giovedì, 2 Dicembre, 2021
Attualità

L’Europa che guarda indietro e ha paura della crescita

Non è bastata ad alcuni Paesi europei la lezione di Mario Draghi che alla Bce nel 2012 salvò l’euro dal baratro dove lo stavano portando i rigoristi, con la stitica politica monetaria che stava strangolando le economie e favorendo la speculazione .

Non è bastata neanche la lezione della pandemia che ha costretto, finalmente, la Commissione ad emettere titoli per sostenere un gigantesco piano di soccorso ed evitare il “grande crollo” dei sistemi economici e sociali europei.

Il drappello costituito dai soliti 8 Paesi detti “frugali”, meglio sarebbe chiamarli egoisti e miopi, non vede l’ora di ritornare al passato come se nulla fosse successo.

Le lezioni della Bce di Draghi e del Next Generation Eu indicano due strade

La prima: l’Europa deve puntare più sulla crescita che sugli equilibri di bilancio. Solo se le economie crescono, in maniera sana con investimenti, innovazione ed efficienza il peso dei debiti si potrà ridurre sia in percentuale sul Pil che in valore assoluto.

La seconda: il bilancio della Commissione deve essere una cosa seria non un gruzzolo di euro per le piccole spese. La Commissione non ha trovato difficoltà a trovare compratori per i titoli che garantisce e che ha emesso per sostenere politiche di investimento.

Questo significa finanza allegra e debito a briglie sciolte? Tutt’altro. Si possono e si debbono accompagnare le politiche espansive a rigorosi criteri di controllo sull’uso che si fa della spesa condivisa. Il debito buono, per dirla con Draghi, genera le condizioni per la riduzione dei debiti sia buoni che cattivi.

Visto che non si trova l’unanimità per cambiare gli astratti criteri di Maastricht, si dovrebbero riscrivere il six pack e il two pack avendo ben chiara l’obiettivo: rientrare gradualmente dal debito ma continuando a far crescere l’economia, penalizzando le spese correnti e “parassitarie” e incentivando quelle che rendono più forte l’economia europea nel suo complesso. Non è un’operazione semplice, come fare gli schemini del patto di stabilità che guarda ai numeri e non a ciò che c’è dietro. Per questo serve sburocratizzare l’Europa e avere una visione diversa del destino comune dei 27. Molto dipenderà dalla Germania che senza i virtuosi equilibrismi di Angela Merkel dovrà  insieme a Italia e Francia scegliere una rotta coraggiosa per ricostruire un’Europa senza paure.

 

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