venerdì, 15 20 Novembre19
Ambiente

Il miglio verde

Right here. Right now. Se per un verso il recente discorso dell’ambietalista svedese Greta Thunberg all’assemblea delle Nazioni Unite ha infiammato piazze virtuali e non, altrettanto non si può dire abbia avuto lo stesso effetto su politica e banche. Se da un lato, infatti, un anonimo banchiere avrebbe dichiarato che queste del climate change sono “sciocchezze”, dall’altro i temi sollevati da milioni di persone, paradossalmente, non costruirebbero consenso.

In un mondo dove si è smarrito l’orizzonte di lungo periodo, tipicamente politico, la cosa non desta meraviglia e, a pensarci bene, tutto tiene. Un’istantanea di questi tempi, infatti, includerebbe la velocità delle trimestrali, quella delle promesse elettorali senza ricette e dieci, cento, mille e più tweet. Insomma, sarebbe una fotografia mossa.

Eppure il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti, qui e ora, e le sue ricadute, sostiene il Financial Times, potrebbero rivelarsi catastrofiche perché se non adeguatamente affrontate sarebbero la miccia ideale per scatenare una crisi simile a quella che propagò dai mutui subprime nel 2007. Do you remember?

Moody’s Analytics, inoltre, sottolinea come le conseguenze del riscaldamento globale avranno delle ricadute economiche ben più gravi di quelle ecologiche se non opportunamente prese in tempo. In particolare, un recente studio della società di consulenza Boston Consulting Group riporta che il riscaldamento incontrollato ridurrà il PIL globale di ben 30 punti percentuali entro il 2100.

Quindi, cosa fare? Per deviare dalla cronaca di una morte annunciata, la parola chiave è innovazione. Prendiamo, per esempio, in considerazione il tema delle emissioni di carbonio. I progressi tecnologici hanno reso possibile la riduzione delle emissioni nella maggior parte dei settori industriali. Di conseguenza, secondo le previsioni degli specialisti di BCG, la riduzione delle emissioni di carbonio aumenterà il PIL di molti paesi.

Occorre però un’offensiva per il clima che coinvolga governi, imprese e investitori. In questo senso la regolamentazione gioca un ruolo chiave a partire dalla definizione delle parole usate per parlare di green.

Tutto ciò è importante nella misura in cui definisce uno standard operativo comune per evitare condotte scorrette. Come nel caso di aziende che debbano reperire capitali sui mercati per le loro attività: chi garantisce che non si tratti di bidoni? E chi protegge gli investitori retail, i non professionisti per intenderci, animati dal desiderio di contribuire alla causa con i propri risparmi?

Come ha ben spiegato il ministro delle finanze finlandese, Mika Lintilä: “Occorrono centinaia di miliardi di euro di investimenti per realizzare la transizione verso un’economia sostenibile ed è chiaro che i capitali necessari non possono provenire solo dai bilanci pubblici.” Perciò, “per aiutare gli investitori a contribuire alla transizione, un primo passo importante consiste nell’avere una visione condivisa del concetto di ‘sostenibile’”.

Per cui ben venga la proposta da parte dell’Unione Europea di creare un sistema di classificazione inteso a ridurre la frammentazione terminologica esistente e a offrire alle imprese e agli investitori un linguaggio comune per individuare le attività economiche che possono essere considerate ecosostenibili. In fondo, come disse quel tale, se è vero che anche un viaggio di mille miglia comincia con un passo è altresì vero che saggio è evitare passi falsi.

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