lunedì, 29 Novembre, 2021
Esteri

È nato! Nuovo consiglio di resistenza in Afghanistan

Una nuova forza è appena nata: il “Consiglio di resistenza” per opporsi allo strapotere dei talebani in Afghanistan. E si compone dei leader mujhaeddin e degli esponenti più noti del deposto esecutivo di Ashraf Ghani. Guidano il neonato movimento il leader jihadista Abd al-Rasul Sayyaf ed Atta Muhammad Nur – con il dichiarato obiettivo di avviare un dialogo politico con i talebani ed opporvisi, se inascoltati, tramite rivolta armata.

UNA BRICIOLA DI VOLONTA’

Questa la “briciola di volontà” per dirla con Schopenhauer che “pesa più di un quintale di persuasione” – perché “la forza che persuade ed inganna” (Simone Weil) è “forza debole” e pertanto mancante della sua effettiva essenza. Dunque non è forte ciò che stermina, costringe, annienta spirito e corpo – ma ciò che resiste, con ogni granello del suo corpo e del suo spirito. Poiché nella resistenza stessa, è già insita una condizione di vittoria: quella che desidera determinarsi, che lo vuole ed infine si autodetermina sebbene tutte le condizioni le siano avverse; quella che nulla ha da perdere ed al contempo è disposta a rinunciare a tutto, eccetto all’anima che le ha dato respiro.

“NON E’ L’ORIGINE VOSTRA CHE SARA’ IL VOSTRO ONORE, MA IL VOSTRO SCOPO!”

E forse sta proprio qui il principio corroborante del nuovo gruppo afghano; nello scopo che si fa onore, e trascende l’origine – come per Nietzsche – così l’augurio al nuovo “Consiglio di resistenza”, come egli consacrava una nuova nobiltà rivelata dei “nuovi creatori, seminatori dell’avvenire” ai quali rivolgere un monito di coraggio e fiducia: “La vostra volontà e il vostro passo che vuol sorpassare voi stessi – sia questo il vostro nuovo onore!” (Così parlò Zarathustra)

IL VALORE CHE RESPIRA

E se la forza reale sta nel nuovo che resiste e si riempie del suo spirito di volontà – non si può non scorgere un barlume di speranza, un’ipotesi di cambiamento per il futuro dell’Afghanistan, che mai ha smesso di lottare dall’insediamento del dominio talebano a Kabul. Perché proprio come scrisse Nietzsche: non conosce “il valore interiore” se non può “respirare liberamente”.

 

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