giovedì, 26 Maggio, 2022
Società

Intervista ad Elisabetta Aldrovandi, presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime. Troppi benefici a chi commette gravi atti di violenza

Quali sono gli ambiti di attività della vostra associazione?
L’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime è un’associazione che raccoglie al suo interno decine di vittime di reati violenti, tra persone che sono state uccise e i loro familiari. La nostra attività è essenzialmente istituzionale. Partecipiamo alle audizioni in Commissione giustizia, alla Camera e al Senato, su Disegni di legge che riguardano le vittime. Per esempio, siamo stati invitati quando si è trattato di discutere del Disegno di legge relativo alla “Riforma del rito abbreviato” per evitare sconti di pena automatici, come nel caso dei reati puniti con l’ergastolo, così come quando si è discusso del Disegno di Legge che ha introdotto il “Codice rosso”.

Voi avete ottenuto risultati significativi da queste battaglie?
Devo dire di sì, perché la “Riforma del rito abbreviato” è diventata legge a maggio 2019, così come nel caso della Legge 69 del 2019 che ha introdotto il Codice rosso con una serie di reati, come l’omicidio d’identità, cioè lo sfregio permanente del viso con sostanze corrosive, che ha sostituito le lesioni gravissime, prevedendo una pena elevata da 8 a 14 anni.

La prossima battaglia?
La prossima battaglia è quella d’introdurre l’obbligatorietà del lavoro in carcere per i detenuti, con la devoluzione automatica di una parte dello stipendio in favore delle vittime, perché noi riteniamo fortemente che il lavoro sia un elemento di riabilitazione e rieducazione per chi commette gravi reati ed è necessario che la vittima ottenga il giusto risarcimento per il danno patito.

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato nello svolgimento dell’attività?
Ci sono difficoltà ideologiche, ostacoli derivanti dal fatto che si tende a considerare che chi commette un grave reato sia una vittima di una società ingiusta, quando noi tutti siamo dotati di libero arbitrio, quindi possiamo decidere se seguire la strada giusta o intraprendere quella sbagliata. Spesso e volentieri ci sono delle leggi che vengono stratificate una dopo l’altra, e consentono molti benefici anche a chi commette gravi reati.

C’è stato un aumento dei casi di violenza legati al periodo della pandemia?
Assolutamente sì, sono aumentati moltissimo i casi di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale, perché la coabitazione forzata di nuclei familiari e di coppie che già avevano dei problemi, magari latenti, di violenza all’interno della famiglia, ha favorito il verificarsi di tanti episodi. Durante il 2020 si sono più che moltiplicate le telefonate al 1522 che è il numero nazionale antiviolenza.

Da questo punto di vista l’Italia rispetto ad altri Paesi europei è meglio attrezzata o no?
Ci sono Paesi nord-europei che sono più attrezzati nel prevenire questa forma di violenza. soprattutto all’interno del nucleo familiare. In Italia la situazione è in via di sviluppo, tra forme di prevenzione come il Codice rosso che possono effettivamente aiutare le vittime e forme di sanzione che spesso e volentieri quando si tratta di reati con maltrattamenti in famiglia oppure violenza sessuale, per arrivare addirittura all’omicidio in ambito domestico, non sono sufficientemente afflittive e riabilitative.

Che consiglio darebbe ad una persona vittima di violenza?
Non deve isolarsi, non deve vergognarsi, deve capire di essere vittima di violenza attraverso segnali che possono sembrare impercettibili e deve denunciare, parlandone con amici, parenti e conoscenti, rivolgendosi con fiducia alle forze dell’ordine affinché siano attivati il più presto possibile tutti gli strumenti a sua tutela.

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