martedì, 25 Giugno, 2024
Dal Parlamento alla Tavola

Il possibile connubio tra fotovoltaico e agricoltura 

Giuseppe L’Abbate, 36 anni, laureato in Informatica, è deputato della Commissione Agricoltura di Montecitorio dal 2013, già Sottosegretario presso il Ministero delle Politiche Agricole del Governo Conte II, dal settembre 2019 al febbraio 2021, e Capo “Area Territorio” per il MoVimento 5 Stelle alla Camera. Con l’Onorevole abbiamo dato vita ad una rubrica a cadenza mensile denominata “Dal Parlamento alla Tavola” in cui illustriamo le novità legislative e le nuove opportunità messe in campo dal Mipaaf per le filiere agricole e l’intero comparto agroalimentare nazionale.

 

L’AGRICOLTURA E GLI INVESTIMENTI IN FOTOVOLTAICO DEL PNRR

I dati scientifici e i modelli analitici ci dimostrano, inequivocabilmente, il cambiamento climatico in atto: dal 1880, la temperatura media della Terra è aumentata di circa 1,1 °C. Per rallentare l’inevitabile ulteriore aumento del riscaldamento climatico è necessario intervenire con l’obiettivo di mitigare il più possibile i fenomeni atmosferici, che si verificano in maniera sempre più estrema, e le importanti trasformazioni dell’ecosistema.

Per questo serve una radicale transizione ecologica che rappresenta il principale obiettivo di strategie europee come il Green Deal e che sottende tutti gli investimenti previsti nel PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Con l’accordo di Parigi, ci siamo impegnati a limitare il riscaldamento globale a 2 °C, facendo il possibile per fermarci a 1,5 °C.

Per il nostro paese, questa transizione è un’opportunità da non perdere, l’Italia ha un patrimonio naturale, agricolo e di biodiversità unico e dal valore inestimabile che la caratterizza come un elemento distintivo. Inoltre, data la sua configurazione geografica e le specifiche territoriali, l’Italia è maggiormente esposta ai rischi climatici ma può trarre vantaggio competitivo sugli altri paesi UE vista la scarsità di risorse tradizionali e l’abbondanza di quelle rinnovabili.

Il nostro Paese, del resto, è uno dei paesi pionieri e promotori delle pratiche di decarbonizzazione ma necessita di una ulteriore accelerata per raggiungere concretamente i target di energia rinnovabile.

È bene ricordare che il settore agricolo è responsabile solo del 10% delle emissioni di gas serra in Europa, in Italia per circa il 7%. Le attività del comparto produttivo primario sono tra le poche che possono avere un impatto zero (o addirittura positivo) sull’ambiente e  l’agricoltura è pronta a fare la propria parte per la transizione ecologica sia dal punto di vista del miglioramento dell’impatto dei processi produttivi sia per la produzione energetica rinnovabile, nell’ottica di un’economia circolare. 

Per questo, tra i finanziamenti previsti dal Pnrr troviamo sia il Parco Agrisolare (1,5 miliardi di euro) sia l’Agro-voltaico (1,1 miliardi di euro). Il primo intervento, in capo al Mipaaf, mira a raggiungere gli obiettivi di ammodernamento e utilizzo dei tetti di edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale per la produzione di energia rinnovabile, aumentando così la sostenibilità, la resilienza, la transizione verde e l’efficienza energetica del settore e contribuendo al benessere degli animali. Verrà incentivata l’installazione di pannelli ad energia solare su di una superficie complessiva senza consumo di suolo pari a 4,3 milioni di metri quadri, con una potenza installata di circa 0,43 GW, realizzando al contempo una riqualificazione delle strutture produttive, con la rimozione dell’amianto sui tetti e il miglioramento di coibentazione e areazione. 

Lo sviluppo dell’agro-voltaico, invece, è in capo al MiTE. A regime si punta ad installare una capacità produttiva di 1,04 GW che produrrebbe circa 1.300 GWh annui, con riduzione dei gas serra stimabile in circa 0,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Verranno  implementati i sistemi ibridi agricoltura-produzione di energia che non compromettano l’utilizzo dei terreni dedicati alla produzione agricola, ma contribuiscano alla sostenibilità ambientale ed economica delle aziende coinvolte, anche valorizzando i bacini idrici tramite soluzioni galleggianti. Si monitoreranno le realizzazioni e la loro efficacia, con la raccolta dei dati sia sugli impianti fotovoltaici sia su produzione e attività agricola sottostante, al fine di valutare il microclima, il risparmio idrico, il recupero della fertilità del suolo, la resilienza ai cambiamenti climatici e la produttività agricola per i diversi tipi di colture.

LE LINEE GUIDA DEL CREA E I POSSIBILI ESPROPRI

Il settore agricolo deve divenire più competitivo, riducendo i costi di approvvigionamento energetico (oggi pari almeno al 20%) e migliorando, al contempo, le prestazioni climatiche-ambientali. Per fare questo, però, servono regole chiare e trasparenza. Infatti, con l’emendamento del collega Luciano Cadeddu (M5S) al Dl Governance abbiamo riaffermato il principio che la produzione energetica rinnovabile su suolo agricolo, con incentivi statali, debba comunque preservare lo scopo principale al comparto primario; ovvero produrre alimenti e cibo per animali e persone. Gli impianti agrivoltaici, pertanto, dovranno adottare soluzioni integrative innovative con montaggio dei moduli elevati da terra, anche prevedendo la rotazione dei moduli stessi, e comunque in modo da non compromettere la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale, anche consentendo l’applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione. Abbiamo impegnato il Governo, dunque, a redigere opportune linee guida per garantire la corretta installazione degli impianti agrivoltaici.

Lo stesso ministro Stefano Patuanelli, nella risposta al recente question time del collega Luciano Cillis (M5S) nell’Aula di Montecitorio, ha confermato che le linee guida elaborate dal Crea, l’ente di ricerca del Mipaaf, saranno presto emanate. Rimane aperto l’altro grande timore del comparto primario: ovvero l’eventualità di esproprio dei terreni agricoli avendo il MiTE, sempre nel Dl Governance, elevato gli impianti fotovoltaici ad opere di pubblica utilità. “Non permetterò che la fast track per l’approvazione delle installazioni pregiudichi i terreni agricoli”, ha però prontamente rassicurato il ministro Patuanelli.

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