giovedì, 5 Dicembre, 2019
Attualità Editoriale

Perché regolarizzare gli stranieri irregolari

Secondo alcune stime nel 2020 in Italia ci saranno circa 720mila stranieri “irregolari” costretti all’anonimato per via della loro condizione, ma perfettamente inseriti nel mondo del lavoro (nero).

Non delinquenti, né nullafacenti, come imporrebbe una certa narrazione sempre più di moda in questo frangente,  ma prestatori d’opera fantasma.

Una grande operazione di regolarizzazione e di emersione li farebbe uscire dall’ombra, determinando numerosi benefici per lo Stato. È quello che auspicano i componenti della Rete “Ero Straniero”, artefici di un emendamento che va proprio in questa direzione “offerto” a tutte le forze politiche.

Il deputato Riccardo Magi, relatore in commissione Affari costituzionali alla Camera della omonima proposta di legge di iniziativa popolare (depositata in Parlamento il 27 ottobre 2017 con le firme di ben 90mila cittadini) nel corso di una conferenza stampa ha lanciato un appello alla maggioranza che sostiene il Conte II: “Chi non ha il coraggio politico di governare in questo momento il fenomeno dell’immigrazione è destinato a subirne la versione strumentale e propagandistica”.

Filippo Miraglia (Arci) ha illustrato i molteplici benefici della proposta. A cominciare dal contributo alla fiscalità generale di un almeno un miliardo di euro, per non parlare dei tre miliardi di euro che l’emersione degli stranieri irregolari produrrebbe per quanto riguarda il gettito contributivo, dando una grande boccata d’ossigeno alle pensioni degli italiani.

A questi aspetti, più propriamente economici, vanno aggiunti i vantaggi in termini di inclusione sociale e, soprattutto, di sicurezza: non ci sarebbero più uomini e donne che si nascondono dallo Stato e di cui non si sa praticamente nulla. Si verificherebbe un po’ lo scenario della Bossi – Fini, ultima legge a prevedere una regolarizzazione. I dati ufficiali dimostrano che l’85 per cento dei regolarizzati di allora risiede ancora in Italia e non grava sui bilanci delle comunità locali.

Ovviamente non si può procedere solo con un provvedimento straordinario di emersione. A breve riprenderanno in seno alla Commissione Affari costituzionali alla Camera le audizioni sulla proposta di iniziativa popolare “Ero Straniero” che garantisce una risposta strutturale per contrastare illegalità e lavoro nero, unendo la domanda di legalità e di sicurezza dei cittadini con la tutela dei diritti di chi arriva.

L’attuale legislazione non offre altro canale di ingresso legale se non quello della richiesta di protezione internazionale (peraltro sempre più difficile da ottenere a seguito delle ultime modifiche) che passa, inevitabilmente, dai viaggi della speranza, con il dramma delle persone che continuano a perdere la vita nella traversata o rimangono, come è più volte accaduto nel recente passato, bloccate in mare per giorni.

I promotori di Ero Straniero (Casa della carità di Milano, Radicali Italiani, Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cnca, A Buon Diritto, Cild, decine di sindaci e organizzazioni, laiche e religiose) hanno pensato bene di lavorare per la regolarizzazione e l’integrazione dei cittadini stranieri attraverso misure concrete, realizzabili e di buon senso.

C’è chi riduce la politica a semplici slogan e cori da stadio e chi, invece, è consapevole che per ricoprire certi ruoli bisogna prendere delle decisioni e agire di conseguenza.

Governare, purtroppo, non è un esercizio alla portata di tutti: sono indispensabili una certa preparazione di base, una visione prospettica dei problemi e, soprattutto, il coraggio di individuare le soluzioni. Caratteristiche che, negli ultimi anni sono mancate nella gestione della emergenza migratoria, conducendoci al triste spettacolo di oggi.

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