martedì, 25 Gennaio, 2022
I dialoghi de La Discussione

La grande alleanza che salva sviluppo e società

Se è vero che l’opportunità centrale, cuore delle due rivoluzioni industriali, consiste in una crescita di qualità che impone una profonda connessione fra società, economia e scienza (robotica, reti informatiche, energia, sinergie pubblico/privato) e che questo obiettivo è raggiungibile alla condizione che la politica sappia lavorare alla costruzione di scelte pubbliche statuali all’altezza dei profondi cambiamenti, nel quadro di un auspicato nuovo ordine mondiale più giusto e unitario e se è vero  che l’equilibrio di questi fattori può condurre nel medio-lungo periodo a una maggior qualità dell’organizzazione del lavoro e delle condizioni di vita, verso una nuova tendenza alla qualificazione degli apparati pubblici e privati, con riduzione dei costi sociali e diminuzione della fatica del lavoro, a fronte di forme di lavoro che premiano la creatività e la riduzione dei tempi, tutto questo induce a ritenere plausibile una tendenziale e virtuosa riduzione del debito pubblico perché è praticabile la connessione sistemica fra altri due vasi comunicanti economico-sociali, quelli interni al singolo sistema economico, in uno riduciamo i costi sociali, pubblici e privati, nell’altro sviluppiamo la sicurezza dei territori, la ricerca scientifica, l’organizzazione della cultura e l’innalzamento dei suoi livelli, il lavoro sociale, i ruoli del volontariato e della forza lavoro dell’immigrazione, i lavori tradizionali che rischiano d’estinguersi (artigianato artistico e dei servizi), le nuove forme di welfare, i diritti diffusi.

Nel primo vaso riduciamo i costi sociali d’impresa, delle famiglie e quelli pubblici; nel secondo facciamo crescere la giustizia sociale e la ricchezza culturale del Paese, anche quello più profondo, senza costituire maggior debito, secondo un perverso modello di welfare del ‘900, ma grazie a un accresciuto senso della Comunità, minori sprechi, maggiori tempi di vita utili a costruire benessere comune e diffuso. Tutto questo può essere vero, ma ribadisco può esserlo alla condizione di costruire una robusta alleanza progettuale intorno a una grande classe dirigente pubblica e privata. Mettendo in campo capacità di visione e politiche geniali, dove Politica, forze produttive del Capitalismo, forze sane del Lavoro manuale e intellettuale, senso diffuso dell’Etica sociale, investimenti pubblici e privati su Scienza e conoscenza marcino nella stessa direzione. E consentano una esponenziale crescita della giustizia sociale, attraverso una maggior protezione dei diritti, una maggiore certezza del lavoro, dei servizi adeguati di Welfare state. E, perché no, di un reddito di base universale che gradualmente sapesse emancipare i Popoli dalla necessità di un lavoro mercificato, soggetto allo sfruttamento e alla fatica.

Questo avverrebbe a favore di attività considerate creative e al servizio della Società. Così riacquisterebbe valore quanto scritto sulla profetica bandiera, tratta da Karl Marx, nella sua “Critica del programma di Gotha”, che poi altro non è che un’idea attinta dagli Atti degli Apostoli (cfr. At 4, 35): “Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni!”. La riflessione all’ordine del giorno sul reddito di base universale, è tema complesso e regna la più totale confusione.

È un tema, a mio modo di vedere, realizzabile e governabile con gradualità ed equilibrio, tutt’altro che astratto, fuori però da logiche plebee, populistiche e strumentali. Lascio l’approfondimento di questi temi alla discussione. Essi hanno necessariamente natura globale e il mio intento è soltanto quello di immaginare un percorso nuovo e utile alla costruzione di un futuro igienico socialmente ed economicamente, quindi politicamente, più civile e più giusto. Questo viatico, come dicevo in apertura, richiede il rilancio della Politica come arte nobile di avanguardie sociali e culturali, e con essa il rilancio della capacità di ideare e governare progetti e politiche pubbliche. Soltanto posizionando le politiche su queste nuove frequenze di ascolto del mondo è possibile interpretare il futuro come crescita di benessere e civiltà.

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