martedì, 12 Novembre 2019
Esteri

Russia e Turchia, accordo sulla Siria

All’inizio della settimana, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Sochi, in Russia, dove i due leader hanno negoziato i contorni di una Siria post-americana. Ora che le truppe americane si sono ritirate sul serio, Mosca e Ankara sembrano aver raggiunto un accordo per pattugliare congiuntamente un’area della grandezza di almeno venti miglia nel nord della Siria. Le truppe russe stanno già pattugliando la zona di Kobani.

I militanti curdi hanno iniziato a sgomberare, a seguito di attacchi aerei e di artiglieria da parte dell’esercito turco e di un’offensiva lanciata dai ribelli appoggiati dalla Turchia. I colloqui tra Putin ed Erdogan probabilmente si sono focalizzati anche su cosa fare della situazione nella provincia siriana di Idlib, dove combattenti ribelli e jihadisti sostenuti dalla Turchia legati ad al-Qaeda rimangono rinchiusi.

I recenti sviluppi in Siria sono stati indicati come una vittoria da parte dei Russi. D’altro canto, Putin ha davvero superato i suoi rivali nel tentativo di aumentare la sua influenza in Siria, tuttavia ci sono anche aspetti negativi per la Russia, che, ora, ha la responsabilità e la pressione di gestire la parte finale di quella che è stata una breve guerra civile.

l cosiddetto Stato islamico ha riacquisito un nuovo slancio, la questione curda rimane una questione aperta e gli obiettivi della Turchia potrebbero sovrapporsi a quelli della Russia in alcune aree, ma ci sono anche aree di disaccordo. Inoltre, operare in spazi così ravvicinati potrebbe aumentare le possibilità di cattiva comunicazione, come è accaduto con il bombardamento di un convoglio turco alla fine di agosto di quest’anno. Infine, se l’Iran continua a cercare di utilizzare il territorio siriano come base da cui provocare Israele, gli israeliani hanno chiarito che non esiteranno a lanciare attacchi contro l’Iran, Hezbollah o qualsiasi altra entità che ritenga una minaccia, non importa dove operano queste forze.

Putin ha dichiarato che si tratta di un” importante accordo per la Siria”.

È indubbio che i Russi, con il loro implacabile bombardamento su civili siriani e il sostegno allo spietato dittatore Bashar al-Assad, abbia acquisito il ruolo di forza moderatrice in questo conflitto e questo rappresenta un grande successo in termini propagandistici.

Nel frattempo, dopo anni di combattimenti contro lo Stato islamico, le truppe statunitensi sono state “salutate” da lanci di pietre e patate da parte di civili curdi mentre le forze si ritiravano dalle aree lungo il confine turco-siriano. Un tweet del presidente Trump secondo cui le truppe USA sarebbero rimaste in Siria solo per proteggere le installazioni petrolifere ha ulteriormente offuscato l’immagine americana in quella che è stata definita una decisione affrettata e impulsiva di ritirarsi, una mossa garantita per ridurre ulteriormente l’influenza di Washington nella regione. Abbandonando i curdi, anche gli Stati Uniti hanno subito un duro colpo alla loro immagine,

La Russia ha propagandato, ormai diffusamente il suo ruolo di mediatore, sollecitando tutte le parti interessate a rimanere concentrate sul processo di Astana (n.d.r. processo di pace per la guerra civile siriana messo in atto a partire dal dicembre 2016 dalle diplomazie di Russia, Turchia e Iran, complementare a quello ufficiale di Ginevra), con una riunione del comitato costituzionale prevista per fine ottobre.

La mossa finale per Mosca è utilizzare il recente accordo con Erdogan per consolidare i “guadagni” in Siria e soprattutto il futuro del suo principale cliente, il regime di Assad. La Turchia sarà più propensa ad aderire alla pressante negoziazione russa affinché Ankara assuma una posizione meno ostile nei confronti di Assad  a patto che  la Turchia sia in grado di rimandare i rifugiati siriani, sfuggendo allo stesso tempo alle sanzioni economiche statunitensi e raggiungendo il suo obiettivo generale di indebolire i curdi.

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