domenica, 23 Febbraio, 2020
Politica

Il tramonto di Forza Italia

Anche in politica ogni cosa ha un inizio e una fine. Chi avrebbe mai pensato negli anni 70 e 80 che la Dc, il Psi, il Pri, sarebbero scomparsi nel giro di qualche mese in quella tempesta che tra il 1992 e il 1994 sconvolse l’Italia? Eppure è successo.
Alcuni partiti muoiono ma subiscono una sorta di metempsicosi e si reincarnano in altre nuove formazioni politiche. È il caso del Movimento Sociale Italiano, ultimo baluardo della destra nostalgica che prima si è trasformato in Alleanza Nazionale per poi reincarnarsi con altre spoglie in Fratelli d’Italia.
Lo stesso granitico Pci -che pure l’aveva scampata bella nel biennio tempestoso- ha dovuto cambiare pelle più volte da Pds, a DS e infine come Partito democratico subendo, di recente due importanti scissioni.
Ma la vicenda di Forza Italia non è omologabile alla parabola che ha visto prima brillare e poi tramontare i partiti tradizionali.
Il partito si è sempre identificato con il suo fondatore e leader unico, Silvio Berlusconi. Di esso si è detto tutto e il contrario di tutto, ma non si può negare che sia stato per un lungo periodo un punto di riferimento della vita politica del Paese anche per i suoi oppositori.
Forza Italia è stata la prima caotica casa comune di coloro che, per effetto del tornado abbattutosi sulla Prima Repubblica, erano rimasti senza un tetto politico. Il suo successo era dovuto alla speranza che in tanti hanno nutrito di trovare nel partito guidato da Berlusconi la possibilità di continuare a battersi per le idee socialiste, democristiane, liberali, repubblicane per le quali si erano impegnati nei singoli partiti cancellati da Tangentopoli.
È stato questo il punto di maggior forza del partito che Berlusconi aveva messo in piedi dal nulla nel deserto che si era creato con la fine delle formazioni politiche che avevano costituito il pentapartito degli anni ’80.
Berlusconi ha saputo dar voce a queste diverse anime che, avendo governato insieme ed essendo prive di punti di riferimento, avrebbero potuto ben coesistere ed esprimere un’adeguata politica e classe dirigente in Forza Italia. Non ci voleva molto, soprattutto perché il padre di questo nuovo partito era un personaggio carismatico, capace di affabulare e dotato di ingenti risorse personali da utilizzare per far funzionare una macchina che in realtà funzionava solo nelle campagne elettorali guidate dal “capo” e mai durante la normale vita democratica.
Il primo fallimento di Forza Italia è proprio consistito nel non essere diventata ciò per cui era nata: una grande coalizione di idee e di persone che avevano una visione riformatrice, liberaldemocratica e moderata dell’Italia. È vero che Berlusconi da solo non ha mai avuto la maggioranza assoluta e che ha sempre dovuto fare i conti con la Lega di Bossi e il partito di Fini, ma il problema principale è stato lo spreco di leadership operato da Berlusconi che tra il 1994 e il 2011 avrebbe potuto in tante occasioni utilizzare il suo talento politico e personale per trascinare anche gli alleati riluttanti verso una politica di grandi riforme dell’Italia.
Berlusconi come uomo di governo si è incredibilmente fatto paralizzare dai suoi deboli alleati e come uomo di partito non ha mai costruito una vera struttura capace di canalizzare e far maturare il consenso al di fuori di efficaci e fugaci campagne elettorali. Ma c’è di più: non essendo mai diventato un vero partito ben organizzato Forza Italia non ha saputo far emergere una solida classe dirigente, che pur era presente tra le fila del partito, né far crescere nuove personalità politiche capaci di prendere, a tempo dovuto, il testimone del “capo”.
Era inevitabile che un partito-non partito con un uomo solo al comando che non aveva allevato i suoi eredi dovesse subire quello che sta subendo.
Forza Italia è ormai l’ombra di se stessa, indebolita non solo elettoralmente ma anche moralmente dai continui dissidi interni, dai “tradimenti”, dai cambi di casacca e, soprattutto, dalla mancanza di una rotta precisa da seguire. Il nocchiero è stanco ed è comprensibile che le tante battaglie politiche, personali, imprenditoriali e giudiziarie combattute per 30 anni lo abbiano fiaccato. Ma il nocchiero non sembra esserne consapevole e come tutte le persone un tempo forti ma ormai con poche energie alterna rivendicazioni di potenza a tentativi di seguire, per sicurezza, la rotta di altre navi come quella di Salvini.
Queste ultime scelte accelerano definitivamente il tramonto di Forza Italia che finisce per coincidere col tramonto del suo padre-padrone.
Non è senza tristezza che si assiste, da osservatori politici, a questo spettacolo. In fondo, Forza Italia nel 1994 ha evitato all’Italia avventure rischiose, poteva essere un originale esperimento politico di partito riformatore moderato guidato da un leader carismatico. Poteva. Ma così non è stato. E il modo in cui si sta disegnando la curva della parabola discendente aggiunge delusione a delusione.

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