domenica, 2 Ottobre, 2022
Politica

Decreto anticrisi. Va avanti il confronto con le parti sociali

Il nuovo Decreto anticrisi, così come i confronti con le parti sociali, andranno avanti. È la risposta che ha un suo valore politico, che arriva dai ministri Orlando e Giorgetti, quindi da Pd e Lega, alle crisi labirintiche del movimento 5S. Ribadire che le emergenze sociali hanno la priorità e non seguiranno le giravolte dei grillini è la dimostrazione per dire, che c’è chi vuole rimboccarsi le maniche per andare avanti.

Anche a fronte del possibile addio definitivo di Mario Draghi al governo, gli impegni presi saranno fin dove è possibile portati avanti. Tra questi l’atteso e “corposo” – così definito da Draghi nei giorni scorsi – nuovo decreto Aiuti che andrà in soccorso di famiglie e imprese. A rafforzare lo spiraglio di una linea governativa senza i 5S è il fatto che proseguiranno i confronti con le parti sociali: il 20 e il 21 luglio – dopo Cgil, Cisl e Uil e Confindustria -, sono attese a Palazzo Chigi le altre Associazioni di categoria con le quali discutere di come fermare l’inflazione e la spirale dei prezzi energetici.

Le emergenze da affrontare

La crisi Governo, o peggio il ritorno alle elezioni, andrà comunque ad incidere se non ad interrompere le riforme messe in cantiere. In particolare quelle che sono legate a scadenze ben precise, come l’intero dossier previdenza con misure come “Quota 102” o i progetti del Piano nazionale di Ripresa. Vediamo quali sono le emergenze che non potranno rimanere in sospeso.

Caro energia, necessari i tagli

In ballo come è noto c’è la “sterilizzazione” di 30 centesimi delle accise dei carburanti, della benzina e gasolio, bisogna che il Governo intervenga prima del 2 agosto. Se non sarà possibile il prezzo risalirà ad essere pieno, un salasso per tutti ma in particolare per quanti si metteranno i marcia per le ferie. C’è poi da rinnovare a settembre, per l’ultimo trimestre dell’anno, gli interventi finanziari per calmierare il costo delle bollette di gas e luce, che per ora hanno bloccato gli oneri di sistema. Senza intervento del Governo di rischia uno scenario da bomba sociale e produttiva.

Piano di ripresa in frenata

Se c’è una aspettativa di crescita per il Paese questa è legata al Piano nazionale di ripresa e resilienza, che per l’Italia vale complessivamente 191 miliardi di fondi europei. Si è più volte sottolineato in questi giorni che il Piano è alla prova dei fatti e quindi in un passaggio delicato perché dopo due anni si è ad un passo per molti progetti nell’entrare nella fase operativa. Sono i numeri a testimoniare la delicatezza del momento. Per i prossimi 5 mesi dovranno essere raggiunti 100 obiettivi: 45 ne sono già stati centrati nel primo semestre consentendo la richiesta della seconda rata da 24 miliardi. Ma sono da portare a conclusione altre 55 opere entro la seconda parte dell’anno.

Fisco e Concorrenza

Ci sono poi le riforme già in dirittura d’arrivo che fanno parte degli obiettivi del Piano nazionale di Ripresa che sono ora all’esame del Parlamento. È il caso della delega fiscale, per la riforma del sistema tributario. Dopo gli accordi di maggioranza sul Catasto si attende il via libera della commissione finanze del Senato.

Cosi come per l’altro decreto Concorrenza, il cui iter in questi giorni sta segnando una accelerazione ed è all’esame in commissione alla Camera. Un tema controverso che, dopo i balneatori sul quale si è trovata una intesa adesso c’è il problema dell’articolo 10 sui taxi. Questione che ha innescato prese di posizioni e scontri di piazza.

Pensioni e Finanziaria

Riforma della previdenza e legge Finanziaria sono i due temi per eccellenza più complessi e intrecciati tra loro. Il capitolo costi è quello sotto osservazione da Palazzo Chigi e da Bruxelles. In più per mettere mano ai due dossier serve un Governo che abbia una maggioranza coesa e la pienezza dei propri poteri. La messa a punto della manovra di una Finanziaria resta un passaggio forte per qualsiasi Esecutivo.
Nei progetti del premier dimissionario c’è la riduzione delle spese per un Bilancio che deve ad ogni costo arginare il debito pubblico. La Finanziaria rimane inoltre il perno attorno a cui girerà il resto delle riforme solo dopo aver delineato il nuovo quadro previsionale della finanziaria il Governo potrà valutare gli interventi da mettere in campo. Ricordiamo che le attese di sindacati e Associazioni di categoria sono enormi. Si dovrà decidere sul cuneo in modo strutturale, e sulle pensioni. Quest’ultimo capitolo è tra le emergenze, scade infatti Quota 102, oltre che l’Ape Sociale e Opzione Donna. Il ministro del lavoro Orlando ha dato rassicurazioni circa l’impegno ad attivare i meccanismi di proroga. Nel contempo i sindacati con il Governo sono impegnati nel trovare una intesa sulla flessibilità in uscita dal lavoro, con quali tagli e benefici per i neo pensionati.

Inflazione, aiuti anti crisi

Passa attraverso molti strumenti che il Governo ha ipotizzato di varare per la fine di luglio il sostegno dei redditi, per salvaguardarli dall’erosione dell’inflazione che ha raggiunto l’8%. Ci sarà come detto una convergenza su questioni fiscali – come la riduzione del cuneo – e il “netto” che poi arriverà nelle busta paga. I sindacati chiedono che 200 euro non siano Bonus ma una misura che deve rimanere stabile per lavoratori e pensionati. Ci sono poi proposte come quella del ministro Brunetta di una riduzione dell’Iva sugli aumenti dei beni di consumo più necessari, ad esempio i prodotti alimentari.

Superbonus, RdC le strette

In approvazione ci sono poi  decisioni di strettissima attualità, sui quali le associazioni di categoria e una fascia sociale a basso reddito, sono da tempo impegnate nel sollecitarne il via libera. Si tratta ad esempio dello sblocco delle cessioni del Superbonus e della riformulazione del Reddito di cittadinanza con nuovi obblighi di accettazione delle offerte di lavoro. Ci sono poi le nuove regole sugli affitti brevi a Venezia per tutelare le isole e il centro storico della città. Tra le decisioni più controverse infine quella sul termovalorizzatore di Roma, cavallo di battaglia dei 5S che sono fortemente ostili alla realizzazione di un impianto di smaltimento.

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