lunedì, 28 Novembre, 2022
Esteri

Putin, la finta paura per la Nato e il vero timore della democrazia in Ucraina

Forse è solo un azzardato gioco di apertura nello stile di Krushev. Putin chiede sicurezza per la Russia per evitare l’azione militare contro l’Ucraina ma il rischio è che le potenze occidentali accettino la trasformazione dell’Ucraina in uno stato vassallo russo. Il presidente russo chiede anche il ritiro di personale e attrezzature dalla NATO alle posizioni del 1997, prima che la Polonia o le repubbliche baltiche aderissero all’alleanza: non è solo l’Ucraina che il Cremlino vuole far rientrare nella sua orbita.

I funzionari russi ricordano sempre le sofferenze orribili subite dal loro paese per mano dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale. E con questo argomento intendono giustificare  il loro bisogno di un cordone sanitario ai loro confini. E’ solo una tesi ipocrita. Quello che non menzionano, ma ciò che i vicini della Russia non dimenticheranno mai, è che nel 1932-33, il leader sovietico Stalin causò una carestia a scopi politici, l’Holodomor”, che uccise quasi 5 milioni di ucraini.

Questa tragedia  fu seguita dalla campagna Anti-kulak del 1937-38 (Ordine NKVD 00844), con conseguente esecuzione di altre 400.000 persone. La concomitante campagna anti-polacca (ordine NKVD 00485) portò all’esecuzione di 100.000 polacchi, e la campagna anti-lettone (ordine NKVD 49990) uccise più di 16.000 lettoni. Nell’arco  di 15 mesi, centinaia di migliaia di non russi sono stati giustiziati per il presunto crimine di essere “anti-sovietici.” La maggior parte sono stati colpiti da un colpo di pistola alla parte posteriore del collo e sepolti in fosse comuni senza nome. Molte altre migliaia furono imprigionate o deportate in Siberia o in Asia centrale.

A questo inimmaginabile massacro, si aggiungono la spartizione nazista-sovietica della Polonia del 1939 e l’esecuzione di 22.000 ufficiali polacchi catturati, l’occupazione sovietica del 1940 e l’annessione degli Stati baltici, e i 45 anni di governo comunista imposto in Europa centrale dopo la Seconda guerra mondiale e lo schiacciamento di rivolte multiple contro di essa. Perché mai a Mosca si sorprendono che questi stati post-sovietici, una volta liberati, hanno deciso di gravitare verso un’alleanza difensiva per la sicurezza collettiva?

Le preoccupazioni di questi Stati limitrofi alla Russia sarebbero state alleviate se il Cremlino avesse rotto con chiarezza con il suo passato sovietico dopo il 1991. Ma dopo qualche passo avanti fatto da  Boris Eltsin, Putin ha fatto marcia indietro sulle libertà civili, di stampa e di opinione.

Le preoccupazioni di Putin sulla Nato sono una farsa. Nel 2013 la Russia fece pressioni sull’allora presidente Viktor Yanukovich per porre fine ai passi dell’Ucraina verso un accordo di associazione con l’UE, e si trattava di un’alleanza economica e non militare. Questo portò alla rivolta di Maidan che spodestò Yanukovich, rapidamente seguita dall’uso della forza militare russa nel Donbas e dall’annessione della Crimea. L’adesione alla Nato è diventato un serio obiettivo nazionale ucraino solo dopo l’occupazione del loro territorio da parte della Russia. Putin non può che prendersela con se stesso per questo.

La vera paura di Putin, tuttavia, non è la Nato. Egli sa che le decisioni del Patto atlantico sono prese all’unanimità; quindi, la prospettiva di un’azione militare offensiva da parte della Nato contro l’aggressione russa è trascurabile. Il suo vero timore è che l’Ucraina riesca a sviluppare una democrazia orientata verso l’Europa, dove il potere statale è limitato da una libera stampa, da un sistema giudiziario indipendente e dallo Stato di diritto. Il successo di questo sforzo dell’Ucraina, così vicina alla Russia culturalmente e linguisticamente, sarebbe un intollerabile  modello alternativo alla visione autoritaria e statale di Putin per il futuro della Russia, e deve quindi impedirlo. (1- continua)

traduzione a cura di Sofia Mazzei
*Esperto di intelligence, è stato per 30 anni nel servizio clandestino della Cia 

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