sabato, 19 Settembre, 2020
Politica

Il voto inutile del Movimento 5 Stelle

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Ormai tutta la politica italiana sta girando intorno, per certi versi, a Luigi Di Maio, che, non si fa trovare a Roma, pare, neppure ora che arriva nella capitale l’ideatore del suo Movimento Giuseppe Grillo. 

Sarà una coincidenza che doveva andare in Sicilia. Comunque, la Sicilia non è poi così lontana da Roma, per un Ministro degli esteri.

La piattaforma Rousseau ha decretato che il Movimento 5 Stelle deve anche presentarsi alle prossime due competizioni elettorali Regionali e Di Maio, pur non essendo d’accordo, ha detto che cercherà di presentarsi, e di supportare i candidati, ammesso che li troverà i candidati.

Il declino di questo Capo a 5 Stelle è ormai imminente, e queste due elezioni potrebbero decretarne la fine. Non crediamo che possa fare risultati tali da giustificare ancora la sua leadership.

E’ stato caparbio, Luigi, fin da subito dopo le elezioni nazionali, nelle quali aveva raccolto consensi certamente superiori a quelli sperati, però, poi, trovare le alleanze è stato complesso e snervante. 

Dopo l’insuccesso dell’alleanza con la Lega di Matteo Salvini doveva capire, Di Maio, che l’esperienza di governo era finita e che doveva ripresentarsi agli elettori italiani con nuove proposte e progetti politici. E che queste proposte e questi progetti doveva necessariamente condividerli, oltre che col suo movimento anche con un altro partito politico. Gli dovrebbe essere ormai chiaro che con questa legge elettorale non potrà mai raggiungere una percentuale sufficiente per fare il Governo da solo.

L’inesperienza e un po’ di presunzione gli hanno tirato un brutto scherzo; solo, al comando del partito e dei Ministri 5S, non doveva pensare di poterci restare più di tanto.

Peccato, perché i giovani in politica sono sempre utili, però debbono anche capire i limiti della loro presenza. Ed anche gli altri giovani del M5S avevano cose da dire, però dovevano anche parlare col loro Capo e fargli capire che stava sbagliando. Non è stato, per loro, un silenzio premiante. La paura di essere considerati elementi di disturbo e quindi non meritevoli di collocazioni governative o sub-governative, li ha frenati troppo.

Gli italiani sono comunque abituati a dare fiducia a nuove generazioni di politici, e sono altrettanto abituati a togliergliela immediatamente appena capiscono che non sono stati in grado di soddisfare le loro aspettative.

Il fatto più rilevante ora, è che vicino al Movimento 5 Stelle non ci si sta collocando nessuno degli attuali partiti presenti in Parlamento e, conseguentemente, nessuna alleanza sarà possibile, prima delle elezioni nazionali. 

Si tornerà inevitabilmente a parlare di “voto inutile”. Deve cominciare a pensarci Di Maio, gli Stati Generali dei quali parla e dai quali spera di avere la rifondazione del Movimento, senza un suo consistente progetto politico da presentare in quell’occasione, non porterà a nulla se non ad aprire un confronto aspro e delicato. 

L’indizione degli Stati Generali, nei quali lui confida, hanno dato in via libera a quelle correnti interne che sembra ci siano sempre state e che fino ad ora non avevano modo di esprimersi. Sarà in quel luogo che emergeranno tutti i limiti di una politica gestita da un Capo, solo, troppo giovane e inesperto di cose della vita, come Luigi.

Gli altri Partiti si stanno già organizzando per le politiche, piuttosto prossime, e stanno valutando con pesi e contrappesi ogni possibile alleanza.

L’unica speranza che aveva Luigi Di Maio era la vicinanza del Premier Giuseppe Conte, che se avesse fatto un suo partito poteva essere un alleato per lui affidabile. Sembra che stia bruciando quest’opportunità Luigi, e sta indebolendo anche il rapporto personale col Premier oltre che quello politico, peccato. 

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