martedì, 26 Ottobre, 2021
Economia

Le cryptovalute, ora, fanno paura anche a Xi

Cosa c’entrano le crypto con l’economia, con le valute “reali”, con le imprese? Intime connessioni con la ricchezza che potrebbe uscire dalla Cina a fronte della crisi, come dichiarato dalla stessa Banca centrale cinese.
Perchè gli investimenti in “valute crypto” stanno aumentando, soprattutto fuori dalla Cina, dopo che – un po’ schizofrenicamente, in verità – essa ha più volte messo al bando, poi di fatto riammesso, le negoziazioni che da ieri sono vietate.

 

Fino al maggio di quest’anno, in Cina trovavano asilo oltre il 60% dei miners mondiali. I “fabbricanti di criptovalute”.

Sempre in Cina nasceva, 12 anni fa, il Bitcoin, la più famosa e trattata criptovaluta al mondo.

Ora le transazioni sono mondiali, speculative e avventurose. Oscillazioni vertiginose sui siti – che non sono vere e proprie “borse valori” – che ospitano le negoziazioni su quelle che sono le oltre 7.000 valute del mondo.

E poi, paradosso dei paradossi, gli Usa ospitano molti dei miners fuoriusciti.

 

Mercati, valute reali e la pericolosità di quelle virtuali

Il legame e l’interconnessione tra i mercati di valute reali, virtuali, strumenti finanziari è scontato quanto storico. E’ un assioma dell’economia quello che vuole la volatilità, ossia la mutevolezza al verificarsi di eventi esogeni o endogeni ai paesi del mondo, di prezzi, tassi, rendimenti dei prodotti citati.

Per questo anche la presidente della BCE ha dovuto rassicurare i mercati sulla non eccessiva esposizione dell’Europa nei confronti della Cina per le obbligazioni Evergrande.

Quanto accaduto non fa che esasperare il concetto della “pericolosità” degli investimenti in criptoasset, non solo per la potenzialità di utilizzo da parte della criminalità e del terrorismo, ma soprattutto per la stabilità dei mercati. Mercati come luoghi che non nascono in via ufficiale per trattare beni con così alta volatilità, proprio perchè non noti e supportati da alcun istituto di emissione. I mercati ufficiali nascono per garantire trasparenza, correttezza degli scambi, affidabilità degli intermediari, copertura dai default.

Per fare un altro esempio, dobbiamo ricordare che la capitalizzazione di mercato (valore del globale transato) delle crypto nel mondo supera oggi i 2000 miliardi di dollari. Quella dei derivati è di un milione di miliardi, quindi incomparabile. E anche i derivati sono strumenti speculativi ad alta volatilità. Ma, tant’è, essi sono regolamentati, e in qualche misura tracciabili nei portafogli degli investitori.

 

Regolamentazione univoca

In ogni caso, la pericolosità degli strumenti finanziari o degli asset che sono molto sensibili alle esternalità dei mercati va valutata caso per caso e senza eccezione alcuna.

Il messaggio in questo scritto è: sulle criptovalute continua ad avere ragione chi ne denuncia la pericolosità ontologica, strisciante. Se non si corre ai ripari con una regolamentazione univoca, che a quanto pare, e colpevolmente, non vedo l’intenzione di adottare (soprattutto fuori dalla Ue), l’espansione delle criticità anche sui mercati interconnessi diverrà sempre meno contenibile.

 

*Ranieri Razzante, Docente di Diritto dell’economia – Università di Cassino

 

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