sabato, 28 Novembre, 2020
Economia

Legge di Bilancio, un rituale da rivedere

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Anche quest’anno si ripete il rituale allucinante dell’approvazione della Legge di Bilancio. Si tratta della legge più importante per definire le misure concrete della politica economica e finanziaria del Governo, l’unica legge per la quale è prevista una scadenza obbligatoria, il 31 dicembre: se non viene approvata entro quella data, si passa all’esercizio provvisorio di Bilancio che comporta di fatto una paralisi delle spese dello Stato, con conseguenze pesanti sull’economia generale del Paese.

Proprio perché è l’unica legge che di sicuro deve essere approvata, essa è stata completamente snaturata ed è diventata una sorta di diligenza che tutti cercano di assaltare per inserirvi norme che poco hanno a che vedere con la politica di bilancio ma molto con interessi, anche legittimi- particolari, e che vengono tutelati con uno strumento legislativo improprio.

Il disegno di legge di Bilancio è l’atto del Governo più significativo per definire la sua politica economica e tale dovrebbe restare e non diventare una legge omnibus, confusa, scritta in maniera poco trasparente, spesso affrettata e senza un’adeguata riflessione sui singoli contenuti che in essa vengono inseriti.
La sessione di Bilancio dovrebbe essere l’occasione per il Parlamento per esprimere al meglio l’esercizio del potere legislativo e invece è diventata una pagina poco gloriosa dell’attività parlamentare.

Succede che il Governo presenti un disegno di legge che viene inondato da migliaia di emendamenti anche dagli stessi partiti di maggioranza; succede che il dibattito sui singoli emendamenti divenga qualcosa di oscuro e una sorta di mercanteggiamento all’interno della maggioranza e tra maggioranza e opposizione senza una visione complessiva del quadro in cui tali emendamenti si vanno ad inserire; succede che dopo la valanga di emendamenti il disegno di legge originario a stento riesce a mantenere i saldi di bilancio fissati e spesso si ritrova con spese dilatate e deficit in aumento; succede che questo spettacolo va in scena almeno due volte, alla Camera e al Senato e, se in seconda lettura ci sono alte modifiche, si passa ad un terzo spettacolo; succede che i tempi per fare tutto questo divengono enormi e il Governo alla fine, per far approvare la legge entro il 31 dicembre (di mezzo c’è pure il periodo natalizio) presenta un maxiemendamento con un solo articolo e 1500 commi, praticamente illeggibile, e su questo testo chiede il voto di fiducia per evitare che esso venga ulteriormente emendato; succede, come lo scorso anno, che il Governo abusando dei suoi poteri presenti il maxiemendamento e chieda la fiducia su un testo che il Parlamento non ha avuto neanche il tempo di leggere (la Corte Costituzionale ha chiuso un occhio invece di rendere viola l’occhio del Governo). Tutto questo sarebbe un esempio di democrazia che funziona?

In un prossimo articolo illustreremo una serie di possibili modifiche di questa assurda procedura che partendo dall’esaltazione del ruolo del Parlamento di fatto conferisce al Governo i pieni poteri tramite l’adozione forzata del voto di fiducia: così la legge di Bilancio dopo due mesi di discussioni e battaglie su emendamenti, viene riscritta in una notte, come se si trattasse di un decreto legge urgentissimo e viene votata nei due giorni successivi, peggio di un decreto legge…

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