martedì, 28 Giugno, 2022
Esteri

Minaccia continua e fuga da Mosca

Non passa giorno che il capo del Cremlino non scaraventi -insieme ai suoi missili sull’Ucraina- una valanga di minacce sempre più apocalittiche sul mondo intero. Un’esibizione muscolare come se la politica internazionale fosse un ring da wrestling.

In genere, chi si sente forte e in posizione di vantaggio non minaccia ma agisce. Putin invece si comporta come se volesse incutere timore, seminare ansie e terrorizzare quelli che lui definisce “ostili” e che erano tanto ostili da essere i suoi migliori clienti per il gas.

Come autocrate Putin sa il fatto suo. Come psicologo non è un granché, perché ogni volta che alza la voce invece di indebolire il fronte dei suoi avversari ottiene il risultato contrario. I destinatari delle sue minacce si compattano sempre di più e non si lasciano intimidire.

Forse gli sarà sfuggito che avant’ieri nella base militare di Ramstein in Germania i ministri della Difesa riuniti non erano solo quelli della Nato (30) ma ce n’erano altri 10. Come dire che se voleva indebolire la Nato ha coalizzato intorno all’Alleanza Atlantica anche altri Paesi che non ne fanno parte Svezia, Finlandia, Australia, Nuova Zelanda, Giordania, Israele, Liberia, Marocco, Kenya e Tunisia.

Impegnato a scrivere parole di fuoco, Putin non si accorge della frana che sta sgretolando l’establishment russo. Chi può fugge da Mosca e non si tratta solo di giovani che non vedono un futuro in questa Russia isolata dal mondo. Sono anche manager pubblici e privati di alto livello e imprenditori che non vogliono condividere la follia in cui Putin ha trascinato il suo Paese.

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