lunedì, 25 Maggio, 2020
Sanità

Sanità, liste e longevità il Sud sprofonda

“Sbalordiscono le differenze tra tempi di accesso nel pubblico e in intramoenia per alcune prestazioni: in Sicilia per una colonscopia si attendono 157 giorni nel pubblico e 13 in intramoenia; in Liguria per una visita oculistica si va dai 58 giorni del canale pubblico agli 8 del canale intramurario; anche in Emilia Romagna per una gastroscopia si va dai 45 giorni nel pubblico ai 6 giorni in intramoenia”. Se ad essere “sbalorditi” sono gli analisti di “Quisanità”, per il semplice cittadino trovarsi di fronte all’ultimatum: o paghi o attendi; deve essere un vero choc sapere che se hai possibilità ci sono tempi rapidissimi se non hai risorse bisogna mettersi solo in fila. Si potrebbe dire che la sanità malgrado i balzi tecnologici dei strumenti diagnostici, i budget elevati che l’intero sistema assorbe mandando in tilt i bilanci delle Regioni, e l’impegno di medici e lavoratori, le differenze di “classe” rimangono e a fare la differenza sono i soldi.

Le liste di attesa sono definite una “giungla” per le marcate differenze su tempi e trasparenza nelle varie regioni. “Più di un cittadino su due, fra quelli che si rivolgono al nostro servizio di consulenza ed informazione PiT Salute”, sottolinea Quisanità, “denuncia difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie a causa delle liste di attesa. Secondo un Rapporto presentato da Istat a novembre 2018, una percentuale non irrilevante di cittadini rinuncia alle cure per i lunghi tempi di attesa: ciò avviene soprattutto per le visite specialistiche”. A fornire una mappa dettagliata della sanità italiana è l’Osservatorio civico che ha reso noti i dati attraverso Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. In una prima sintesi la ricerca mette in evidenza che il Sud è indietro su screening oncologici e consumo di farmaci equivalenti.

Le Regioni, inoltre, che non hanno ancora adottato il Piano cronicità sono quattro. Mentre le mancate coperture vaccinali riguardano il sud e in parte anche il nord. Poi oltre alle disuguaglianze ci sono i ticket e i supertiket anche se in questo ultimo caso il Governo 5s-Pd ha deciso di evitare l’introduzione di nuovi balzelli in particolare per le visite specialistiche.

“Con l’eliminazione del superticket, prevista per il 2020, si compie un primo importante passo”, spiega Anna Lisa Mandorino, vice segretaria generale di Cittadinanzattiva, “occorre però far fronte alle disparità nell’esigibilità dei Lea (Livelli essenziali di assistenza) con cui i cittadini devono fare i conti: per questo chiediamo, tra le altre cose, che si dia piena attuazione al Piano nazionale di Governo delle liste di attesa, attraverso un monitoraggio della sua applicazione, e che le organizzazioni civiche siano coinvolte nel Piano nazionale cronicità. Allo stesso tempo chiediamo che i cittadini e le organizzazioni di cittadini e pazienti siano coinvolti in un percorso di partecipazione sulle proposte di autonomia differenziata”.

In questo contesto già difficile l’autonomia differenziata tra Regioni, così come chiesto da alcuni governatori del nord, metterebbe ancora più in difficoltà la sanità del sud, con un taglio di trasferimenti finanziari statali. “Per mitigare i possibili effetti perversi dell’autonomia”, propone Anna Lisa Mandorino, “andrebbe approvata la proposta di riforma costituzionale, lanciata da Cittadinanzattiva con la campagna #diffondilasalute, che intende integrare l’art.117 nella parte relativa alle materie di legislazione concorrente, per rafforzare e restituire centralità alla tutela del diritto alla salute del singolo cittadino”.

Altro tema analizzato è quello della aspettativa di vita, dopo gli anni dell’ottimismo sulla longevità degli italiani, oggi si è di fronte a differenziazioni anche notevoli tra una regione e l’altra. Con il Meridione che è al fu sotto della media nazionale, non solo per longevità ma anche per accuratezza e spesa dei servizi sanitari.

“Le regioni meridionali”, rivela il rapporto diffuso da Cittadinanzattiva,”si collocano al di sotto della media nazionale rispetto alla speranza di vita alla nascita con 81,9 anni, mentre il settentrione si attesta sugli 83,2.

Le regioni che mostrano una speranza di vita alla nascita più lunga sono il Trentino Alto Adige con 83,8 anni e il Veneto con 83,4 anni. Le regioni peggiori sono la Campania (81,1) e la Sicilia (81,6). Queste differenze emergono in modo più marcato se consideriamo la speranza di vita in buona salute. I cittadini nati in Calabria nel 2017 hanno una aspettativa di vita in buona salute di 9 anni e 1 mese inferiore a quelli nati in Emilia-Romagna e rispetto al Trentino Alto Adige addirittura di 15 anni inferiore”. Lo studio mette il luce come l’Italia spenda meno di altri Paesi Ue, in sanità e servizi assistenziali.

“La nostra spesa sanitaria pro capite, fissata a 2551 euro mostra che spendiamo meno della media europea, oltre che di Germania, Olanda, Francia, Regno Unito e, quest’anno, anche di Malta”, sottolinea l’approfondimento realizzato da l’Osservatorio civico, “nel 2017 la spesa totale era pari a 154,5 miliardi di cui 117,2 pubblica e 37,3 privata. La quota di spesa a carico delle famiglie è stimata di peso superiore a quello della Germania, in linea con quella rilevata in Francia, inferiore al livello raggiunto in Spagna e Portogallo”. Infine, per tornate alle liste d’attesa c’è anche da parte di alcune Regioni la poca trasparenza nel fornire i dati attraverso la pubblicazione sui loro portali. “La Calabria non fornisce alcuna informazione; Campania, Sicilia ed Umbria rimandano ai siti web delle aziende sanitarie, senza fornire dati aggregati e comparabili; Abruzzo, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto e P.A. di Trento rendono disponibile solo l’archivio storico e la frequenza di aggiornamento dei dati è estremamente variabile; le rimanenti 9 regioni – Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle D’Aosta e P.A. di Bolzano – dispongono invece di portali interattivi”.

In ambito oncologico, sottolinea Cittadinanzattiva, per un intervento per tumore al polmone si attendono circa 13 giorni in Basilicata, oltre 46 nelle Marche. Per un intervento di tumore alla mammella i tempi migliori si registrano in a Bolzano e in Calabria (18 giorni) mentre i tempi più lunghi sono in Sardegna (40,6).

Per il tumore all’utero i tempi d’attesa variano tra i 16,2 giorni nella P.A di Bolzano e i 37,5 della Toscana. Per il tumore al colon retto, si va dai 14,4 giorni di attesa per l’intervento in Puglia ai 38,5 della Sardegna. Per il tumore alla prostata, la variabilità è ancora più marcata: dai 13,8 giorni di attesa in Molise agli 85,5 dell’Abruzzo.

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