giovedì, 26 Maggio, 2022
Cronache marziane

Ormai vicini all’appuntamento

Alle riflessioni consegnategli nella lettera di cui ho dato conto nell’ultima puntata di questa rubrica, Kurt il Marziano ha replicato dimostrando di essere molto attento – pur dal suo pianeta lontano – alle vicende relative alla scelta del nostro prossimo Presidente della Repubblica.

Egli, infatti,  così mi scrive: “È proprio vero che l’Italia è il Paese delle complicazioni inutili e degli ancor più inutili dibattiti su problemi che non esistono: dal mio osservatorio di questi giorni, ho provato a comparare i diversi sistemi costituzionali inventati da voi terrestri, leggendoli innanzitutto nell’ottica della scelta dei rispettivi vertici istituzionali e ho concluso che l’espressione “Capo dello Stato” sintetizza una tipologia di figure talmente vasta da non consentire di farne il principale indicatore delle diverse forme di Stato e tantomeno delle varie forme di governo.

Ho però preso atto che la maggior parte degli ordinamenti da voi in vigore ha come capo un Presidente della Repubblica, risultando invece recessiva la presenza di un monarca o soggetti assimilati: tutto questo al contrario di quanto avveniva fino alle rivoluzioni liberali del diciannovesimo secolo.

Questo avvicendamento fra modelli dinastici e metodi elettivi mi ha fatto anche comprendere come – dopo la triste esperienza della Repubblica di Weimar (anni venti del secolo scorso) – al vertice di ogni Stato uscito dalla seconda Guerra Mondiale, i potenziali detentori (della maggior parte) dei poteri pubblici sono stati progressivamente sostituiti con figure che i costituzionalisti inglesi riassumevano nel toponimo di “magistratura di influenza”, perché il loro compito non era quello di esercitare direttamente i poteri pubblici di cui ciascun ordinamento si componeva, ma di suggerire le scelte migliori ai diretti titolari di quei poteri, individuati secondo la classica tripartizione delle funzioni: legislativa, esecutiva e giudiziaria.

Venne così ad emergere la teoria – elaborata per la prima volta in Francia da Benjamin Constant – di un quarto potere di cui il capo dello Stato sarebbe titolare: un potere neutro che lo pone al di fuori di quelli tradizionali, soprattutto consistente nel compito di risolvere le crisi tutte le volte che venisse ad incepparsi il sistema costituzionale di cui il Capo dello Stato è vertice.

Deriva da quanto sopra che il punto più alto dello Stato, incarnato nel proprio capo, è anche divenuto il titolare della prima funzione di indirizzo politico: quella che consente al sistema di funzionare regolarmente e senza scossoni, passando da una legislatura all’altra e questo spiega anche perché la durata in carica di ogni capo di Stato sia generalmente – e aggiungo io, preferibilmente – superiore alla durata della legislatura stessa.

Mi pare questo il modello ormai vigente in Italia, anche se leggo di spinte verso il passaggio da un regime parlamentare ad uno presidenziale, o semipresidenziale che dir si voglia; è certo però che – fin quando questo passaggio  non sarà previsto in una riforma costituzionale – l’ipotesi di eleggere a Presidente della Repubblica chi sia stato fino a quel momento a capo del governo appare obiettivamente impercorribile e già questa sola circostanza metterebbe fuori concorso il vostro attuale Presidente del Consiglio.

Ho anche visto con una certa sorpresa che taluni leader politici chiederebbero la rielezione del vostro attuale Presidente della Repubblica, Il quale però ha correttamente rifiutato l’offerta, rammentando loro che la rielezione è un’ipotesi assolutamente eccezionale e suggerendo addirittura che – alla prossima modifica della Costituzione scritta – si voglia prevedere un esplicito divieto in tal senso.

Quello che però non comprendo è lo sforzo che quegli stessi leader mostrano di fare per introdurre ulteriori restrizioni nella scelta delle singole candidature, rispetto a quelle già previste nell’ art. 84 Cost. (essere cittadino italiano, aver compiuto almeno cinquant’anni e godere dei diritti civili e politici): mi è capitato infatti di ascoltare più di un commentatore che proponeva di costruire la figura del candidato, introducendo limitazioni ulteriori, quali ad esempio quella di non essere mai stato un capo partito, o di avere apprezzamento bipartisan da parte delle forze politiche (ipotesi quest’ultima talmente rara da sconfinare nel ridicolo).

Concludo queste mie riflessioni, ben sapendo chi sarà il Presidente eletto: non dimenticare che io posso muovermi liberamente nel tempo e nello spazio, così sono andato a guardare ciò che sarà accaduto il prossimo primo Febbraio e ti assicuro che – per quella data – avrete già eletto il vostro nuovo Capo dello Stato.

Sulle conseguenze politiche di quell’elezione, ragioneremo invece al mio ritorno sulla Terra, forse addirittura alla fine della settimana prossima.”

Non c’è che dire: siamo arrivati al punto che perfino un Marziano ha le idee più chiare della gran parte dei nostri politici di professione!

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