lunedì, 15 Agosto, 2022
Economia

Conti correnti, contante e immobili nel mirino del fisco anti-evasione

Un piano anti evasione che l’Agenzia delle entrate mette a punto per recuperare 3 miliardi entro il 2022 e intercettare 100 mila contribuenti su cui pende un dubbio di “fedeltà”. Il tutto, come previsto dal Piano
nazionale di Ripresa per ridurre quella finanza sommersa calcolata sui 10 miliardi l’anno. A fare luce sarà l’Agenzia – in sinergia con la Guardia di finanza- sulle “anomalie” che salteranno fuori dallo scandaglio di conti correnti che non avranno più segreti. A capo delle verifiche solo un freddo algoritmo che selezionerà le zone d’ombra di operazioni ritenute dubbie, come depositi che crescono in modo incongruo, bonifici di un certo valore, movimenti anomali tra somme dichiarate e quelle movimentate per acquisti. Anche le proprietà immobiliari e societarie saranno passate al setaccio. Una volta intercettate le presunte anomalie saranno verificate e, successivamente contestate al “soggetto” finito nel mirino. Ma il cittadino potrà ora spiegare se le incongruenze sono frutto di una attività lecita. Toccherà a lui per paradosso “l’onere della prova”.

I molti modi dei controlli

Il 2022 sarà ricordato dai contribuenti come l’anno della digitalizzazione delle verifiche. La macchina per due anni frenata per il Covid oggi potrà spaziare per lungo e per largo. Si partirà dal basso, ossia dai redditi presentati per ottenere piccoli incentivi e agevolazioni. Al setaccio i controlli sull’Isee; poi salendo il gradino c’è la verifica dei conti correnti tra la giacenza media e il saldo.
Così secondo le attese dell’Agenzia si scoprirà anche chi ha ottenuto indebitamente sostegni economici a fondo perduto durante la pandemia.
Tra i modi per raggiungere il contribuente ci sono pure le lettere invito “compliance” in modo che ci si ravveda autonomamente e in modo bonario così da chiudere una situazione di regolarizzazione evitando
possibili guai, con perdite di tempo e sanzioni aggiuntive.

Gli accertamenti

Su Partite IVA e imprese si addenseranno i controlli. Scatterà l’esame delle carte di credito, dei conti correnti, dei bonifici e prelievi.
Protagoniste in questo caso le banche dati e data base che permetteranno l’incrocio di cifre in modo dettagliato da cui emergerà una scrematura di cittadini che corrispondono ai criteri di rischio fiscale. Il secondo passo è nella valutazione ed entità del “rischio” affiorarono dai controlli; che incrociato con alcuni parametri finiranno in un programma di accertamenti. Da quel momento in poi il cittadino sarà chiamato negli uffici dell’Agenzia per un colloquio.

Saldo e giacenza dei conti

L’attenzione di Agenzia e Guardia di finanza è rivolta in modo particolare su saldo e giacenza media di conti correnti, libretti postali e depositi. Di particolare interesse sarà poi per il fisco quelle “omissioni e difformità” riguardanti il valore del patrimonio mobiliare complessivo del nucleo familiare. Fatto che mette molti contribuenti in una posizione delicata circa le proprietà denunciate, il loro valore e la rendita degli immobili. In più i potenti alleati dell’Agenzia saranno il cosiddetto “Risparmiometro” – algoritmo che
verifica la coerenza tra i risparmi presenti sul conto e i redditi dichiarati allo Stato-, e la “Superanagrafe” – un database in cui sono contenuti i dati dell’Agenzia delle Entrate e quelli della Guardia di Finanza -, i controlli sui conti correnti non saranno estesi solo verso le persone fisiche, ma anche alle società. Il risultato dell’azione congiunta di “Risparmiometro” e “Superanagrafe” è il porre a disposizione del fisco una sconfinata mole di dati, e tra questi i più sensibili sono il saldo del conto corrente a inizio e fine anno; i
movimenti di entrata e uscita, è la giacenza media.
Un piano d’azione con strumenti affilati e onnipresenti.

La guerra ai contanti

La sfida del fisco è nell’interdire l’uso di denaro contante o nel verificare la congruità tra depositi e prelievi. Si finisce nel mirino se si deposita contanti sul conto corrente ma non si preleva nulla. È ovvio in questo caso che si sospetti come la sussistenza quotidiana venga garantita dal denaro ricevuto in nero. Inoltre si squarcia un velo se si dichiara un reddito basso ma sul conto o sui conti di cui si è titolari ci sono risparmi superiori alle proprie possibilità di entrata. Stesso discorso se si effettuato acquisti di un certo rilievo ma la dichiarazione dei redditi non lo permetterebbe. C’è poi una linea di demarcazione verso cui l’algoritmo accentua il suo interesse. Un faro quando si movimentano importi superiori ai 5mila euro, con bonifici
effettuati per trasferimenti di denaro all’estero, o per acquisti di un certo valore. Per i prelievi c’è sempre la soglia critica di cifre superiori a 5 mila euro. Un prelievo potrebbe innescare le verifiche dell’Antiriciclaggio con la possibilità che Banca richieda al cliente una dichiarazione scritta sul perché si ha necessità di quella somma.

L’onore della prova

Una volta acquisti i dati, tuttavia, il fisco non avrà la mano pesante. Ci sarà un contraddittorio preventivo dove il contribuente potrà spiegare le sue motivazioni e difendersi dalle contestazioni e dalle anomalie riscontrate. L’onere della prova, quindi, grava sul contribuente. Il cittadino chiamato dall’Agenzia dovrà avere dalla sua tutta la documentazione necessaria per dimostrare che non sono avvenute attività illecite.

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