martedì, 9 Agosto, 2022
I dialoghi de La Discussione

I vecchi modelli del welfare

Il welfare delle origini fu quello politico e volontaristico delle Società Operaie di Mutuo Soccorso. Quella rete solidaristica inizialmente si diffuse nel tessuto sociale di mezza Europa, prima dove l’industrializzazione era più avanzata, nella vecchia Inghilterra, e poi gradualmente nell’Europa più sviluppata. Un welfare di solidarietà inventato dunque dal Movimento Operaio nel ‘700, nei territori e intorno alle fabbriche del Regno Unito. Seguì la risposta dei Conservatori e fu quella del welfare sociale, che si diffuse in Europa e in Germania, dopo l’unificazione di quel paese nel 1871 su iniziativa di Bismarck. Esso consistette nell’organizzare, a bassi costi pubblici, la rete che consentiva di ottimizzare tutte le spinte solidaristiche e filantropiche che provenivano dalla Società.

E fu una risposta più che efficace, grazie anche al fatto che nel Nord-Europa i servizi, anche quelli minimi, non erano affidati al ruolo delle Istituzioni Clericali, come avveniva in Italia, dove, appunto, fino alla fine dell’800 il sistema di assistenza (opere caritatevoli di iniziativa religiosa) fu prevalentemente fondato sulla rete di strutture della Chiesa Cattolica e sulla sua dottrina. Soltanto nel 1891 si assistette a una svolta dottrinale con l’Enciclica di Papa Leone XIII.

Questi, per dare una risposta al Movimento Operaio Italiano che continuava a muovere passi decisi verso la mutualità e la solidarietà, con la sua Enciclica Rerum Novarum mise in luce la questione della povertà come non più controllabile e governabile dentro una logica di mera beneficenza.

Con il Fascismo assistemmo a una svolta laica ma fu essenzialmente centrata sulle mutue corporative, ideate e parametrate sul reddito delle persone: chi non percepiva remunerazione da lavoro non aveva diritti, e quindi i disagiati e i poveri erano nuovamente affidati alla Provvidenza o alla Chiesa Cattolica. La Massoneria, efficace anch’essa nelle attività filantropiche, durante il Fascismo era illegale e non poté agire con efficacia. Soltanto con la Costituzione Repubblicana del ’48, in Italia iniziò quel processo che portò alla formazione di un sistema di Welfare State, che maturò definitivamente con l’approvazione della
Riforma Sanitaria del 1978. In Europa la modificazione di questo contesto di sviluppo e il superamento dell’ordine mondiale sancito dal Patto di Yalta diedero il via al processo di globalizzazione più incredibile dai tempi dei tempi; nei Paesi dell’area europea, nel contesto dello sviluppo economico e sociale del dopo-guerra (anni ‘50-’70: i cosiddetti “trenta gloriosi”), maturò il Welfare State; la Classe Operaia e i ceti più deboli conobbero, insieme alla crescita economica, la crescita dei diritti e una protezione sociale mai avuta prima nella storia dell’Umanità.

Soltanto con la Costituzione Repubblicana del ’48, in Italia iniziò quel processo che portò alla formazione di un sistema di Welfare State, che maturò definitivamente con l’approvazione della Riforma Sanitaria del 1978. Nei Paesi dell’area europea, nel contesto dello sviluppo economico e sociale del dopo-guerra (anni ‘50-’70: i cosiddetti “trenta gloriosi”), maturò il Welfare State; la Classe Operaia e i ceti più deboli conobbero, insieme alla crescita economica, la crescita dei diritti e una protezione sociale mai avuta prima nella storia dell’Umanità. Da qui una maggior facilità, da parte dei Paesi ad alto tasso di sviluppo, ad avere margini di crescita non solo economici ma anche di benessere socializzato; questa tendenza ha tuttavia determinato maggior rigidità di sistema e svantaggi nella competizione internazionale, in particolare in quegli Stati come l’Italia così segnati dal cospicuo debito pubblico e dalla scarsa competitività sui mercati esterni.

Poi, alla fine degli anni ’80, il superamento dell’ordine mondiale sancito dal Patto di Yalta diede il via al processo di globalizzazione più incredibile dai tempi dei tempi; il contesto di squilibri e contraccolpi fra mondo sviluppato e paesi ad alto tasso di crescita è storia attuale, ed è storia di crisi delle socialdemocrazie e del Welfare State.

Sponsor

Articoli correlati

Stagflazione? L’Ue rischia più degli Usa

Ubaldo Livolsi

Futuro e competenza

Tommaso Marvasi

Luglio, la riscossa delle Borse europee

Diletta Gurioli

Lascia un commento