mercoledì, 24 Luglio, 2024
Società

“Riformare le carceri”. Tasso di recidiva al 62%

Rapporto Antigone. Pochi i corsi di formazione per detenuti

Non c’è più tempo, “è il momento delle riforme“. Esordisce così Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone in apertura della presentazione del XVIII rapporto annuale sulle condizioni carcerarie in Italia, che naturalmente non fotografa una situazione tra le migliori. L’associazione, che dal 1998 ad oggi esegue un controllo sistematico grazie alle 2.000 visite nelle carceri italiane, descrive dettagliatamente lo stato del sistema penitenziario nella sua complessità, analizzandone le difficoltà per cercare di trovare soluzioni ottimali.

Carceri sovraffollate anche se reati in calo

Il primo problema posto dal Rapporto è quello del sovraffollamento. Sono state 54.134 le presenze dei detenuti nelle carceri nel 2021 contro le 53.364 del 2020, con un ulteriore aumento registrato a fine marzo del 2022. Nelle ultime settimane, infatti, i detenuti hanno toccato quota 54.609, dato che si traduce in un tasso di affollamento medio del 107,4%. Percentuali alte che, però, fortunatamente non corrispondono a più reati commessi. Gli ingressi nel 2020 sono stati 35.280 contro i 92.800 del 2008, cifra che nel 2021 si è stabilizzata attorno ai 36.539. Con la pandemia, infatti, abbiamo assistito a una diminuzione consistente dei reati nel 2020, in leggera risalita nel 2021, ma, comunque, in diminuzione rispetto agli anni passati. Parte del problema del persistente sovraffollamento nonostante il calo dei nuovi ingressi può essere attribuibile ai tanti reparti in ristrutturazione ma che vengono comunque conteggiati come disponibili.

Altissima la percentuale delle recidive

La seconda criticità riguarda il fenomeno della “recidività” a dimostrazione di come le carceri non stiano assolvendo al compito della rieducazione e al reinserimento sociale così come indicato dal dettato costituzionale. In tanti purtroppo ricadono negli stessi errori e, una volta tornati in libertà, ricominciano a delinquere. “Diminuiscono i reati in generale, diminuiscono i detenuti in termini assoluti ma aumenta il numero medio di reati per persona”, ha spiegato Gonnella. Al 31 dicembre 2021, dei detenuti presenti nelle carceri italiane, solo il 38% era alla prima carcerazione. Il restante 62% in carcere c’era già stato almeno un’altra volta. Il 18% c’era già stato in precedenza 5 o più volte. Tassi di recidiva, dunque, allarmanti, sui quali sarebbe auspicabile un censimento ufficiale da parte del ministero.

Pochi i corsi di formazione e gli apprendistati

Da quanto emerge, dunque, dal Rapporto di Antigone il carcere non funziona. La detenzione non aiuta il detenuto e non promuove percorsi di reintegrazione. Troppi pochi percorsi scolastici e professionalizzanti e poche opportunità di lavoro. “A dicembre 2021 – ha ricordato Gonnella – la Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario, nominata dalla Ministra Cartabia e presieduta dal prof. Marco Ruotolo, ha elaborato e consegnato un documento con tutta una serie di riforme che si potrebbero fare in maniera piuttosto rapida. Inoltre la recente nomina di Carlo Renoldi alla guida del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria apre una prospettiva importante da questo punto di vista. Ci auguriamo che si sappia cogliere quest’occasione e si portino avanti tutte le riforme di cui il carcere italiano ha urgente bisogno“.

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