domenica, 5 Dicembre, 2021
Cronache marziane

Kurt e il partito che non c’è

Discutendo con il Marziano dell’esito delle recenti  elezioni amministrative, ho dovuto convenire con Lui che è singolare la sottovalutazione data all’avvento del nuovo partito di maggioranza assoluta – quello degli astensionisti – da parte delle forze politiche, oltre che dai media, i quali hanno riservato a tale avvento solo qualche commento sporadico, tendente soprattutto a violentare le statistiche che mostrano come il maggior astensionismo alle amministrative rispetto alle politiche sia fenomeno che ci accompagna sin dall’entrata in vigore del suffragio universale.

Sempre Kurt mi ha fatto però osservare che – mentre sul nostro pianeta la partecipazione massiccia alle tornate elettorali è inversamente proporzionale al consolidamento dei singoli sistemi politici -su Marte è avvenuto esattamente il contrario, perché i suoi abitanti considerano l’esercizio del voto un privilegio, prima ancora che un diritto, e  mi ha pure raccontato che le sporadiche rivoluzioni che hanno interessato la storia di quel pianeta si sono sempre combattute attorno all’allargamento o alla restrizione di quel privilegio a determinate categorie di marziani rispetto alla generalità di questi ultimi.

Ho ritenuto inutile replicare, dicendo che vicende consimili hanno riguardato anche tempi e Paesi diversi del mondo terrestre, ma questo suo richiamo ad esperienze politiche da noi molto lontane mi ha fatto ulteriormente riflettere sui pericoli per la democrazia, derivanti dal progressivo abbandono delle urne da parte degli aventi diritto

Quali che siano le ragioni del trionfo di questo nuovo partito di maggioranza assoluta non sono stato in grado di spiegarlo all’Extraterrestre e, per dirla con franchezza, tali ragioni mi interessano relativamente poco, visto che sono tante e non sempre riconducibili a posizioni razionali; mi interessa invece provare a capirne le conseguenze e, per investigare su questo profilo,  mi è tornato in mente un episodio del film “Dalla Russia con amore” (1964), dove il Capo della SPECTRE, mostra a una Sua adepta come costruire una trappola per catturare finalmente James Bond. 

La scena è quella, in apparenza innocua, di un acquario ove nuotano tre pesciolini combattenti in presenza dei citati interlocutori.

Lì i primi due se le danno di santa ragione, mentre il terzo aspetta: aspetta – dice Ernst Stavro Blofeld (capo indiscusso dell’Organizzazione) alla sua timorosa interlocutrice – per gettarsi sullo stanco vincitore e prenderne il sopravvento, uccidendolo senza troppa fatica.

Ora non è difficile utilizzare quelle immagini per fare un giochetto che potrebbe perfino essere scambiato per un esercizio di logica formale: il lettore provi a sostituire i primi due pesciolini combattenti con gli omologhi schieramenti, di centrodestra e di centrosinistra, che dominano attualmente la scena politica del nostro Paese; poi – sempre per gioco, si intende – attribuiscano al pesciolino attendista il ruolo del nuovo partito di maggioranza assoluta che dall’ultima tornata elettorale è venuto fuori; infine sostituiscano quello 007 che dovrà essere assassinato con il sistema di democrazia delegata che si fonda su sistemi elettorali determinati e quindi su elezioni (politiche, regionali, amministrative, senza nulla dire – per non complicare ulteriormente il modello – degli strumenti di democrazia diretta come i diversi tipi di referendum): il risultato potrebbe sbalordire, perché la crescita del partito astensionista, comportando il restringimento dei partecipanti alla vita politica dell’Italia, minaccerebbe anche di risolversi in un progressivo allentamento del legame fra elettori (sempre di meno) ed eletti (in numero, invece, sempre eguale).

Si degrada, in questo modo, il concetto stesso di responsabilità politica fino a trasformarlo in un filo che si può spezzare con sempre minor sforzo da parte di chi vi abbia interesse e quando il filo si spezza è la stessa democrazia a diventare recessiva rispetto ad altre forme di governo.

Mi rendo conto che questa impietosa analisi può facilmente essere soffocata dalla speranza – che nutrono, in pari misura, i leader di entrambi gli schieramenti oggi visibili – di tornare a catturare il voto degli astenuti in modo da prevalere in maniera netta l’uno sull’altro.

È una speranza legittima, verso la quale ogni sincero democratico deve orientare la propria attenzione; ma potrebbe anche essere una speranza vana e così occorre avere anche presente il ruolo del terzo pesciolino (gli astensionisti) che potrebbe comunque divorarsi l’uno o l’altro dei primi due, senza neanche porsi il problema delle loro differenze ideologiche e pratiche.

Tutti sembrano convinti che il problema della fine della democrazia si combatta rafforzando la nostra appartenenza all’Europa e all’Unione Europea: evidentemente sottovalutano le tensioni che ogni giorno crescono in quest’ultimo spazio politico, dove sempre di più sono coloro che attendono il manifestarsi di un soggetto che rompa lo storico bipolarismo fra centro-destra e centro-sinistra, offrendo ulteriore spazio – magari travestito da speranza – agli astensionisti e ai tanti delusi dalla politica, con tutto quel che ne consegue in termini di attualità del messaggio democratico.

Non pretendo però (come dovrebbe esser ovvio) che un simile ragionamento sia compreso appieno da un Extraterrestre, mi accontenterei che fosse almeno motivo di riflessione per gli odierni attori della politica, che non hanno ancora compreso come il loro palcoscenico stia diventando ogni giorno più buio e più ristretto.

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