lunedì, 6 Dicembre, 2021
Esteri

Sugli aiuti agli afghani l’ombra della corruzione a Kabul

La corruzione in Afghanistan è tutt’altro che nuova. I miliardi versati nel Paese negli ultimi vent’anni, soprattutto dagli Stati Uniti, hanno alimentato una classe di imprenditori afghani milionari, politici e signori della guerra il cui comportamento corrotto ha paralizzato il Paese e spinto molti tra le braccia dei Talebani, che – in teoria – si sarebbero impegnati a farla finita con tale comportamento.

Ma i Talebani si sono finanziati fino ad ora attraverso il commercio di oppio, l’estorsione e le attività minerarie illecite nel Paese. Le entrate annuali del gruppo terroristico hanno raggiunto le centinaia di milioni, che hanno finanziato la sua insurrezione nel corso degli anni, ma sono ben al di sotto degli oltre 5 miliardi di dollari necessari ogni anno per finanziare il governo afghano.

Invece di essere sradicata, la corruzione potrebbe semplicemente assumere un sapore diverso.

Data la mancanza di risorse, insieme all’urgente necessità dei Talebani di stabilizzare il Paese e conquistare la “lealtà” dei leader tribali locali, crediamo che una nuova forma di corruzione, simile per natura a quella di cui il paese ha sofferto negli ultimi 20 anni, emergerà, ma la novità risiederà soltanto nei diversi destinatari e nella diversa distribuzione.

Tuttavia, i donatori sono in possesso di alcuni meccanismi che possono, in qualche modo, prevenire l’uso improprio dei fondi. Uno di questi è fornire cibo, medicine e altri beni di base, piuttosto che denaro, che è ciò che Stati come Qatar, Cina, Iran e Pakistan hanno già iniziato a fare o stanno per fare.

Altro “meccanismo” è quello di lavorare attraverso le Nazioni Unite, invece che con la Banca Centrale Afghana, o usando banche private per impiegare capitali al posto delle banche statali.

Continueranno gli aiuti statunitensi, ma non attraverso i Talebani

Gli Stati Uniti continueranno a fornire aiuti agli Afgani, ma non attraverso i Talebani, nonostante le proprie sanzioni al gruppo terroristico.

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha rilasciato licenze specifiche per consentire alle agenzie governative statunitensi, agli appaltatori e ai beneficiari di sovvenzioni di continuare a fornire aiuti umanitari fondamentali e salvavita al popolo afghano, nonostante le sanzioni ai talebani; ma, coerentemente con sanzioni, questo aiuto non fluirà attraverso il Governo, ma piuttosto attraverso organizzazioni indipendenti.

 Il “World Food Program” ha anche dichiarato: “Abbiamo in atto solidi sistemi di monitoraggio, guidati da standard globali, e conduciamo attività di monitoraggio di routine per garantire la responsabilità e migliorare la qualità dei nostri programmi”.

Nonostante i meccanismi di supervisione legati ai fondi di aiuto, temiamo – non senza ragioni – che gli aiuti esteri e umanitari donati dagli Stati, come troppo spesso abbiamo visto, finiranno nelle mani sbagliate.

D’altronde, abbiamo troppa esperienza per non sapere che nei Paesi in via di sviluppo i fondi, di solito, vengono utilizzati in modo improprio dai regimi. I Talebani non sono altro che un altro dei tanti regimi, seppur con caratteristiche ancora peggiori dati dalla sanguinarietà etc.

Se non ci fossero milioni di persone per bene e in sofferenza assoluta, ovvero gli afghani, forse la risposta migliore sarebbe quella di non fornire ai Talebani alcun aiuto straniero, anche perché questo rappresenterebbe, forse, l’unico modo per costringerli a rinunciare alla violenza, alla violazione dei diritti umani, alle invenzioni religiose sanguinarie, alla corruzione … e tenerli a bada dal punto di vista terroristico.

*Ranieri Razzante, Direttore del Centro di ricerca sul Finanziamento del Terrorismo (crstitaly.org)

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