mercoledì, 20 Ottobre, 2021
Economia

Rdc: rivedere non cancellare obbligo di formazione

Costa allo Stato 8 miliardi l’anno. Ma per i detrattori del beneficio i numeri resi noti dall’Anpal, l’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro parlano chiaro: al 30 giugno i percettori del beneficio tenuti a sottoscrivere un patto per il lavoro erano oltre 1 milione e 150mila, ma solo il 34,1% di questa platea lo aveva fatto. Quindi solo uno su tre ha accettato un lavoro. Sostanzialmente un costosissimo flop.

Per i partiti sostenitori del Reddito di cittadinanza, invece, il beneficio ha dato una mano concreta e solidale e centinaia di migliaia di persone che hanno avuto l’opportunità di non scivolare nella povertà assoluta, e nella marginalizzazione sociale.

Il nuovo Reddito

Per non arrivare ad una spaccatura che minerebbe il Governo i partiti stanno cercando una sintesi. Il tavolo aperto dal ministro del Lavoro Andrea Orlando e le parti sociali con al centro ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro, ha molte sfaccettature, una di queste punta sulla formazione e ricollocazione.

Per le persone occupabili, percettori di un reddito dello Stato diverrà una strada obbligata quella di seguire una formazione professionale capace di offrire nuove competenze e accettare un impiego.

Altrimenti verrà tagliato il sostegno economico. La riforma del Reddito di cittadinanza si intreccia così ad una parte del programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) che prevede un percorso verso l’impiego e una riqualificazione professionale. Il Reddito attualmente viene percepito in larga misura da persone con un grado di istruzione basso che dovranno assumere nuovi livelli di competenza.

Le tensioni tra i partiti

Ad alimentare le divisioni tra i partiti anche la complessità e i ritardi delle politiche attive del lavoro. Anche in questo caso i ragionamenti tra favorevoli e contrari al Reddito si fondano sui numeri. In occasione della relazione annuale il Procuratore generale della Corte dei conti, Fausta Di Grazia ha sottolineato alcuni dati sul sostegno, ricordando che: “dai dati degli uffici di controllo risultano essere state accolte circa 1 milione di domande, a fronte di quasi 2,4 milioni di richieste, delle quali, secondo elaborazioni di questo Istituto, soltanto il 2% ha poi dato luogo ad un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego”.

Un dato così basso che ha fatto scattare la reazione di Lega e Italia Viva che sollecitano l’abolizione del Reddito o un suo radicale cambiamento. L’occasione sarà la manovra economica per presentare emendamenti ad hoc “Non è un attacco a qualcuno”, fa presente il leader della Lega Matteo Salvini, “è che sono 10 miliardi di euro che hanno creato solo lavoro nero. Non funziona. La misura bisogna modificarla in modo tale da essere richiesta solo da chi non può lavorare, per il resto dobbiamo cancellarla”.

Di cancellazione parla anche il senatore di Italia Viva Matteo Renzi che ha proposto un referendum, “se il reddito non cambia il referendum si farà”. Difesa invece a spada tratta dall’ex premier Giuseppe Conte leader dei 5S che sottolinea come il Movimento farà di tutto per di difendere il Reddito di cittadinanza e impedire un suo stravolgimento.

Attesa per le nuove proposte

Prima di arrivare agli aut aut bisognerà attendere fine mese per conoscere le modifiche e le proposte apportate del Comitato scientifico per la valutazione del Reddito di cittadinanza, presieduto dalla sociologa Chiara Saraceno. Nel governo la posizione del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti appare la più chiara e si fonda su un presupposto costituzionale. “Dobbiamo cominciare a ragionare di lavoro di cittadinanza”, sottolinea l’esponente di governo e dirigente della Lega, “La costituzione italiana recita che è il lavoro che ci rende pienamente cittadini. Lo sforzo è di trasformare il reddito di cittadinanza in lavoro di cittadinanza”.

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