mercoledì, 16 Ottobre 2019
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Unicef lancia l’allarme inattivi “in Italia record europeo”

Secondo gli ultimi dati Istat, riferiti al 2018, in Italia i giovani inattivi (Neet) nella fascia d’eta
15-29 anni sono pari a 2.116.000, rappresentando il 23,4% del totale dei giovani della stessa età presenti sul territorio. Neet è un acronimo inglese che sta per Not in Education, Employment or Training, e definisce i ragazzi e giovani adulti che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione.

L’Italia continua a posizionarsi al primo posto nella graduatoria europea, seguita da Grecia (19,5%), Bulgaria (18,1%), Romania (17%) e Croazia (15,6%). Gli Stati con il tasso di NEET più contenuto sono invece Paesi Bassi (5,7%), Svezia (7%) e Malta (7,4%). La media UE si attesta al 12,9%.

Questi sono i principali dati di sfondo della ricerca “Il silenzio dei NEET. Giovani in bilico tra paura e desiderio”, lanciata oggi nell’ambito del progetto di Unicef Italia NEET Equity, selezionato dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale nell’ambito dell’Avviso “Prevenzione e contrasto al disagio giovanile”.

“Essere NEET, ovvero non studiare, non lavorare, né seguire percorsi di formazione e’ una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietro – sottolinea il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo -. Utilizzando le parole di un testimone intervistato in questa ricerca, “NEET è un indicatore di una qualità della vita insufficiente”. Con questo progetto vogliamo migliorare la capacità di un territorio di fare sistema nel costruire politiche attive partecipate a favore dell’inclusione dei giovani NEET e valorizzare e dare forza alle potenzialità, spesso inespresse, che hanno tanti giovani in questa situazione”.

Il 47% dei giovani inattivi nella fascia di età considerata ha un’età compresa tra i 25 e i 29 anni, il 38% ha 20-24 anni e il restante 15% è di età compresa tra 15 e 19 anni.
La maggior parte dei NEET italiani ha conseguito un diploma di scuola secondaria superiore (49%), mentre il 40% ha livelli di istruzione piu’ bassi. Emerge inoltre l’11% di giovani totalmente inattivi laureati.

I NEET rappresentano il 15,5% dei giovani di età 15-29 anni nel Nord Italia, il 19,5% al Centro e nel Sud adddirittura il 34%.
Il 41% dei NEET risulta in cerca di prima occupazione, il 19,5% si definisce indisponibile (per i tre quarti dei casi si tratta di donne impegnate in attività accuditive o di maternità, in larga parte straniere); mentre il 25% è definito in cerca di opportunità (in maggioranza maschi; alta la quota degli under 20), e il 14,5% sono classificati come disimpegnati.

L’incidenza dei NEET sulla popolazione giovanile (sempre nella fascia di età considerata dalla ricerca, ossia 15-29 anni) è particolarmente elevata in Sicilia (38,6%), Calabria (36,2%), Campania (35,9%), Puglia (30,5%) e Sardegna (27,5%).

La ricerca verrà presentata in tre eventi, che si svolgeranno oggi a Taranto domani a Napoli e il 25 ottobre a Carbonia.

Il progetto NEET Equity, il cui slogan e’ “Non siamo in fuori gioco”, si rivolge a 300 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 22 anni, nella delicata fase di transizione dalla scuola secondaria al mondo del lavoro. Il progetto e’ stato avviato nel maggio 2018 e si concluderà nel 2020. NEET Equity vuole migliorare la capacità dei territori nel costruire politiche attive, partecipate e che includano tutti.

Tra gli obiettivi del progetto “aumentare il grado di conoscenza e informazione sulla condizione dei giovani nei nostri territori, tramite una ricerca-azione che li coinvolga direttamente; creare spazi di ascolto e partecipazione dove far emergere i talenti e progettare insieme azioni di volontariato sociale in città (LUP – Laboratori Urbani di Partecipazione); promuovere spazi di concertazione territoriale in cui confrontarsi e costruire, in modo partecipato, piani efficaci e politiche attive dedicate ai giovani”. (Italpress).

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