domenica, 7 Agosto, 2022
Società

La Costituzione sotto stress

Il 22 dicembre del 1947 fu un giorno storico per il nostro Paese. Dopo vent’anni di dittatura, terminati con una guerra disastrosa, fu approvata la Costituzione della Repubblica italiana. Il primo, vero compromesso storico che rese possibile la sintesi di ideologie contrapposte e figlie di tre culture diverse: quella liberal democratica, quella socialista e quella cattolico-democratica. Ma nessuno dei padri costituenti – quegli eminenti giuristi che materialmente la concepirono e la scrissero nella Commissione dei 75 – osò definirla “La più bella Costituzione del Mondo”. Da persone colte e lungimiranti, erano ben consapevoli che, a parte i suoi principi fondamentali, la struttura dello Stato-Ordinamento non sarebbe durata per sempre. Tant’è che lo spirito costituente del 1948 si sciolse come neve al sole dopo solo 5 anni .

Fu nel 1953, allorquando De Gasperi, per scongiurare la nostra congenita instabilità politica, volle introdurre il premio di maggioranza, con una legge che i social-comunisti bollarono subito come legge truffa. Ebbene, se si eccettua il compromesso storico del 1978, durato peraltro lo spazio di un mattino, la storia italiana ha dovuto “pazientare” per oltre settant’anni per avere un governo di unità nazionale. Un Governo nato sotto la minaccia di una dèbacle sanitaria e di una pandemia inarrestabile.

Cosa è successo il 21 febbraio del 2020? Una mezza catastrofe, diciamo la verità.

Il sistema sanitario è andato subito in crisi. La scuola non ne parliamo. Le Regioni, dal Nord al Sud, tutte in preda al panico, hanno incominciato a fare di testa propria. Le libertà fondamentali sono state limitate per evitare che il virus ci travolgesse in un marasma indescrivibile. Sulle Regioni, poi, si è scatenato il putiferio. Con gran parte dell’opinione pubblica che ha subito invocato la militarizzazione della campagna vaccinale.

Esattamente quello che è successo con l’avvento del Governo Draghi. Un governo di unità nazionale che ha commissariato la politica, sempre più confusa e incapace nel contrastare l’emergenza. Dicevamo delle Regioni. Il 60% del loro bilancio è assorbito dalla Sanità. Ma la pandemia, paradossalmente, trasforma subito il settore in un tallone d’Achille. Si scoprono subito impreparate. Non hanno nessun piano per contrastare le emergenze. Non c’è nessun coordinamento tra loro per affrontare la pandemia. Tutto il personale sanitario è costretto ad uno stress-test incredibile. Mancano infermieri, medici e operatori, per colpa di tagli sconsiderati. Non parliamo poi di cosa è successo e succede nella Pubblica Amministrazione, nella scuola, nelle aziende e negli altri posti di lavoro.

La “Costituzione più bella del mondo”, nella parte in cui si occupa della macchina statale e regionale, rivela tutte le sue crepe. In tema di autonomie e decentramento, la storia ci racconta che non tutti i padri costituenti furono entusiasti di quelle scelte.

Uno tra questi fu Fausto Gullo, un umanista e giurista calabrese di grande spessore politico. Da Ministro dell’Agricoltura, fu facile profeta, quando, nella seduta dell’Assemblea Costituente del 28 maggio 1947, si alzò dal suo scranno per dire quello che in tanti vollero tacere. E cioè che la questione regionale non era per niente sentita dal popolo italiano. Mentre, invece, era molto avvertita l’urgenza della Riforma Agraria. Da allora sono trascorsi settantataquattro anni e sono sopraggiunte ben altre piorità. La sanità, la sicurezza, il lavoro ai giovani e soprattutto una pubblica amministrazione al passo con gli standards europei. La pandemia non ha fatto altro che aggravare le debolezze del nostro sistema istituzionale.

Purtroppo, nessuna riforma (con i suoi annessi referendum) è riuscita a rivedere o a puntellare quest’architettura sempre più traballante. Così come l’Europa ci ha imposto le riforme per ottenere i fondi del Pnrr, a noi italiani non ci resta che “invocare” un pizzico della sua razionalità, della sua precisione e del suo rigore. Elementi indispensabili per uno Stato che, solo col “Buon Governo”, può chiedere la benevolenza e il rispetto dei suoi cittadini.

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