lunedì, 23 Settembre 2019
Editoriale Società

Giustizia, servono più uomini e mezzi

“Il comparto giudiziario, come tutta la Pa, a fronte di tanti propositi e proposte di ammodernamento, adeguamento e miglioramento ha subito un forte arretramento nella destinazione di risorse umane e finanziarie, sebbene riconosciuto come settore strategico e centrale nel più complesso ambito della amministrazione statale”. Giuseppe Cioffi, magistrato di un Tribunale di frontiera come quello di Napoli Nord, ha le idee molto chiare sul perché la giustizia non riesce a funzionare come dovrebbe, venendo incontro alle legittime aspettative dei cittadini.

Giuseppe Cioffi

Presidente Cioffi, politici e gli addetti ai lavori non perdono occasione di rilanciare il tema della riforma della giustizia. Quali sono le misure più urgenti nell’interesse dei cittadini?
“Sono da più di 33 anni in magistratura e in tutto questo tempo ho visto  discutere, promettere e anche fare tante riforme del sistema giudiziario, ad opera delle diverse parti politiche che si sono avvicendate al governo. In passato, interessandomi attivamente di associazione magistrati, ho seguito da vicino la stagione di tanti progetti di riforma e di alcuni realizzati. Di questi ultimi, alla luce delle esperienze e dei risultati, va detto che non hanno portato i necessari miglioramenti e le auspicate risposte alle esigenze dei cittadini, ansiosi di avere un sistema giudiziario molto più efficiente e rapido, dotato di certezza ed effettività. Si pensi alla grande opera riformatrice della procedura penale, del modo in cui si perviene all’accertamento ed eventuale punizione di fatti criminosi, risalente al 1989 e continuamente sottoposta a interventi di modifica, sia a seguito di nuove norme che di decisioni del giudice delle leggi. Nei precedenti trenta e più anni il comparto giudiziario, come tutta la Pa, a fronte di tanti propositi e proposte di ammodernamento, adeguamento e miglioramento ha subito un forte arretramento nella destinazione di risorse umane e finanziarie, sebbene riconosciuto come settore strategico e centrale nel più complesso ambito della amministrazione statale”.

Che cosa ne è scaturito?
“Ciò ha comportato una serie di conseguenze sfavorevoli su tanti altri settori della vita pubblica ed in particolare della economia in generale. Senza un’adeguata e consistente dotazione di mezzi, uomini e stanziamenti di fondi, una riqualificazione delle risorse umane, qualsiasi programma di cambiamento per quanto ben impostato, deve fare i conti con la penuria di stanziamenti e risolversi in un nulla di fatto, come ad esempio tutti i tentativi ripetutamente fatti di risolvere la questione della magistratura onoraria cui dare finalmente un assetto confacente al grande apporto che viene dato. Sicché, se da un lato, a prescindere da opzioni ideologiche, le cose da fare, i cambiamenti da apportare, sembrano chiari a tutti, una persistente indisponibilità ad elargire risorse economiche, svilisce e neutralizza i migliori propositi. Basta vedere quello che accade”.

Sta pensando ad una realtà in particolare…
“Un esempio per tutti è la realizzazione, nel 2014, in provincia di Napoli e Caserta, di una realtà giudiziaria nuova – il Tribunale di Napoli Nord (Aversa) – in un’area ad alta concentrazione di problematiche criminali, sociali e ambientali, con costi iniziali modesti, cui non sono seguiti i necessari e indispensabili interventi di completamento e di strutturazione, tanto da far pensare che alla iniziale buona volontà di fornire il territorio di un forte presidio di legalità, tale sforzo si è infranto sulle difficoltà di spendere e di spiegare fondi”.

Dunque, i cittadini possono rassegnarsi?
“Nonostante le carenze finanziarie e le difficoltà di bilancio, si sarebbe potuto e si potrebbe affrontare i problemi con ricorso a tutta una serie di idee e progetti che da un lato non necessitano di particolare sostegno finanziario e, addirittura, potrebbero rivelarsi una occasione virtuosa di contenimento di spesa pubblica”.

A cosa si riferisce?
“Per tutti cito la riduzione del campo di accesso alla tutela giudiziaria, non non in chiave di negazione di tale fondamentale forma di tutela, ma con il miglioramento della macchina della pubblica amministrazione, il cui  malfunzionamento impone ai cittadini di invocare l’intervento giudiziario”.

Favorevole o contrario alla separazione delle carriere?
“La questione della separazione delle carriere tra pubblico ministero e organo giudicante, una querelle mai sopita e discussa in tutti i modi dalle forze politiche e pubblica opinione. Al riguardo va detto che una sequela di interventi normativi da oltre un quarto di secolo ha de facto sostanzializzato una marcata differenziazione tra i percorsi professionali del giudice e del Pm. Un solco ben profondo ha determinato una identità differenziata, a partire dal ruolo di parte pubblica che il legislatore della riforma del processo penale ha assegnato al rappresentante della pubblica accusa, fino alle prassi, in sede di CSM, che alle posizioni di vertice degli uffici giudiziari di Procura e in particolare di Procura Nazionale Antimafia ha sempre e solo considerato magistrati provenienti da uffici requirenti. Il dibattito sulla pubblica accusa si è spinto fino a considerare necessaria una divaricazione ben più forte e strutturale, una separazione di funzioni che taluni, sia in sede politica che in ambito accademico, hanno fatto discendere da una lettura della Carta Costituzionale in chiave esegetica letterale, laddove il principio della autonomia e indipendenza è precipuamente assegnato alla magistratura come ordine all’art 104 Cost., mentre solo al seguente art. 107 si fa incidentalmente cenno alle garanzie da assegnare al pubblico ministero con rinvio alla legge ordinaria sull’ordinamento giudiziario. Una ipotesi suggestiva richiamata anche di recente in alcuni disegni di legge di modifica dell’ordinamento giudiziario”.

Il tema della necessità di rivedere il ruolo e posizione della pubblica accusa nel sistema giudiziario poi è stato anche messo in relazione alla necessità di riflettere sul numero di casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziari o presunti tali…
“Non ritengo i due aspetti molto collegati, ma non nego che vi sia la necessità di avere un sistema che della libertà personale abbia una considerazione meglio aderente allo spirito della Costituzione e dell’impianto di garanzie che il codice di rito ha apprestato. Non ignoro e non nego che le emergenze di criminalità sono tutte ancora da risolvere, ma la sacrosanta necessità di affrontare efficacemente tali emergenze, non può consentire che la funzione giudiziaria vada a sacrificare la libertà personale senza valutare con attenzione e scrupolo le istanze delle parti”.

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