domenica, 12 Luglio, 2020
Attualità

Il modello “Vot’Antonio” della comunicazione politica

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Il desiderio nascosto di ogni politico che non sappia bene cos’è la democrazia è quello di avere un megafono a disposizione da attivare, più o meno come il Totò di “Vot’Antonio” a proprio piacimento e senza dover dar conto a nessuno di quello che dice, di come lo dice e di quando lo dice. Si tratta di una insana tentazione di fare tutto da soli, senza filtro e senza mediazione, in modo da far arrivare alla gente qualsiasi tipo di messaggio senza curarsi se ciò che si dice abbia o non abbia un senso, sia vero o falso.

I giornalisti politici, che per mestiere si occupano di raccogliere e rielaborare le notizie e di realizzare le interviste, sono considerati da questa genìa di politicanti un incomodo. Ai giornalisti indipendenti preferiscono i replicanti automatizzati dei loro messaggi o “redattori asta” reggitori di microfoni e telecamere per raccogliere dichiarazioni senza consentire alcuno spazio di domanda o interlocuzione.

Destò molto scandalo nel 1994 la pretesa di Silvio Berlusconi, da poco diventato politico e presidente del Consiglio, di inviare alle redazioni dei Tg della Rai le videocassette preconfezionate con le sue dichiarazioni. Sembrava già un’aberrazione… Ma siccome al peggio non c’è mai limite da un paio di anni in qua sui social network stiamo assistendo allo scempio della comunicazione politica.

Con la scusa di voler “parlare direttamente al popolo” i politicanti approfittano delle possibilità offerte dai social per scavalcare completamente i giornalisti. Cominciano la mattina presto a twittare in modo da dettare l’agenda della giornata, poi si mettono di fronte ad un cellulare per una serie di selfie di circostanza e/o per registrare una loro dichiarazione che viene inviata direttamente a followers o “amici” o “gruppi” senza alcuna interlocuzione con i giornalisti. In pratica, l’informazione politica se la fanno su misura e senza contraddittorio col vantaggio di non doversi sottoporre alla scomoda presenza del giornalista che può fare domande, segnalare incongruenze e contraddizioni nel pensiero e nei comportamenti del politicante.

Qualche sprovveduto pensa che in questo modo l’informazione politica senza filtro e senza freni sia più autentica, originale e non manipolata, pertanto, più democratica.

In realtà è esattamente il contrario. Il politicante, sia anche un capo di Stato o un capo di partito, che parla da solo e scrive e dice quello che vuole senza la mediazione giornalistica è uno che viola le regole della democrazia e abusa dell’opinione pubblica per manipolarla e tentare di metterla sotto il suo controllo.

Troppo comodo lanciare messaggini o registrare video sottraendosi a qualsiasi forma di interlocuzione che possa essere scomoda o che costringa a uscire da formule demagogiche e turlupinanti! E, infatti, ad usare questo modo scorretto di comunicare scavalcando sistematicamente i giornalisti sono proprio personaggi che non amano particolarmente il pluralismo, la democrazia, la libertà e auspicano modelli in cui la stampa sia relegata negli scantinati in modo che loro possano fare e dire quello che vogliono.

Contro questo osceno malcostume comunicativo ovviamente non ci possono essere rimedi normativi: non si può vietare a nessuno di dire quello che vuole purché non leda la dignità altrui. Ma una cosa i giornalisti politici potrebbero farla: non dare spazio alla comunicazione politica fatta col modello “Vot’Antonio”.

I giornalisti televisivi dovrebbero rifiutarsi di mandare in onda le autointerviste o le dichiarazioni rilasciate senza la loro presenza, a meno che non ci siano ragioni di particolare urgenza o si verifichino circostante tali per cui quella modalità era l’unica che poteva essere usata. Nessun giornalista è obbligato a ritrasmettere messaggi che sono peraltro già stati diffusi su Facebook o Twitter a meno che non costituiscano una notizia importante. Compito dell’informazione è dar conto del contenuto -ammesso che ci sia- di ciò che dicono i politici non di qualsiasi emissione di fiato o recitazione fatta da politicanti a mo’ di comizio o esternazione solipsistica. Non basterà ma certamente farà capire che i giornalisti sono candì da guardia non cagnolini da salotto o da riporto…

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