sabato, 16 Ottobre, 2021
I dialoghi de La Discussione

Una decisione pubblica efficace

Azzardo un ragionamento provocatorio. Antefatto: sulla base di un input politico, personalità tecniche elaborano il testo di una proposta di riforma. Questa, seguendo le procedure costituzionali, viene approvata ma finisce nel tritacarne della politica, nelle Commissioni parlamentari prima, nelle Aule dopo, subendo il bombardamento degli emendamenti, delle lotte di potere interne ed esterne ai partiti, delle pressioni lobbistiche non regolamentate.

Domanda: cosa manterrà della impostazione razionale, sistemica, tecnicamente bilanciata della prima stesura? Niente o poco ovviamente. Questa è una prima ragione della cattiva qualità delle leggi nel nostro Paese.  Ma c’è una seconda ragione: se nell’approvare una legge non si mette ordine alla legislazione pregressa, come faranno gli operatori pubblici e privati a declinarne una lettura coerente, conseguente e costante nel tempo?

Alcune domande. La prima: siamo sicuri che l’approvazione delle leggi debba essere affidata a personale politico e non tecnico? Non penso a un sistema tecnocratico, voglio affermare un’altra cosa: la rappresentanza democratica, i parlamentari non potrebbero concentrarsi a elaborare un documento strategico d’intervento sulla singola materia, certo assistiti da uomini della cultura, della scienza e della tecnica, delegando l’elaborazione nella fase redazionale a Commissioni tecniche? Il percorso sarebbe tale da assegnare alla rappresentanza politica le scelte e le strategie e agli esperti la traduzione normativa e fattuale. Questo dovrebbe valere sia per le leggi che per i provvedimenti amministrativi che per le norme esecutive e regolamentari. Ovviamente l’ultima parola spetterebbe alla politica ma in caso di proposte ulteriori utili a rendere il testo finale della legge più consono alla volontà del Legislatore, il testo tornerebbe in sede tecnica per provvedere in tal senso. Gli eventuali conflitti di valutazione fra sede politica e sede tecnica potrebbero essere risolti con pareri preventivi, obbligatori e urgenti, della Corte Costituzionale che dovrebbe decidere se è la “sede tecnica” che non rispetta le direttive politiche o viceversa se è la “sede politica” che non sa leggere le soluzioni tecniche.

Seconda domanda: è pensabile imporre per legge che una riforma debba comportare, al momento della sua approvazione, un testo unico normativo che superi tutte le precedenti, costituendo un nuovo e unico testo onnicomprensivo e certo, nella sua lettura e nella sua interpretazione? Penso di sì, tutti ne sentiamo il pressante bisogno e l’obiettivo è facilmente realizzabile, basterebbe imporre con legge costituzionale, che l’approvazione di una nuova legge debba comportare, a sensi di validità ed efficacia, la realizzazione di un testo unico della materia. Se questi due percorsi divenissero sistema, l’Italia sarebbe un paese migliore? Ritengo di sì. A costo di apparire politicamente blasfemo e irriverente, voglio ricordare che le più belle leggi, quelle più chiare e più facili da leggere e da applicare (parlo di tecnica, non di politica) le fece il Fascismo.

Certo per una dittatura, dentro un sistema semplificato e illiberale, è facile controllare la produzione normativa, resto tuttavia convinto che con i due accorgimenti testé indicati, la Repubblica Italiana potrebbe fare leggi di più alto valore, sia sotto il profilo del libero esercizio democratico, che sotto quello della efficacia. Una sintesi alta, in questa direzione, fu realizzata nei lavori dell’Assemblea Costituente repubblicana. In quella sede fu rappresentato il meglio della cultura antifascista nazionale, dotata anche sotto il profilo tecnico. “La più bella Costituzione del mondo” fu frutto di alta cultura politica e scientifica. È così che si fanno le leggi, incrociando ma separando sedi politiche e sedi tecniche.

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