 9,4% nel mese di giugno.

I listini europei, a luglio, hanno festeggiato e nel giorno della comunicazione del rialzo dei tassi della Banca d’Inghilterra l’indice FTSE Mib ha raggiunto 22.645,84 punti. L’indice FTSE All Share ha concluso in leggero rialzo dello 0,3% a 24.796,23 punti.

Nonostante gli ultimi dati, l’inflazione in crescita rimane il timore maggiore per gli investitori: un sondaggio sulle aspettative dei consumatori condotto dalla Bce, i cui risultati sono stati diffusi nei giorni scorsi, evidenzia che le famiglie iniziano ad essere fortemente diffidenti rispetto alla capacità della BCE di riportare l’inflazione al 2%.

Banche Centrali a confronto

L’inflazione rappresenta, da sempre, una delle sfide più importanti da affrontare per le Banche Centrali, che rispondono in maniera diversa. Come abbiamo poc’anzi accennato, la Banca d’Inghilterra, ad esempio, è concentrata sull’evitare una recessione, mentre la BCE è preoccupata dal rischio di una frammentazione all’interno dell’eurozona. La Reserve Bank of Australia è alle prese  con la bolla del mercato abitativo. Andres Sanchez Balcazar, Head of Global Bonds di Pictet Asset Management, in un interessante articolo di Blurating, ritiene che la Fed riuscirà a frenare l’inflazione più rapidamente e i tassi si stabilizzeranno prima. Per la BCE le scelte sono più difficili perché deve creare una rete di protezione per evitare che i costi di finanziamento delle economie più deboli e indebitate, come l’Italia, non sfuggano al controllo.

Sull’altra sponda dell’Atlantico, l’economia americana ha registrato una contrazione del Pil, al passo annualizzato dell’1,6% e dello 0,9%. La Federal Reserve combatte questa recessione tecnica e l’inflazione, attraverso il rialzo dei tassi d’interesse. Ma il mercato del lavoro rimane tuttora un’oasi di solidità, mostrando il mese scorso anzi sorprendente forza a tutto campo. Una forza che si è estesa ai salari, lievitati oltre i pronostici dello 0,5% in un mese del 5,2% dall’anno scorso, contro pronostici del 4,9%, che hanno alimentato spettri di nuove spirali inflazionistiche prezzi-salari.

La diversa velocità Economia Reale e Mercati Finanziari

Ma come mai di fronte al perdurare della guerra nel cuore dell’Europa e delle crescenti tensioni tra Usa e Cina i mercati continuano a salire? Lo S&P 500 ha recuperato metà della perdita accumulata dai massimi del 2022, e Milano è tra le migliori Borse europee proprio nel mese in cui si è consumata la crisi di Governo, e che crisi.  Come registrato ormai da diversi anni, se non decenni, l’economia finanziaria sconta molto prima le notizie di “quanto accadrà”. Ecco perché, molto spesso, la rincorsa al timing risulta non solo difficile, ma dannosa. In questo caso è possibile che gli investitori istituzionali non credano che ci sarà una recessione nell’immediato, grazie al buon lavoro fatto dalla Fed, grazie ai robusti rialzi dei tassi.

“Buy the rumors, sell the news”: una frase  celebre del mondo della finanza, descrive quanto viene fatto dai grossi player nel breve termine, ovvero comprare sulle voci e vendere sulle certezze. Nel medio lungo termine diversificare e rispettare gli orizzonti temporali che effettivamente si sono pianificati. La storia insegna che la pazienza è una virtù fondamentale degli investitori.

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