mercoledì, 8 Febbraio, 2023
Agroalimentare

Crisi alimentare. Giansanti (Confagricoltura): l’Ue faccia di più, necessario aumentare produzione e ridurre i prezzi

La crisi alimentare può essere scongiurata riducendo i costi delle materie prime, arginando le speculazioni e cercando di incentivare nuove produzioni di cereali. Per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, i rischi di una carenza alimentare sono dietro l’angolo perché le misure varate dall’Unione europea appaiono solo capaci di fare un primo argine. Ora però è necessario fare di più.

Aumentare le coltivazioni

“Il pacchetto di misure per l’agricoltura formalmente varato dalla Commissione europea”, osserva Giansanti, “è una prima risposta per limitare le conseguenze economiche della guerra in Ucraina”.
“Sarà possibile contenere in qualche misura l’aumento senza precedenti dei costi di produzione ed aumentare i raccolti di cereali e colture proteiche”, propone il presidente di Confagricoltura, “Saranno, però,
necessari nuovi interventi per contribuire ad evitare situazioni di crisi alimentare a livello internazionale”.

Crollo di 20 milioni di tonnellate

Secondo le stime della Commissione europea, le esportazioni di grano dall’Ucraina potrebbero ridursi di circa 20 milioni di tonnellate nella campagna di commercializzazione 2022-2023.
L’export ucraino incide per il 10% sul mercato mondiale del grano. Per il mais si sale al 15%. I Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente sono particolarmente dipendenti dai raccolti dell’Ucraina per soddisfare il
fabbisogno alimentare interno.
“In questo quadro decisamente critico”, evidenzia il presidente di Confagricoltura, “l’Unione europea è chiamata a salvaguardare tutto il potenziale produttivo dell’agricoltura. La flessibilità autorizzata
quest’anno dovrà essere estesa al 2023”.

Ridurre costi e speculazione

Un antro impegno che Confagricoltura chiede al Governo all’Unione è quello di vigilare sui prezzi e le filiere internazionali che spesso hanno un effetto domino sui prezzi.
“A livello internazionale”, conclude Giansanti, “sarebbe opportuno limitare il ruolo che i ‘futures’ sui prodotti agricoli di base stanno
avendo sull’andamento delle quotazioni reali. Quelli relativi al grano
hanno fatto registrare un aumento del 70% dal 24 febbraio, giorno
dell’invasione dell’Ucraina”.

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