martedì, 12 Novembre 2019
Politica

Semplificare? Si può. Una proposta

Ci sono alcune riforme che non costano niente e addirittura fanno risparmiare eppure non vengono mai realizzate.

Prendiamo in esame quella della semplificazione della burocrazia. Non è roba da piccolo cabotaggio ma una grande riforma che ha molti obiettivi: rendere la vita quotidiana dei cittadini più semplice, facilitare le attività delle imprese, del commercio e delle professioni, far risparmiare tempo e denaro a tutti, dare più efficienza e competitività al sistema Paese, far realizzare opere pubbliche di grande rilievo e far aumentare l’occupazione e la creazione di ricchezza nazionale, trasformare il rapporto tra cittadini e Stato da un percorso pieno di trappole in una collaborazione piacevole e leale.

Quali sono le controindicazioni per una riforma della burocrazia che ha tutti questi vantaggi? Nessuna. E allora perché non viene mai realizzata?

La risposta non è semplice. Si tratta di una riforma complessa che richiede la conoscenza dettagliata di tutte le norme, regolamenti, circolari e procedure che nel corso degli anni sono diventati come una inestricabile savana in cui ci si perde con facilità. Questo è avvenuto per svariati motivi: un pessimo modello di normazione che non cancella le norme in contrasto con le nuove o superate da esse, un’eccessiva frantumazione di poteri e competenze, una scarsa attenzione alle conseguenze reali della regolamentazione e l’illusione che rendendo tutto più complicato è più facile lottare contro il malaffare, la corruzione con maggiori garanzie per tutti. Risultato, la paralisi.

L’eccesso di burocrazia ha creato piccoli feudi di potere ognuno dei quali geloso delle proprie competenze e incurante del danno complessivo provocato dalla difesa del proprio orticello. Inoltre, questa feudalizzazione dell’amministrazione pubblica ha generato una sorta di deresponsabilizzazione collettiva, per cui essendo le decisioni “frantumate”, nessuno è mai responsabile di nulla ma ciascuno è geloso del proprio potere.

Immaginare che la burocrazia si autoriformi è pura stupidità. Occorre innanzitutto una visione politica del problema e poi un intervento politico su questa materia senza delegare alla burocrazia la riforma di sé stessa.

Per uscire da questo circolo vizioso c’è una possibilità concreta. Il Governo dovrebbe costituire una commissione non pletorica di cui facciano parte tutti i soggetti del mondo della produzione, del commercio, delle professioni, della rappresentanza di consumatori e cittadini incaricata di esaminare caso per caso tutti i grovigli burocratici in cui quotidianamente si imbattono. Questa commissione, con l’aiuto di esperti che non facciano parte della Pubblica Amministrazione, dovrebbe elaborare un elenco di tutte le norme da eliminare o correggere in modo organico per snellire le procedure. Ultimato questo lavoro, che in 6 mesi potrebbe essere svolto in modo intenso e proficuo, toccherebbe al Governo emanare per i casi più urgenti e semplici uno o più decreti legge per gli altri una legge ordinaria con corsia preferenziale da approvare definitivamente nel giro di 6 mesi. Ovviamente ci saranno questioni sulle quali la competenza non è esclusiva dello Stato e andrà cercata una intesa e con le Regioni e questo potrò allungare i tempi di qualche mese. Impossibile? E perché mai? Certo ci saranno le resistenze della burocrazia, molti grideranno al rischio che alcuni posti di lavoro in tanti uffici potrebbero non esistere più, qualcuno si straccerà le vesti dicendo che con la riforma le organizzazioni criminali avranno più possibilità di infiltrarsi nello Stato etc… Tutti alibi di comodo. Ci sono settori della Pubblica Amministrazione sottodimensionati e altri sovradimensionati: basterebbe spostare chi non avrà più nulla da fare da una parte all’altra, previa formazione. Penso alla cronica carenza di personale amministrativo nella giustizia, ad esempio. 

Un Governo capace di prendere un’iniziativa così coraggiosa passerebbe alla storia e sarebbe amato dalla stragrande maggioranza del Paese.

Ovvio che fare selfie, messaggi sui social, interviste nei salotti televisivi, dichiarazioni quotidiane è più facile che sedersi al tavolo della grande riforma burocratica e per sei mesi lavorare seriamente per sciogliere i nodi che strozzano la vita quotidiana di noi tutti… Ma questo non significa amare il proprio Paese.

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