giovedì, 27 Gennaio, 2022
Esteri

L’hijab di Sisifo

In Afghanistan i talebani, tramite le nuove direttive emesse dal ministero per la Promozione della virtù e la prevenzione del vizio, impongono l’hijab islamico per le giornaliste in tv – vietando altresì la trasmissione di spettacoli televisivi e soap opera con attrici. “Queste non sono regole” fanno sapere “ma una linea guida religiosa” – vestendo al solito la brama di potere dell’involucro sacrale e religioso e proprio poiché celato da tale prunaio, spoglio di reale sacralità – bensì denso della vacuità ingannatrice ed artificiosa del dogma.

IL DOGMA TALEBANO COME IL MACIGNO DEL MITO

Il dogma che pesa sulle spalle delle donne afghane come il masso che spingeva Sisifo, che rappresenta il suo fardello eppure è al contempo – come lo descrisse Camus ne Il mito di Sisifo. Saggio sull’assurdo – la sua vittoria. Gli dei condannarono Sisifo a condurre su di sé il peso di un macigno fino alla cima di una montagna, dalla quale la pietra ricadeva per azione del suo stesso peso in un lavoro senza esito, scopo e speranza: esegesi di un atroce castigo.

LA NATURA DELL’ASSURDO

Qui la natura dell’eroe assurdo, quale è Sisifo – come pure assurde per una condizione che lo è in sé e che le rende altrettanto tali, sono le donne oggi in Afghanistan. Le passioni ed i tormenti sembrano non collimare – eppure sono invece simbiotici: il disprezzo per il dogma spurio di effettiva credenza, l’odio verso la morte e l’amore viscerale per la vita. I talebani condannano le donne perché desiderano vivere ed affermarsi spiritualmente e materialmente – così come gli dèi puniscono aspramente Sisifo poiché non obbedisce: egli non abbandona le passioni terrene, le sue inclinazioni, il mare che scintilla nella curva del golfo, dopo aver incatenato negli inferi la Morte.

IL SUPERAMENTO DEL DESTINO

Lo sforzo di Sisifo, i cui termini di misura sono dati dallo spazio senza cielo e dal tempo senza profondità, ha un termine fittizio: poiché una volta giunto alla meta, la roccia ricade nel mondo inferiore da cui Sisifo dovrà riprenderla e riportarla in cima in un tormento sempiterno. Eppure, Camus dice: “Bisogna immaginare Sisifo felice” poiché egli si rende superiore al suo destino, ne è cosciente; la sua condanna è far rotolare senza posa un macigno ed il suo coraggio quotidiano privo di qualsivoglia extra-ordinarietà, lo innalza al superamento dell’ostacolo materiale.

L’ASSURDO DEL QUOTIDIANO SI VESTE DI VITTORIA

Se dunque «Vivere è dar vita all’assurdo. Dargli vita è innanzitutto saper guardarlo»: dritto negli occhi, senza timore, con il sentimento del ribelle che rifiuta di sottomettersi alla sua condizione senza però fuggirla, anzi vivendola con lucidità – le donne afghane lucidamente e razionalmente sono consapevoli rispetto alla loro condizione e, senza scappare dalla loro terra, la vivono e la combattono ogni giorno: per questo possono definirsi vincenti ed annullare pertanto lo stato di insperata vittoria.

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