lunedì, 27 Gennaio, 2020
Attualità Editoriale

Ius culturae meglio dello ius soli

Da Bologna Nicola Zingaretti ha accantonato i toni moderati del recente passato per rivendicare con forza, davanti a circa duemila tra dirigenti di partito e semplici cittadini, la modifica dei decreti sicurezza – “cavallo di battaglia” del segretario della Lega, Matteo Salvini – e il riconoscimento dello ius culturae e lo ius soli, da lui definiti “una scelta di campo del partito democratico”.

La replica del capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, non si è fatta attendere: il giovane esponente politico, originario di Pomigliano d’Arco, ha espresso sconcerto, sollecitando gli alleati a dedicare la loro attenzione ad altre faccende: “Preoccupiamoci – ha detto il vertici della nostra politica estera – delle famiglie in difficoltà, del lavoro, delle imprese”.

È evidente, anche ai meno esperti, che il botta e risposta nasconde la preoccupazione di perdere ulteriori consensi rispetto agli avversari, in particolar modo nei confronti di chi ha fatto leva sul pericolo di “invasione” del nostro Paese da parte dei clandestino.

Come è emerso, invece, nel corso della Giornata di studio sul tema “Immigrazione, è ora di voltare pagina”, organizzata dall’ex Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, oggi parlamentare europeo nelle file del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, le cose stanno diversamente.

La domanda da porsi è la seguente: in che modo conciliare il diritto alla sicurezza dei cittadini con quello all’accoglienza imposta, innanzi tutto, dalla solidarietà umana e dalle norme del diritto internazionale? Ne abbiamo parlato con Hilarry Sedu, giovane ma esperto avvocato specializzato in contenziosi internazionali, diritto dell’immigrazione e politiche migratorie, tra i relatore più apprezzati al simposio che si è svolto all’Istituto Italiano per gli studi filosofici.

L’avvocato Hilarry Sedu

Avvocato Sedu, il Pd torna alla carica con ius culturae e ius soli. Ritiene che in questo frangente politico sia
una strada praticabile?
“Credo che sia più percorribile la strada dello ius culturae”.

Per quale ragione?
“È un’idea che porto avanti da tempo. Nel 2014 ne ho parlato diffusamente al Senato, nel corso della mia audizione davanti alla Commissione straordinaria sui diritti umani. È una soluzione mediana tra il tanto desiderato ius soli e lo ius sanguinis”.

In che senso?
“Nel corso del mio intervento ho tenuto a precisare che la cittadinanza italiana deve essere riconosciuta a quei ragazzi, nati o cresciuti in Italia, arrivati prima del 14esimo anno di età, a condizione che diano prova di aver esaurito almeno un ciclo scolastico. Credo sia il giusto compromesso tra coloro che vogliono il riconoscimento dell’automatismo della cittadinanza alla nascita e chi è contrario”.

Da cosa deriva la sua proposta?
“Dall’idea di non penalizzare oltremisura l’Italia a causa della sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo. Il fenomeno migratorio non può essere ignorato come vorrebbe qualcuno, ma va governato. Ed è indubbio che non ci possiamo permettere l’automatismo della cittadinanza italiana alla nascita.
In questo caso il minore straniero, nato in Italia o anche arrivato nel nostro Paese prima dei 14 anni, una volta raggiunta l’età del discernimento, acquista il diritto alla cittadinanza al completamento di almeno un ciclo di studi. Raggiunto questo traguardo non è più un individuo da integrare nella società, come elemento esterno, ma è già parte del sistema di relazioni. Questi sono i requisiti fondamentali per far sì che in Italia ci sia una pacifica convivenza senza scontri”.

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