martedì, 28 Giugno, 2022
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Bandi del Pnrr a rischio. Le anticipazioni del 10% una mina per Comuni e imprese

Nonostante tutta la propaganda politica che si è fatta e si sta facendo ancora sui fondi che dovrebbero arrivare dall’Europa sul nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, tutti gli avvisi pubblici e i bandi di invito ad avvalersi delle risorse messe a disposizione dal Piano, contengono un vulnus insuperabile sia per gli Enti Locali che per le Imprese che dovrebbero avvalersene. Infatti i bandi pubblicati prevedono che a fronte del finanziamento di cui si è maturata l’aspettativa di diritto per la bontà del progetto presentato, sia versata ai soggetti aggiudicatari, una anticipazione di circa il 10% dell’importo finanziabile e che il resto sarà versato a rate (di solito tre), dopo la presentazione del rendiconto dell’anticipazione e dello stato di avanzamento lavori, che deve essere anticipato dal beneficiario.

Vi facciamo un esempio: se un Comune, per la ristrutturazione del suo Borgo Storico prevede un investimento di € 1.600.000, riceverà a titolo di anticipazione € 160.000, e dopo aver utilizzato questa prima anticipazione dovrà presentarla a rendicontazione per l’ammissibilità delle spese sostenute; ad avvenuta accettazione della rendicontazione potrà iniziare a spendere, anticipandone i costi, per gli stati di avanzamento lavori per gli investimenti, almeno un 20%: circa € 320.000; ora, a prescindere dell’incongruità tecnico-amministrativa dell’anticipazione, nessun Comune, oggi, è in grado di sostenere un’anticipazione, che se pur piccola come questa dell’esempio, rappresenta comunque una liquidità indisponibile. Anche perché questa anticipazione pubblica sarà ristorata al Comune solo dopo le verifiche della rendicontazione e dell’ammissibilità delle spese. E nel frattempo?

Se il Comune deve rispettare i tempi del cronoprogramma deve iniziare ad anticipare anche i costi del secondo stato di avanzamento lavori, quindi, ancora altre uscite senza una copertura certa: infatti qualche spesa potrebbe essere considerata inammissibile, e non perché gli Enti non sappiano ben lavorare ma perché la farraginosità delle rendicontazioni sono rimaste quelle che erano: si è tanto detto che si sarebbe riformato il Codice degli Appalti ma siamo ancora lì. Ora che serviva una semplificazione vera, per approfittare dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, siamo senza riforma (questa sì che era una riforma urgente) e conseguentemente non siamo stati in grado di mettere i Comuni nelle condizioni di rispondere ai bandi, e quelli che lo fanno, talvolta, non si sono neppure ben resi conto della complessità della gestione del finanziamento.

Ci auguriamo che il Governo voglia rivedere le modalità di trasferimento dei fondi assegnabili ai soggetti proponenti, inserendo clausole che possano consentire loro di accedere ad un credito di scopo, presso qualche Istituto di credito convenzionato, che possa consentire le spese inerenti gli stati di avanzamento lavori e magari far acquisire, dagli Istituti, il credito vantato dagli Enti Locali.

Anche le imprese, per le quali i bandi prevedono partnership pubblico-privati virtuose, non si trovano in condizioni migliori: dopo due anni di sofferenza finanziaria da Covid, che seguiva comunque anni difficili, non hanno di certo disponibilità finanziarie in grado di coprire le anticipazioni degli stati di avanzamento lavori.

Abbiamo sentito Enti Locali e imprenditori che di fronte alla problematica finanziaria che abbiamo esposto hanno alzato le spalle, ci hanno guardato con tristezza e ci hanno detto che siamo alle solite: Il PNRR è una faccenda per ricchi, per chi del Covid ha saputo approfittare e che ora ha liquidità in esubero. Ma non sono poi così tanti. Pazienza, un’altra occasione persa.

E sarà dura da recuperare se non si farà capire ai burocrati di Stato che non debbono pensare esclusivamente alla loro tutela ma anche, e forse soprattutto, alla concreta possibilità di far arrivare i fondi a destinazione.

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