giovedì, 18 Agosto, 2022
Il Fisco e la Legge

Scommesse sul calcio e diritti della Lega

Avvocato de’ Capitani, pochi giorni fa il Presidente della Lega Calcio da poco nominato, Prof. Lorenzo Casini, ha delineato alcuni obiettivi del suo mandato evidenziando la necessità di reperire nuove risorse per il calcio italiano. Che ne pensa?
Mi sembra che il Presidente sia partito con il piede giusto e abbia già ben chiara la traiettoria di uno sviluppo finanziario che mai come ora è necessario per garantire al calcio italiano di adeguare le sue infrastrutture e rimanere competitivo a livello internazionale, sia nelle competizioni per club, sia in quelle della nazionale, e in questo includo anche le esigenze di supportare il neonato professionismo femminile.

A cosa allude?
Beh’, più che una allusione il Presidente Casini ha fatto un riferimento molto preciso agli introiti che il calcio italiano potrebbe ricavare dalle scommesse, ispirandosi a quanto avviene all’estero.

Davvero c’è questa possibilità?
Assolutamente, lo aveva già evidenziato il Prof. Uckmar otto anni fa in un parere che gli era stato chiesto dal Presidente della FIGC e che per conoscenza avevamo sottoposto anche alla Lega stessa. Ci sono Paesi dove già da molti anni gli organizzatori di scommesse basate sul calcio devono devolvere a chi gestisce le competizioni una percentuale del loro giro d’affari.

E quali sarebbero questi Paesi?
Non serve andare lontano: in Francia c’è addirittura una norma apposta: l’articolo L333-1-1 del codice sportivo sancisce che il diritto di sfruttamento economico delle competizioni sportive, incluse le scommesse, spetta agli organizzatori della manifestazione sportiva.

E per il calcio italiano a quanto ammonterebbe, più o meno, l’introito?
Ipotizzando una percentuale di partecipazione tra l’1 e il 2%, che è quanto accade all’estero, parliamo di diverse decine di milioni ogni anno.

Ma le società di scommesse non pagano già le imposte a loro specificamente dedicate?
Sì, ma questo non esclude concettualmente la debenza di un compenso di natura civilistica-corrispettiva a loro carico e a favore degli organizzatori di manifestazioni sportive.

Tornando all’esempio francese, anche lì è prevista un’imposta sulla raccolta delle scommesse simile per base imponibile e aliquote all’imposta unica prevista dal d.lgs. 504/1998, ma questo non ha appunto impedito al legislatore d’Oltralpe di prevedere il contributo di cui dicevo.

Ma servirebbe anche da noi un intervento del legislatore?
L’introduzione di una norma sarebbe certamente opportuna per definire i dettagli e risolvere in radice i contenziosi, ma in linea generale non sarebbe strettamente necessaria: gli organizzatori delle manifestazioni sportive, e quindi nel nostro caso la Lega Calcio, devono già oggi ritenersi titolari dei diritti di sfruttamento economico, e quindi legittimati a richiedere un compenso a chiunque, sfruttando il loro lavoro, ritrae utilità economiche.

Consideri del resto che, in vista della legge di Bilancio 2021, si discuteva della possibile istituzione di un “Fondo salva calcio” destinando alla FIGC l’1% della raccolta delle scommesse sportive, che appunto supera i 10 miliardi l’anno. La relativa proposta non è stata poi approvata e, ad oggi, l’unico intervento resta quello previsto dall’art. 217 del d.l. “Rilancio”, che ha previsto la destinazione dello 0,5 per cento del totale della raccolta da scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere al “Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale” con il limite massimo di 40 milioni di euro per l’anno 2020 e 50 milioni di euro per l’anno 2021.
Si tratta tuttavia di un intervento emergenziale che si pone su un piano diverso rispetto al diritto di sfruttamento economico delle partite da parte della Lega Calcio.

Vuol dire che la Lega potrebbe anche chiedere gli arretrati?
Così avevamo scritto, nero su bianco, in tempi non sospetti.

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