venerdì, 10 Luglio, 2020
Attualità

Pasta per tutti, l’Italia campione nel mondo

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È accaduto venerdì 25 ottobre ed ha avuto una risonanza mondiale. Una giornata dove si è fatto il punto planetario su una aspetto della Italianità che oltre a “pizza e mandolino” ci ha resi famosi nel mondo: si tratta del “C’è pasta per te. Giornata mondiale della pasta”, che avrà con dibattiti, incontri conviviali, e approfondimenti un seguito per mesi con relative ricette e divulgazioni scientifiche su più versanti: economico, gastronomico (si discuterà di pasta in 3D e condita con gli insetti), e, ancora, il suo ruolo in agricoltura, fino all’impatto ambientale.

L’evento, organizzato dall’International Pasta Organization, “celebra il ruolo di questo alimento”, spiegano i promotori che in Italia è la Coldiretti, “nel nutrire tanti popoli diversi e la sua capacità di adattarsi a ogni cultura”. Da 21 anni, la Giornata Mondiale della Pasta racconta il piatto principe della dieta Mediterranea. Al centro del racconto, naturalmente, c’è l’eccellenza italiana della pasta come simbolo del mangiar bene fatto di ricerca, emozione e creatività. “Il mondo sembra innamorato della pasta”, rivela la Coldiretti che ha scandagliato l’argomento in tutti i suoi aspetti con delle note stampa, “tanto che in 10 anni il suo consumo è quasi raddoppiato passando da 9 milioni a 15 milioni. L’Italia resta il punto di riferimento per questo alimento.

Con oltre 3 milioni di tonnellate di pasta prodotte, l’Italia si conferma anche nel 2018 leader mondiale nel mercato della pasta, davanti ad Usa, Turchia e Brasile”. C’è un dato significativo almeno per il nostro orgoglio e i conti della bilancia commerciale, esportiamo in oltre 200 i paesi la nostra pasta, e addirittura, oggi circa 1 piatto di pasta su 4 nel mondo e tre su quattro in Europa sono prodotti con pasta italiana. Insomma quanto a pasta siamo imbattibili. In casa nostra, inoltre, malgrado l’offensiva di fast food, di cibo orientale e arabo, la pasta resta un punto fermo nei menù della tavole. La Coldiretti ci rassicura con un calcolo di consumo pro capite: l’italiano ne consuma 23 Kg l’anno, con “buon distacco” sui consumatori di Tunisia (16 Kg), Venezuela (12 Kg) e Grecia (11,2 Kg).

La storia della pasta inoltre non è stata scalfita dalle mode, dai cambi di generazioni, dagli stili di vita. La pasta detiene lo scettro dell’immutabilità, i produttori sono riusciti a tener passo a ogni innovazione di prodotto e di gusto. Fino agli ultimi, seguitissimi, trend salutistici. È ancora vivo, inoltre, il dibattito sulle sue origini, da secoli, infatti, si discute se la pasta sia stata introdotta nell’alimentazione quotidiana dai cinesi o dai siciliani. In effetti entrambe le culture l’hanno generata nei secoli, in modo quasi parallelo e indipendente, con ingredienti e tecniche differenti.

Per questo l’attuale edizione della Giornata Mondiale della Pasta ha voluto riunire pastai ed esperi del food per provare a tracciare il futuro di questo alimento sempre attuale.

Di certo in Italia la pasta era già conosciuta ai tempi degli etruschi, dei greci e dei romani. “A Cerveteri”, informa la Coldiretti, “nella tomba della Grotta Bella, risalente ai un periodo tra il X e il IX secolo a.C. sono stati ritrovati dei rilievi che raffigurano gli strumenti ancora oggi in uso per la produzione casalinga della pasta, come spianatoia, matterello e rotella per tagliare”. Facendo un salto di storia dai romani agli arabi, poi il medio evo, per arrivare alla pietanza che salvò intere popolazioni assediate da pestilenze e carestie. Il consumo di massa avvenne nel’600 e partì da Napoli. Per la povertà la pasta era condita solo con il formaggio, raramente con qualche carne o con delle spezie. “L’accoppiamento”, ricorda nel suo studio la Coldiretti, “con il pomodoro avviene solo all’inizio del 1800, in particolare quando nel 1837 viene pubblicata la ricetta “vermicelli con la pummadora” in un libro di cucina scritto da Ippolito Cavalcanti.

Dopo l’unificazione d’Italia la pasta diventerà il simbolo dell’italianità anche fuori dalla città di Napoli. Dal passato al futuro. Cosa ne sarà della pasta nel 2050? L’Unione Italiana Food ha provato a tracciare le tendenze con l’aiuto di esperti: professori universitari, esperti in sostenibilità, giornalisti, medici nutrizionisti, pastai, designer, chef, food blogger, esperti di scenari futuri dell’alimentazione; che hanno tenuto il “pasta summit” e ha individuato sei caratteristiche della pasta del futuro. Questi i risultati: nei prossimi 30 anni gli spaghetti al pomodoro continueranno a rappresentare il cibo della convivialità, la voglia di divertirsi mangiando e l’Italia esporterà ancora l’unicità e la qualità della pasta di grano duro.

La pasta sarà contaminata dall’interesse crescente per le diete a base vegetale e per la sostenibilità ambientale. La pasta, quindi, incontrerà sempre di più i prodotti dell’orto, inoltre, si ”contaminerà”con altre culture e tradizioni enogastronomiche del mondo e sarà un cibo “Ego Food”, ossia su misura del consumatore di ogni parte del mondo. Sulla futura innovazione, infine, c’è da temere almeno in Italia qualche perplessità. Ora innovazione significa pasta integrale, con semole di legumi, al farro, al kamut. Ma il futuro potrebbe riservarci ancora dell’altro, e sarà dura, c’è infatti chi propone “tagliatelle alla spirulina o inizia a sperimentare pennette agli insetti e pasta 3D”. Forse allora ci sarà uno spartiacque tra gli italiani – una vera divisione “Italia Sì Italia No” – tra quanti difenderanno il classico spaghetto al pomodoro, e chi proporrà le linguine ai grilli e larve di bachi.

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