lunedì, 15 Aprile, 2024
Attualità

Csm. Più imparzialità. Ma le correnti peseranno

Giustizia. In vigore la riforma

La tanto attesa riforma del Csm è da oggi legge dello Stato.

Una riforma che ha incontrato nel lungo percorso ostacoli ed insidie.

Dopo il flop del referendum, che secondo i promotori avrebbe dovuto dare voce ai cittadini sulla riforma della giustizia e del suo sistema, si è arrivati in dirittura di arrivo alla scadenza quasi del tempo per il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura.

Se si legge attentamente tra le righe di questa riforma si vedrà che sono pochissime le norme di immediata attuazione, il resto, quello più corposo, sarà oggetto di delega i cui decreti attuativi devono essere emanati entro un anno: il rischio è quello di non raggiungere lo scopo per la concomitanza con le elezioni politiche.

Le linee guida della delega sono chiare.

A titolo esemplificativo meritano menzione i nuovi criteri di valutazione degli incarichi direttivi e semidirettivi dei magistrati, il ruolo dell’ avvocatura nei consigli giudiziari, le modalità di accesso al concorso in magistratura. Quest’ultimo potrà svolgersi dopo il conseguimento della laurea. Si eliminano così i lunghi tempi di attesa derivanti dagli attuali vincoli: aver frequentato scuole di specializzazione o aver vinto altri concorsi o un dottorato di ricerca all’interno dell’università.  Troppe erano le difficoltà per gli aspiranti magistrati, non ultima la scelta di sedi condizionate da motivi familiari o altro.

Degna di rilevo è anche la possibilità concreta per l’avvocatura di partecipare ai consigli giudiziari per il tramite del consiglio dell’ordine, eliminando il vecchio diritto di tribuna.

Le norme di immediata attuazione concernono il nuovo sistema di nomine e di funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura.

Innanzitutto il numero dei componenti ritornerà a 30.

La logica che sottende questa riforma è quella di evitare i rischi di imparzialità: oggi chi fa parte di una commissione che ad esempio conferisce incarichi direttivi o semidirettivi o che valuta la professionalità del magistrato, può partecipare alla sezione disciplinare.

Si è data attuazione in maniera chiara e definita al rapporto tra magistratura e politica, regolando le condizioni per l’accesso o il ritorno in magistratura di chi si candida a competizioni elettorali o svolge attività apicali nella pubblica amministrazione. Uno sforzo che dovrebbe essere completato anche guardando le altre magistrature che non subiscono i forti vincoli della magistratura ordinaria.

Si è fatta una riforma, a detta di molti la migliore possibile, stante il contesto politico e le altre emergenze dalla pandemia, alla guerra, alla grave crisi economica.

Un’osservazione finale: il sistema elettorale per i magistrati cambia ma non di molto, è comunque sempre un sistema maggioritario seppur temperato.

La innaturale corsa al carrierismo e alla dipendenza dalle correnti, specie quelle più forti, non credo possa essere superata. Si deve privilegiare, ed è stato detto da magistrati illuminati, la competenza e la specializzazione.

Ci vorrà del tempo, ma il percorso per una giustizia più vicina al cittadino non può prescindere da questo.

Fonte foto: Alvaro Padilla – Imagoeconomica

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